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Discussione: Guerre Dimenticate

  1. #101
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    Allucinante. Ma ancor piú allucinante é la violenza degli africani.
    Missioni di pace: capitolo triste. Solo che nutro forti dubbi sull' affidabilitá di chi si dovrebbe pacificare. La pace si deve volerla. Non si deve andare ad imporla. Non serve.
    E quando leggo di cannibalismo delle milizie in Congo...dico, quá non é discorso di civiltá occidentale, islamica, tribale...In guerra l' uomo puó dimostrare chi é veramente. E certi eccessi trovano giustificazione solo nella natura di ciascun popolo. Appioppare la colpa agli altri é solo tentare di sviare l' attenzione dalla propria bassezza.

    Paolo

  2. #102
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    Predefinito Guerre Dimenticate 6 - Uganda

    OPERAZIONE CONTRO LRA: 150 BAMBINI LIBERATI




    24 Settembre 2003



    Il maggiore Shaban Bantariza, portavoce dell'UPDF (Forze ugandesi di difesa del popolo), ha comunicato ieri che l'esercito ha condotto un'operazione militare contro la LRA (Armata di liberazione del Signore) nella settimana tra il 14 ed il 21 settembre che ha portato alla liberazione di 150 bambini rapiti e l'uccisione di 24 ribelli. L'esercito avrebbe perso solo 3 uomini.

    La campagna militare si è svolta nei distretti di Gulu, Kitgum e Pader, nel nord del Paese, regione in cui l'LRA spadroneggia. Gli Olum ("erba" in Acholi, il locale dialetto; così vengono chiamati i ribelli dalla popolazione), circondati dai soldati dell'esercito, sono stati costretti a lasciare i piccoli prigionieri per darsi alla fuga. I bambini, riferisce sempre Bantariza, sono in pessime condizioni: molti sono denutriti e soffrono di malaria; sono stati affidati alle cure di locali Organizzazioni umanitarie nell'attesa di poter stabilire la loro identità e riconsegnarli alle rispettive famiglie.

    L'LRA, fondata e guidata da Joseph Kony, fanatico integralista cristiano che vorrebbe instaurare un regime basato sull'applicazione letterale dei 10 comandamenti, attinge di preferenza tra i bambini per ingrossare le proprie fila; si calcola che oltre 20.000 minori siano stati rapiti dall'inizio della guerra civile, iniziata alla fine degli anni '80. Una volta rapiti vengono portati nei campi della LRA nel nord dell'Uganda e nel sud del Sudan e qui sottoposti a sevizie, drogati ed indottrinati dai fanatici seguaci di Kony.

    Come addestramento militare, spesso devono commettere vere e proprie atrocità come "riti di iniziazione" della milizia, per dimostrare la propria dedizione alla causa; bambini soldato, riusciti a fuggire o liberati, raccontano di essere stati costretti ad uccidere la propria famiglia, o a compiere delle stragi utilizzando sia le armi da fuoco che le armi bianche, mutilando ed uccidendo.

    I ribelli utilizzano i bambini (dall'età di 7 anni sono abili ed arruolati) perchè sono meglio controllabili fisicamente e più facili da indottrinare psicologicamente, riducendoli facilmente alla cieca e fanatica obbedienza. Il disprezzo per la loro vita è massimo; spesso vengono drogati e alcolizzati.

    Alle bambine, se è possibile, va ancora peggio: divengono schiave sessuali dei ribelli con gravissime ripercussioni sulla salute fisica e mentale; moltissime sono sieropositive o hanno contratto altre malattie a trasmissione sessuale.

    Il problema della "child abduction" è una vera tragedia sociale in Uganda, al punto tale che i contadini dei villaggi nel nord del Paese, per difendere i propri figli, ogni notte li mandano nelle città più grandi, dove possono dormire più al sicuro, protetti dalle scorrerie degli Olum ed accuditi dalle Organizzazioni umanitarie.

    E' un vero e proprio fenomeno di pendolarismo per cui i bambini percorrono anche parecchi chilometri ogni giorno. E' difficile fornire una stima globale del numero di piccoli pendolari ma, per dare un'idea, solo nella città di Gulu ne arrivano anche quattordicimila per notte, secondo le stime della ONG GUSCA (Gulu Support the Children Organisation).

    Al momento della loro liberazione, inizia la difficile odissea del recupero: le condizioni fisiche spesso sono disastrose e quelle mentali ancora peggio. L'ex schiavo-soldato deve imparare che esiste un'alternativa ad una vita basata sulla violenza e la morte; inoltre, in molti casi, si è sviluppato un odio verso la propria famiglia e la società, accusati di non essere stati in grado di impedire il rapimento.

    Il recupero psicologico è molto lento e richiede un'assistenza prolungata per la quale occorrono strutture e risorse. Molte bambine, in più, hanno dei figli, concepiti per le violenze dei ribelli, che causano molte difficoltà di accettazione, sia da parte della famiglia che, spesso, della madre stessa ed ai quali bisogna comunque garantire un futuro.
    Insomma: il danno è enorme ed i mezzi necessari per alleviare le sofferenze sarebbero ancora maggiori.


    Fulvio Poglio

  3. #103
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    DISASTRI UMANITARI, L'UGANDA BATTE L'IRAQ




    11 Novembre 2003




    "La situazione umanitaria in Uganda è la peggiore esistente al mondo, peggiore perfino di quella irachena". Sono queste le parole che il Sottosegretario all'ONU per le Questioni Umanitarie Jan Egeland ha usato per definire le condizioni della popolazione dopo ben 17 anni di guerra civile.

    Al termine della sua visita nel paese, ed in particolare nei distretti settentrionali feudo dei ribelli del LRA (Armata di resistenza del Signore), Egeland ha dichiarato che l'interesse pressoché nullo della comunità internazionale verso il conflitto ugandese è un "oltraggio morale". C'è da vedere se alle parole di Egeland seguirà un impegno più deciso dell'ONU per cercare di risolvere il conflitto o se queste dichiarazioni rimarranno lettera morta.

    La LRA all'attacco


    Sembra intanto che sia salito il bilancio delle vittime degli ultimi attacchi ribelli: secondo Franco Ojur, capo del distretto settentrionale di Lira, gli attacchi della scorsa settimana, almeno cinque in sette giorni, avrebbero provocato un centinaio di morti. Secondo Ojur verrebbero trovati cadaveri dappertutto, in particolare nelle foreste circostanti i villaggi del distretto. Fonti militari hanno invece smentito Ojur, dichiarando che finora sarebbero stati rinvenuti "solamente" quaranta morti.

    Ovviamente i ribelli cristiani della LRA non si sono limitati ad uccidere i civili: hanno messo a ferro e fuoco i villaggi, bruciando vive numerose persone e decapitandone altre. Solo nella scorsa settimana 3.000 persone sono fuggite dalle loro case e sono state accolte nei campi profughi della regione Acholi, già drammaticamente sovraffollati. E' comunque difficile per il momento fare una stima delle perdite umane negli ultimi attacchi, anche perché la sorte di molte persone è sconosciuta: potrebbero essere morte, o nascoste da qualche parte per sfuggire ai ribelli, oppure potrebbero essere state rapite.

    La risposta di Kampala


    Intanto il governo ugandese ha deciso di potenziare le LDU (Local Defence Units), sorta di milizie composte da civili incaricate di proteggere i campi profughi e le infrastrutture, permettendo così all'esercito di concentrare i propri sforzi nella caccia ai ribelli. Per ora le LDU contano circa 10.000 militanti, quasi tutti giovani che ricevono un sommario addestramento prima di essere spediti sul campo.

    La decisione di Kampala non trova però favorevole la comunità religiosa locale, ed in particolare l'arcivescovo di Gulu John Odama. Odama ha infatti detto che l'armare la popolazione civile per l'autodifesa complica solamente la situazione, facendo precipitare ancora di più il paese in quella spirale di violenza di cui è vittima da 17 anni. In questo modo, infatti, i ribelli avrebbero una giustificazione in più per attaccare i civili che sarebbero visti come nemici.

    Detto che l'efficacia e l'utilità di queste unità di difesa sono alquanto dubbie, c'è da ricordare anche che finora il fatto che i civili non fossero armati non ha certo creato scrupoli alla LRA, che anzi negli ultimi mesi ha aumentato gli attacchi indiscriminati contro la popolazione.


    Matteo Fagotto

  4. #104
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    MUSEVENI CONDANNA A MORTE KONY



    14 Settembre 2003



    "Ci stiamo impegnando a fondo per uccidere Joseph Kony e il suo vice Vincent Otti... disperdere i ribelli non è abbastanza: devono essere annientati perché la nostra gente possa vivere in pace. Il prezzo del peccato è la morte".

    Il presidente ugandese Yoweri Museveni ha usato parole di fuoco per promettere al popolo ugandese che la guerra contro i ribelli del LRA sarà vinta. Mai il Capo di stato si era rivolto con parole così dure al leader dei ribelli, Joseph Kony, che continua a seminare morte e distruzione nei distretti nord-orientali del paese.

    Il Presidente ugandese si è scagliato anche contro i Paesi donatori, che con i loro fondi contribuiscono per buona parte al bilancio del paese: Museveni ha infatti definito "fuori da ogni logica" la condizione che il budget destinato alla difesa non superi il 2% del PIL. Sempre secondo Museveni questo tetto, che le autorità ugandesi hanno più volte provato ad alzare, impedisce alle Forze Armate di acquisire un vantaggio decisivo per vincere la guerra.

    Diversa è invece l'opinione di buona parte della comunità internazionale e della stampa ugandese: ieri il quotidiano "The Monitor" ha pubblicato un articolo che si scaglia violentemente contro il Presidente, accusato di governare grazie al controllo che ha dell'esercito, che invece di essere sotto il controllo del parlamento sembra obbedire direttamente al Capo di stato.

    In più, i continui aumenti del budget per la difesa non hanno portato a risultati significativi sul piano militare, visto che i ribelli sembrano più attivi e pericolosi che mai. Il tutto a discapito della sanità, dell'educazione e dell'assistenza ai profughi, settori che vedono sempre più decurtati i propri fondi in nome di una sicurezza nazionale che il Governo non riesce a garantire.

    E proprio ieri è arrivata la notizia della messa in stato d'accusa del Capo di Stato Maggiore dell'esercito e cognato del Presidente Museveni, il generale Salim Saleh: il generale, già accusato dall'ONU per aver orchestrato lo sfruttamento delle risorse naturali durante la guerra in Congo, è stato accusato di aver comprato dalla Bielorussia una partita di elicotteri da guerra Mi-24 di seconda mano, rivelatisi poi totalmente inservibili.

    L'operazione sarebbe costata al governo circa 13 milioni di dollari, mentre a Saleh sarebbe arrivata una tangente di 800.000 dollari. Dopo questa notizia, sarà più difficile per il Presidente richiedere nuovi aumenti del budget per le Forze Armate.

    Nuovi attacchi ribelli


    Intanto, in questo clima di tensione e sfiducia, continuano gli attacchi dei ribelli LRA: ieri gli uomini di Kony avrebbero teso un'imboscata ad un pulmino diretto a Kitgum, nel nord del paese. Nell'attacco sarebbero morte almeno cinque persone, alcune sarebbero riuscite a fuggire prima che fosse appiccato il fuoco al mezzo.

    Fonti dell'esercito hanno dichiarato di aver ucciso ieri dieci ribelli, in scontri separati avvenuti nel distretto di Lira. Tra le vittime, anche un sergente (non identificato) del LRA. In un'imboscata tesa dalle UPDF (l'esercito ugandese) ad un gruppo di ribelli che si stava dirigendo in Sudan, sarebbero state liberate 25 persone, catturate precedentemente dai ribelli e usate come portatori.


    Matteo Fagotto

  5. #105
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    NUOVO RAID DELL'LRA, L'ONU DECISA AD INTERVENIRE?




    22 Novembre 2003



    Continuano indisturbati a spadroneggiare i ribelli dell'Armata di resistenza del Signore (LRA) di Joseph Kony, fanatico leader autoproclamatosi profeta che vorrebbe abbattere il Governo ugandese per instaurare un regime basato sull'applicazione dei dieci comandamenti della Bibbia.

    Nonostante i roboanti appelli del Presidente Museveni, che ha recentemente dichiarato l'intenzione del Governo di sconfiggere definitivamente la LRA ed uccidere Kony, un nuovo attacco ha semidistrutto un villaggio nel distretto di Lira, ad una quindicina di chilometri dall'omonimo capoluogo, nel nord dell'Uganda nel quale i ribelli avrebbero incendiato una trentina di case.

    Durante il raid i miliziani della LRA, secondo testimonianze riportate dalla MISNA, l'Agenzia di stampa missionaria, avrebbero ucciso un uomo, mentre fonti dell'esercito riportano di tre ribelli morti e due catturati, ma sono notizie da confermare.

    L'ONU si accorge della tragedia in atto

    Quindici anni di combattimenti e scorrerie da parte degli Olum ("erba" in lingua Acholi, così vengono chiamati i ribelli dagli abitanti della regione) nel nord dell'Uganda hanno provocato decine di migliaia di vittime ed un numero impressionante di bambini ed adolescenti rapiti: più di 20.000, dei quali quasi 10.000 solo nell'ultimo anno, ponendo la LRA al primo posto nella classifica dei rapimenti di bambini in Africa, allo scopo di farne bambini soldato.

    La recente escalation della violenza e dei rapimenti, l'impotenza dell'esercito, la mancanza di qualunque piano di protezione e tutela nei confronti della popolazione dell'Acholi, sembrano avere convinto le Nazioni Unite della necessità di pianificare una serie di decisi interventi umanitari nel nord dell'Uganda.

    La decisione è stata presa dopo la visita di alcuni alti funzionari dell'ONU in Acholi che hanno constatato la drammaticità della situazione umanitaria nella regione. Alle migliaia di minori rapiti va aggiunta l'emergenza profughi: il rapporto dell'OCHA (Organizzazione per gli affari umanitari, ente ONU) stilato dopo la visita calcola che circa un milione e trecentomila abitanti nel solo nord dell'Uganda abbiano dovuto fuggire dai propri villaggi che, isolati e non protetti, sono facili prede dei ribelli. Cifra quasi raddoppiata negli ultimi anni.

    "Questa è una guerra contro i bambini. Sono rapiti, violentati e vittime di abusi". Questo è il commento del sotto-Segretario Generale Jan Egeland, coordinatore dell'ONU per i rifugiati, che riguardo alla scarsità degli interventi multinazionali, almeno fino ad ora, ha dichiarato: "La mancanza di sicurezza ha reso quasi impossibile mantenere una presenza umanitaria in queste aree e ciò significa che non vi sono le condizioni per un'assistenza sostenibile per la salute, l'educazione ed altri servizi basilari".

    Fulvio Poglio

  6. #106
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    OLUM INARRESTABILI, GOVERNO INERME E SOTTO ACCUSA



    28 Novembre 2003



    Fonti della MISNA (l'Agenzia di stampa missionaria) riferiscono di nuovi attacchi degli Olum ("erba" in lingua Acholi) alla popolazione civile nel nord dell'Uganda, da quasi diciassette anni vittima inerme dei loro raid.

    Ieri i guerriglieri della LRA (Armata di resistenza del signore) di Joseph Kony hanno teso un'imboscata ad un furgone in un villaggio a circa settanta chilometri da Lira, capoluogo del distretto omonimo, uccidendo l'autista e ferendo alcuni passeggeri.

    Sempre ieri, poche ore dopo, gli Olum hanno assaltato due villaggi a pochi chilometri da Lira: nel primo raid sono state uccise quattro persone, mentre nel secondo i ribelli hanno depredato ed incendiato una dozzina di capanne; altre quattro persone sono morte.
    Sono ormai migliaia le persone che in queste ore stanno fuggendo nelle città più grandi e quindi meglio difendibili della regione (Lira, Gulu) in cerca di un riparo dalla furia degli Olum, aggravando la situazione umanitaria già disastrosa.

    Si calcola che più di un milione di persone siano fuggite in questi ultimi anni dalle loro abitazioni e siano ospitati in campi profughi che dovrebbero essere protetti dall'esercito ugandese (UPDF). Ma anche l'esercito è accusato spesso di compiere violazioni dei diritti umani sulle popolazioni Acholi che dovrebbe proteggere, in particolare proprio nei campi profughi.

    Dalla fine degli anni '80 sono morte più di centomila persone, uccise nelle scorrerie degli uomini della LRA; sono ventimila invece le vittime dei rapimenti, in maggioranza bambini. L'esercito ed il Governo di Museveni sembrano impotenti a contrastare quest'esercito irregolare, composto in gran parte di minori, resi fanatici da un'indottrinamento basato sulla violenza fisica, l'uso di droghe ed alcool ed un mix di pratiche pseudocristiane e magia animista.

    Un regime sotto osservazione


    Il regime di Roweri Museveni è sotto la lente d'ingrandimento della Comunità internazionale per le sue violazioni dei diritti democratici. Ieri l'ambasciatore olandese in Uganda, Matthew Peters, ha dichiarato che l'Uganda rischia di perdere i finanziamenti internazionali se non attuerà una forte politica di democratizzazione.

    "l'Uganda non ha mai avuto un cambiamento pacifico di leadership" - ha dichiarato l'ambasciatore - "Per ottenerlo, sarebbe un grande passo creare una tradizione democratica nel Paese"

    L'occasione è stata la firma di un accordo per l'assegnazione di 23,9 milioni di euro di finanziamenti al Paese da parte dell'Olanda. L'ambasciatore ha auspicato che il Presidente Museveni possa permettere ad altri partiti di fare attività politica in piena libertà, al di là del suo National Resistance Movement (NRM) con il quale prese il potere nel 1986 sostituendo il precedente dittatore, Obote, contro il quale aveva combattuto.

    Sebbene, infatti, la creazione di partiti politici sia permessa dal 2001, è vietato fare attività politica al di fuori della capitale Kampala; inoltre, per legge, alle altre formazioni politiche non è neanche permesso contestare i risultati elettorali. Le prossime elezioni dovrebbero essere previste per il 2006.

    Fulvio Poglio

  7. #107
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    AGGIORNAMENTO R.D. CONGO



    KIVU E ITURI IN FIAMME: I CASCHI BLU RISPONDONO AL FUOCO



    8 Maggio 2004


    Un'imboscata di miliziani del FNI contro una pattuglia dei peacekeepers della Monuc nei pressi di Bunia, nell'Ituri: 10 morti tra gli assalitori, lo riferisca la BBC. Un raid di ribelli ruandesi contro il villaggio di Kingi, nel Kivu, ha generato uno scontro con le truppe congolesi. Ancora violenze nell'est della Rep. Democratica del Congo, mentre i caschi blu sotto tiro su tutti i fronti indagano gli abusi del proprio personale sulla popolazione e il ministro dell'energia di Kinshasa [Size=4]accusa la World Bank di volere "prendere il controllo delle risorse minerarie".

    Giorni di fuoco per il Congo "pacificato". Ieri circa 350 ribelli hutu ruandesi del FLDR (Forze Democratiche per la Liberazione del Randa) hanno attaccato e saccheggiato il villaggio di Kingi, nella provincia del Kivu. Almeno 5 persone sono rimaste uccise negli scontri ingaggiati con l'esercito congolese accorso a protezione del villaggio.
    Il leader dei guerriglieri hutu, il Comandante Serge, afferma che la sua soldataglia non se ne andrà via dal congo finché il governo ruandese non accetterà di spartire il potere.




    Altri scontri a fuoco nell'Ituri, nel nord est del Paese. Alcuni miliziani del FNI (Fronte nazionalisti integrazionalisti) hanno teso un'imboscata a Kombokabo, 25 km sud ovest da Bunia, al contingente bengalese dei caschi blu della Monuc (Missione dell'organizzazione delle Nazioni Unite in Rd Congo).

    Lo riferisce in un comunicato la Monuc stessa precisando che 10 ribelli sono rimasti uccisi e due peacekeepers feriti. Due campi ribelli, a Ngaju e Kombokabo, sono stati distrutti.

    A tamponare l'assalto del FNI sono arrivate due sezioni nepalesi della Monuc e un elicottero MI 25. La brigata Onu dell'Ituri ha operato - specificata una nota del comando di Bunia - all'internto del capitolo 7 del suo mandato che l'autorizza a utilizzare la forza "se necessario, per proteggere la popolazione".

    Abusi della Monuc sulla popolazione


    Un'indagine è stata lanciata dalla stessa Monuc su presunti abusi commessi dal suo personale (oltre 5000 uomini) sui civili. Lo riferisce l'United Press International.

    Fred Eckhard, portavoce della missione Onu in Congo, ha detto che ci sarà tolleranza zero sulla condotta sessuale dei caschi blu: "Applicheremo tutte le sanzioni previste contro il personale riconosciuto colpevole".

    Banca Mondiale sotto tiro


    Accuse pesantissime contro la Banca Mondiale. Da Kinshasa il capo del registro del settore minerario congolese, Ambroise Mbaka Kwaya Swanaha, ha affermato che la World Bank vuole impossessarsi dell'industria estrattiva del Paese.

    "Le e-mail che ci avete inviato sono un disonore per la vostra istituzione e rappresentano uno scandalo pari al Watergate" ha risposto con una condanna senza appello Mbaka alla lettera del consulente della Banca Mondiale Paolo de Sa che chiedeva la chiusura del registro delle miniere congolesi.

    Secondo Mbaka, la WB minaccia di tagliare fondi al Congo se non si adeguerà alla procedure richieste: ossia delegare le nomine dei direttori alla concessioni mineraria alla Banca Mondiale stessa.

    "Il registro minerario è un ente pubblico - osserva Mbaka – e la sua funzione è determinata da un decreto presidenziale"

    Christian Benna

    Per le altre notizie sulla Repubblica democratica del Congo Cliccare qui


  8. #108
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    Predefinito Guerre Dimenticate 7 - Uganda

    SOLDATI FANTASMA: SCANDALO TRAVOLGE L'ESERCITO



    7 Dicembre 2003



    Scandalo nelle Forze per la difesa del popolo ugandese (UPDF ), l'esercito che dovrebbe occuparsi della tutela e protezione della popolazione soprattutto nei distretti del nord del Paese, nei quali spadroneggiano liberamente gli uomini della LRA (Armata di resistenza del Signore).

    Circa sessanta ufficiali sono stati costretti a lasciare velocemente l'arma per aver mantenuto nell'elenco dell'organico delle proprie unità i nomi di soldati scomparsi anche da un decennio, allo scopo di intascarne le paghe.

    Nel 1990 era avvenuta una fronda dall'esercito ugandese: circa quattromila soldati avevano disertato per formare l'Armata patriottica ruandese; molti dei nomi dei disertori, insieme a quelli di soldati defunti, erano ancora negli elenchi degli organici attivi. Alcuni ufficiali avevano tra i cento ed i trecento cosiddetti "soldati fantasma" per i quali ricevevano ed intascavano lo stipendio.

    In un'intervista radiofonica il Presidente Museveni si è dichiarato "schoccato" per lo scandalo ed ha promesso che verrà fatta pulizia con la maggior velocità ed efficienza possibile; le indagini sui soldati fantasma proseguono e non è detto che alcuni di questi ufficiali non ricevano presto l'invito a comparire davanti alla Corte marziale.

    Secondo il quotidiano di Kampala Ugandan Monitor, questa vicenda di corruzione va inscritta in un'operazione di pulizia più ampia all'interno dell'esercito; il Presidente Museveni si trova a dover affrontare pesanti accuse sia da parte della popolazione che della Comunità internzionale sulla condotta delle Forze armate ugandese: sul fronte interno l'incapacità di contrastare la LRA di Joseph Kony è talmente smaccata da far sospettare che vi sia una convenienza, da parte di frange dell'esercito stesso, a voler mantenere un clima di insicurezza e destabilizzazione.

    Infatti sono molti gli episodi di saccheggi ed omicidi, avvenuti soprattutto nei campi profughi nei distretti del nord, che ospitano più di un milione di rifugiati ugandesi e provenienti dal sud del Sudan, per i quali forti sospetti ricadono sui militari che in teoria dovrebbero proteggere i civili dai ribelli.

    Sul fronte internazionale l'esercito ugandese è sotto accusa per i saccheggi di materie prime in Repubblica Democratica del Congo, durante la terribile guerra durata cinque anni alla quale l'Uganda partecipò sia direttamente, sia indirettamente finanziando i ribelli del Movimento di Liberazione del Congo ostili al Presidente Cabila.

    A giugno scorso il Governo ugandese aveva sacrificato il proprio capro espiatorio dimettendo il Comandante in capo dell'esercito, James Kazini, indicato come il responsabile dei saccheggi di minerali in RD Congo ed accusato, inoltre, di voler formare un "esercito nell'esercito", nominando come ufficiali amici e persone a lui fedeli.
    Secondo alcuni commentatori il recente scandalo dei soldati fantasma sarebbe quindi un'ottima scusa per poter completare l'allontanamento degli ufficiali fedeli a Kazini; molti di questi sono tra gli accusati, infatti.

    Dalle province del nord tenute sotto scacco dagli Olum ("erba" in lingua Acholi) della LRA, arrivano, inoltre, ulteriori pesanti accuse: l'esercito ancora oggi sconfinerebbe per delle razzie in RDCongo invece di compiere il proprio lavoro di difesa contro i ribelli. E l'ONU si è recentemente associata a queste accuse in un documento in cui viene evidenziato come il Governo di Museveni finanzi ancora milizie che nella RD Congo, molto poco pacificata, proseguono le razzie nelle regioni orientali: Ituri e Kivu.

    E, appunto, la guerra di Kony per instaurare in Uganda un regime basato sull'applicazione dei dieci comandamenti cristiani prosegue indisturbata o addirittura favorita dalle polemiche e gli scandali in seno all'esercito: negli ultimi tre giorni gli Olum hanno ucciso altre sette persone in un paese a circa diciassette chilometri da Lira, capoluogo dell'omonimo distretto settentrionale.

    Insomma: Museveni è impegnato a costruire un'immagine internazionale credibile per l'Uganda, proponendosi come figura diplomatica di riferimento nella regione; un esempio è il suo ruolo nella gestione della crisi in Burundi. Ma il suo lavoro rischia di essere travolto dai problemi interni del suo Paese: come può avere l'accredito ed il prestigio internazionale un Governo incapace di gestire corruzione, scandali ed una guerra civile che dura ormai da diciassette anni?

    Fulvio Poglio

  9. #109
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    MUSEVENI E "DEMOCRAZIA ALTERNATIVA" SOTTO GIUDIZIO



    18 Gennaio 2004



    I ribelli della LRA (armata di resistenza del Signore) hanno attaccato un campo di accoglienza per i rifugiati nel distretto di Lira uccidendo almeno 18 persone, la maggior parte delle quali donne. Lo riferisce il portavoce ufficiale dell'UPDF (l'esercito ugandese) Joseph Bantariza; l'attacco sarebbe avvenuto giovedì scorso.

    L'LRA, fondata dallo pseudo-santone Joseph Kony 17 anni fa, prosegue i propri attacchi nel nord del Paese a dispetto dei tentativi dell'esercito di fermarli e nonostante che, sempre nella passata settimana, i militari abbiano dichiarato di aver avuto alcuni scontri con i ribelli nei tre distretti più "caldi", Lira, Pader e Kitgum nei quali sono morti una ventina di ribelli e, sempre secondo le fonti governative, un soldato.

    Alle promesse del Governo di proseguire con sempre maggior efficacia nella caccia agli Olum ("erba" in dialetto Acholi, il nome con il quale i ribelli vengono chiamati), dopo le critiche per l'inefficenza piovute sia dall'estero che internamente, fa seguito un'altra decisione: quella di estendere ancora per 3 anni l'amnestia per i ribelli che si arrendono e decidono di seguire un programma di reinserimento sociale.

    Il programma di amnestia e di recupero sarebbe dovuto terminare sabato, dopo che negli anni scorsi almeno 11.000 ribelli, stando alle dichiarazioni del Ministro dell'Informazione Nsaba Buturo, ne avrebbero usufruito. L'amnestia però non si applica a Kony ed i suoi luogotenenti, che si pensa si riparino ancora nel sud Sudan e che hanno sempre rifiutato qualunque contatto con il Governo di Museveni.

    E proprio in Presidente Museveni, in carica ininterrottamente da 17 anni, ed il suo Governo sono stati in questi giorni oggetto di un sondaggio per verificarne il gradimento dell'operato, la democraticità e l'efficacia della repressione attuata contro gli Olum.

    Il sondaggio, commissionato ad una agenzia svizzera, la Gallup International, rivela come la stragrande maggioranza degli intervistati, circa il 65%, appoggi generalmente Museveni ed il suo operato.

    Ma le cose vanno peggio quando è stato chiesto di giudicare la bontà nella lotta contro l'LRA e contro la corruzione che dilaga nel Paese: solo il 15% giudica bene l'operato del Governo e dell'esercito nella guerra contro Joseph Kony e solo il 28% ritiene che Museveni si stia comportando rettamente nel reprimere i comportamenti disonesti.

    Ancora peggio è il giudizio sulla democraticità di Museveni, che dichiarò tempo fa che la sua era una "forma alternativa di democrazia"; le prossime elezioni sono previste per il 2006 e, alla domanda se sarebbero da rimandare, il 66% degli intervistati ha risposto di no.

    La mazzata arriva dall'ultima parte del sondaggio: il Presidentissimo dovrebbe ricandidarsi? Per il 64% è ora che si faccia da parte e che permetta un rinnovamento vero alla guida istituzioni, magari passando ad un forma vera di democrazia.

    Insomma: un generico gradimento, ma la richiesta che i quasi 18 anni di "democrazia alternativa" finiscano. Stessa richiesta, peraltro, rivolta al Governo ugandese dalla Comunità internazionale: dall'Olanda, paese finanziatore, qualche settimana fa, ed ora anche dal nuovo partner al quale l'Uganda, dopo la visita di George Bush di quest'estate, è sempre più legata: gli Stati Uniti.

    Riferisce il giornale di Kampala "New Vision" della richiesta fatta dell'Ambasciatore USA in Uganda di "accelerare il dibattito sul futuro politico prima del 2006, incrementando la qualità della democrazia nel Paese in senso pluralista e multipartitico".

    Nella democrazia alternativa di Museveni, infatti, solo dal 2001 è permessa la creazione di movimenti politici, sebbene con limitazioni molto strette: è vietato fare attività politica fuori dalla capitale Kampala e non è permesso contestare i risultati delle elezioni.

    Fulvio Poglio

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    NUOVE VIOLENZE, AMNESTY CHIEDE: UPDF ALLA SBARRA



    4 febbraio 2004



    Un incendio ha devastato domenica scorsa il campo profughi di Pabbo nel distretto di Gulu, uno dei più grandi costituiti in Uganda per accogliere le centinaia di migliaia di sfollati dai distretti del nord del paese per sfuggire alle atrocità dei ribelli della LRA (Armata di resistenza del Signore) guidata dal fanatico Joseph Kony, forza ribelle che lotta contro il Governo per instaurare in Uganda un regime basato sull'applicazione dei 10 biblici comandamenti.

    Pabbo ospita almeno 62.000 persone assiepate in precarie baracche e l'incendio ne avrebbe distrutte circa 4.000, lasciando almeno 20.000 senzatetto[/Red].

    Ma è sulle cause del rogo che rimpallano le accuse. Domenica mattina presto era in atto una perquisizione dei soldati dell'esercito ugandese (UPDF, forze di difesa del popolo ugandese) alla ricerca di eventuali sospetti ribelli o fiancheggiatori degli Olum ("erba", così vengono chiamati in Acholi gli uomini della LRA) e secondo molti testimoni avrebbero intenzionalmente dato alle fiamme le baracche.

    Le testimonianze dicono che circa 6.000 persone fossero state costrette fuori dalle loro baracche e radunate per essere arrestate con l'accusa di essere simpatizzanti dei ribelli. E proprio dalle baracche vuote sarebbe partito poi l'incendio, appiccato dai militari.

    L'esercito ugandese rigetta le accuse ai mittenti, affermando che la perquisizione avrebbe portato al sequestro di 800 cartucce, prova quindi del fatto che nel campo fossero presenti dei ribelli armati, e che l'incendio sarebbe stato appiccato proprio dai ribelli come diversivo per potersi dare alla fuga.




    L'UPDF, Forze di difesa del popolo ugandese, in azione nel nord dell'Uganda ove operano i ribelli delle LRA



    Violenze e violazioni dei diritti umani: sul banco degli imputati devono salire tutti


    Rimane il fatto che troppo spesso gli sfollati dei campi profughi, mal in arnese ed indifesi, sono oggetto di violenze sia da parte degli Olum, che li considerano dei vivai per le razzie e dai quali rapire i bambini che finiranno ad ingrossare le fila della LRA come piccoli soldati, ma anche da parte di chi dovrebbe difendere i campi; le violenze e gli stupri da parte dei militari regolari sarebbbero all'ordine del giorno, secondo i rapporti di Organizzazioni non governative come Amnesty International.

    Ed un rapporto della parlamentare ugandese Margaret Zziwa, che guida una Commissione per le indagini sui crimini commessi dai militari, rincara la dose: moltissime ragazze verrebbero rapite dai campi profughi e stuprate, in parecchi casi proprio dai soldati, tanto che nei distretti del nord la percentuale di infetti da HIV sarebbe di ben 3,5 punti percentuali in più (9,5%) della media nazionale (6%).

    L'esercito ugandese è nella bufera e l'imperturbabile Presidente Roweri Museveni sabato scorso a Londra ha chiesto ufficialmente che la Corte penale internazionale (CPI) cominci ad occuparsi dei crimini commessi da Joseph Kony e dai suoi, rendendo, tra l'altro, l'Uganda il primo paese a chiederne l'intervento da quando è stata costituita, sulla base del Trattato di Roma (luglio 1998 ), entrato in vigore a luglio 2002 ed adottato da 139 stati nel mondo.

    La CPI è competente per giudicare i crimini contro l'umanità come il genocidio ed i crimini di guerra, con l'obbiettivo di garantire il rispetto della Convenzione di Ginevra e l'osservanza del diritto internazionale umanitario.

    Amnesty International ha applaudito alla richiesta di intervento legale internazionale avanzata da Museveni ma, in un comunicato stampa rilasciato lunedì, aggiunge: "Qualunque corte investigativa sui crimini di guerra ed i crimini contro l'umanità commessi in Uganda deve far parte di un piano generale volto a far terminare l'impunità per tutti i crimini, a prescindere da quale parte li abbia commessi ed il grado dei responsabili".

    Insomma, per dirimere le colpe e responsabilità di una guerra civile che dura da 18 anni e che ha prodotto decine di migliaia di morti e punirne i colpevoli non basta indagare su Kony ed i suoi Olum, ma la CPI deve occuparsi anche di quelli commessi dall'esercito e delle responsabilità del Governo del Presidentissimo, in carica ininterrottamente da 18 anni.



    Un bambino ferito alla testa da colpi di machete scampato ad un'incursione degli Olum (Foto AP Photo/HO/New Vision/ICC)




    Nella lotta alla LRA il Governo ugandese ha inanellato un insuccesso dietro l'altro: oltre ai morti, in quasi 20 anni sono stati rapiti dagli Olum più di 20.000 bambini, i maschi addestrati come soldati e le femmine come schiave sessuali dei ribelli, portando l'Uganda al primo posto nel mondo per l'utilizzo dei bambini-soldato. Una vera e propria catastrofe sociale che aggrava se è possibile ancor di più quella della guerra.

    Non è questo, comunque, il primo richiamo al rispetto dei diritti umani che l'Uganda ed il suo Presidente ricevono: recentemente una richiesta di maggior trasparenza e democrazia era stata avanzata dall'Ambasciatore olandese a Kampala, anche a nome della UE; dichiarazione cui aveva fatto seguito poco tempo dopo un analogo appello degli USA, autori, quest'estate, di un grosso finanziamento al Governo ugandese per la lotta al terrorismo, ma che non hanno aderito al Trattato di Roma, rifiutano di riconoscere la Corte penale internazionale (insieme, tra gli altri, a Corea del nord, Iran, Cina e Russia) ed anzi, hanno escluso dall'assistenza militare tutti i Paesi firmatari (secondo l'American service member protection act, ASPA, emanato dal Congresso USA).


    Fulvio Poglio

 

 
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