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Discussione: Guerre Dimenticate

  1. #51
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    ALTRI 24 MORTI. SCOPERTA UNA FOSSA COMUNE


    19 Gennaio 2003


    GROZNY - Mentre si prepara il referendum costituzionale, previsto per il prossimo marzo, in Cecenia gli scontri non accennano a calare di intensità, e il numero delle vittime continua a crescere di giorno in giorno.
    Nella giornata di venerdì infatti, nella capitale si sono registrati due diversi attacchi contro i soldati russi, nei quartieri di Zavodskoi e Leninsky: due militari ed un ribelle sono rimasti uccisi.

    In altri distretti della regione, le postazioni federali sono state attaccate almeno 17 volte, causando la morte di quattro uomini di Mosca e il ferimento di altri tre; ancora due soldati hanno perso la vita quando l'auto su cui viaggiavano è saltata su una mina, presso Kurchaloi.

    La scorsa notte due bombe sono esplose a poca distanza l'una dall'altra a Grozny, in due edifici adiacenti (un condominio ed una scuola di medicina); si contano ingenti danni materiali, ma fortunatamente non vi sono vittime o feriti; le autorità locali hanno accusato i guerriglieri per questo ennesimo attentato.

    Militari russi ancora sotto attacco


    Giovedì otto tra soldati e poliziotti delle squadre antisommossa sono stati uccisi dai separatisti in diversi agguati ed imboscate effettuate an Grozny, Zhani-Vedeno e Samashki, mentre mercoledì altri sette russi avevano perso la vita in analoghi attentati contro le loro postazioni.
    Secondo il comando antiterrorismo per il Caucaso del Nord, le forze speciali avrebbero sconfinato anche in Daghestan, dove sarebbero stati distrutti alcuni rifugi invernali dei ribelli, e sequestrate ingenti quantità di armi e munizioni.

    Pesanti raid sono stati condotti da bombardieri, elicotteri ed artiglieria in diversi distretti della regione, particolarmente nelle montagne meridionali; le forze di Mosca avrebbero colpito numerose basi della guerriglia, "operando in aree dove non vi è la presenza di un singolo civile".

    Scoperta una nuova fossa comune


    Una fossa comune con i resti di almeno 10 persone è stata rinvenuta nelle immediate vicinanze della capitale cecena, nel sobborgo di Petropavlovskoye.

    La macabra scoperta è stata effettuata oltre una settimana fa, ma la notizia è trapelata solo in queste ultime ore.
    Le autorità hanno aperto un'inchiesta per cercare di risalire all'identità delle vittime, di cui solo due sarebbero state riconosciute: uno dei corpi apparterrebbe ad un uomo rapito da militari russi nella città di Argun lo scorso dicembre.
    Le autorità della Difesa hanno però smentito tale ritrovamento, dichiarando di "non avere abbastanza informazioni a tale riguardo".

    Nelle scorse ore, intanto, almeno 180 persone sono state arrestate in diversi villaggi per "accertamenti sull'identità e sull'appartenenza ai gruppi armati"; continuano, nel frattempo, le proteste dei civili a Grozny, per chiedere il rilascio dei loro familiari scomparsi nel corso degli ultimi rastrellamenti dei federali.
    Manifestazioni simili si sono svolte ad Argun, in seguito alla sparizione di otto ragazzi avvenuta dopo un'incursione russa.

    Stanislav Ilyasov, il Ministro per la Cecenia per conto del Cremlino, ha respinto le accuse seguite alle recenti "operazioni di sicurezza": "le truppe stanno nelle loro caserme, e per la maggior parte del tempo eseguono lavori di informazione".

    Anche i ribelli hanno compiuto (e continuano a compiere) atrocità contro la popolazione cecena, come testimoniano i numerosissimi sequestri a scopo di estorsione, le vendette sui cosiddetti "traditori" (i funzionari dell'amministrazione filorussa), gli attentati contro edifici pubblici e le esecuzioni sommarie.
    Si calcola che diverse migliaia di civili siano ancora tenuti nelle mani dei guerriglieri, dei federali e dei criminali locali.

    Secondo Mosca, inoltre, i "signori della guerra" starebbero stanziando elevate quantità di denaro per effettuare diversi attentati e provocazioni contro gli abitanti dei distretti di Nozhai-Yurt e Kurchaloi, "particolarmente in scuole, ospedali, mercati ed altri luoghi pubblici".

    Daniele Bertulu

  2. #52
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    ALTRI 24 MORTI. NUOVE ACCUSE SUI DIRITTI UMANI


    25 gennaio 2003


    Almeno 24 uomini hanno perso la vita negli ultimi due gioni in Cecenia, mentre sull'esercito russo continuano a piovere accuse di violazioni dei diritti umani nei confronti della popolazione locale.

    Dieci soldati di Mosca sono stati uccisi ed altri 27 feriti nelle ultime imboscate compiute dai ribelli in diversi distretti della regione, mentre a Grozny due poliziotti ceceni sono stati assassinati.
    Un violento attacco sferrato da forze speciali, col supporto di elicotteri da combattimento, ha provocato la morte di almeno cinque guerriglieri nella provincia di Nozhai-Yurt, sul confine orientale; altri sei separatisti sono rimasti feriti nel corso dell'offensiva.

    Nel villaggio di Duba-Urt (Shaloi), almeno quattro "mercenari stranieri" sono morti in un conflitto a fuoco con i russi; secondo il Comando per le Operazioni Antiterrorismo per il Caucaso del Nord, tre delle vittime sarebbero di un imprecisato Paese arabo, mentre la quarta avrebbe nazionalità georgiana.
    Un indipendentista ceceno avrebbe perso la vita in Inguscezia durante un'operazione dei militari locali, mentre un altro è morto nella foresta di Dzhalka, presso Argun.
    Da parte loro, i ribelli affermano di aver "ucciso o ferito oltre 100 nemici", e di aver attaccato "dappertutto" le truppe federali nelle ultime 48 ore, ma con ogni probabilità si tratta di affermazioni di nessun fondamento.

    Guerriglieri ceceni


    L'artiglieria pesante è tornata a colpire sospette basi della guerriglia nei distretti di Nozhai-Yurt, Vedeno, Itum-Kale, Kurchaloi e Shali, mentre l'aviazione ha bombardato la regione di Itum-Kale.
    Oltre 140 civili sono stati arrestati nel corso di operazioni condotte dalle forze di sicurezza in numerose città e villaggi ceceni.

    Ancora accuse sui diritti umani

    Continuano nella più totale impunità le violazioni dei diritti umani nel Caucaso: a denunciare ancora una volta questo dramma sono l'IHFHR (International Helsinki Federation for Human Rights), l'OSCE ed Amnesty International.

    Secondo la prima agenzia, le atrocità sui civili continuano nonostante il Cremlino continui a dichiarare che "la situazione in Cecenia sta tornando alla normalità": solo nelle prime due settimane di gennaio, infatti, almeno 11 abitanti del distretto di Grozny sono scomparsi, mentre il 14 dello stesso mese altri quattro uomini sono stati rapiti mentre si trovavano nei pressi del principale mercato della capitale; in quest'ultimo episodio numerosi civili, fra cui anche una donna incinta, sono stati violentemente picchiati dai soldati federali.

    Almeno 20 donne hanno inoltre manifestato di fronte ad un palazzo governativo di Nazran, capitale della confinante repubblica dell'Inguscezia, per protestare della scomparsa di tre loro parenti.

    Le autorità russe invece negano che nella regione siano in corso "estesi crimini di guerra", che si limiterebbero solo a qualche episodio isolato; tuttavia, secondo il generale Vladimir Ustinov, lo scorso anno "almeno 26 militari, fra cui quattro ufficiali, sono stati condannati per violenze commesse in Cecenia, mentre la corte marziale sta valutando i casi di altri 57 uomini, di cui 14 accusati di omicidio, due per stupro, e 17 per furto".
    Bisogna però ricordare che spesso i processi si rivelano essere delle vere e proprie farse, come è accaduto per la recente sentenza in cui si riteneva "[insano di mente" un soldato che aveva violentato e ucciso una ragazza cecena.

    Anche l'OSCE (Organization for Security and Cooperation in Europe) ha inviato un appello al presidente russo Putin affinchè venga rinnovato il mandato per la ripresa delle missioni nel Caucaso, affermando di avere sempre "contribuito agli sforzi effettuati per porre fine alle violazioni dei diritti umani internazionali e delle leggi umanitarie compiute dalle truppe russe e dai ribelli ceceni".

    Sulle stesse posizioni è anche Amnesty International, secondo cui il clima di costante impunità non fa che favorire l'aumento di queste azioni; a ciò si aggiunge anche il fatto che chi è testimone dei soprusi ben difficilmente arriva a denunciarli a causa del timore di possibili rappresaglie.
    Inoltre, chi viene arrestato viene spesso torturato e sottoposto ad isolamento (spesso dentro dei pozzi), con l'impossibilità di ricevere visite da parte dei familiari o degli avvocati.
    A dispetto di ciò che riportano al Cremlino, poi, le indagini relative a questi abusi vengono condotte "in maniera del tutto inadeguata".

    Daniele Bertulu

  3. #53
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    CECENIA, I FIGLI DELLA GUERRA



    Un drammatico rapporto delle autorità sanitarie cecene

    Le conseguenze del conflitto sulla salute fisica e mentale dei bambini sono terribili. A confermarlo, una galleria di disegni che non ha bisogno di commenti

    Grozny – La guerra in Cecenia sta uccidendo un’intera generazione di bambini. Con le bombe, con le malattie, ma soprattutto con il terrore di un conflitto che in nove anni ha causato quasi 200 mila morti e mezzo milione di profughi.

    Nei giorni scorsi, il Ministero della Salute ceceno ha ammesso che l’84 per cento dei bambini ha gravi problemi di salute, non solo fisica, ma anche mentale.

    Secondo un check-up condotto nei mesi scorsi su 320 mila fanciulli, le malattie più diffuse sono la tubercolosi, riscontrata nel 70 per cento dei casi, l’anemia e patologie di carattere gastrointestinale e endocrinologico. Ma ancor più preoccupante è il dato che riguarda i disturbi psicologici e neurologici provocati dai traumi della guerra.

    Tutto ciò – ha commentato il ministro della Salute Hasan Gadayev - è il drammatico risultato della violenza che caratterizza la vita quotidiana in Cecenia, che genera sindromi da stress post-traumatico di carattere permanente. Purtroppo, le conseguenze della guerra sui nostri bambini saranno pesanti per molti anni a venire”.

    Tra le prime cause di malattia, il ministro Gadayev ha citato la malnutrizione e le condizioni igieniche critiche in casa e nelle scuole. “Le classi sono sovraffollate, senza riscaldamento, senza la disponibilità di pasti caldi, senza assistenza medica”.

    In Cecenia gli orfani di guerra sono quasi cinquantamila; gli invalidi oltre diecimila, in gran parte mutilati dalle mine antiuomo. Decine di migliaia sono i piccoli profughi che trascorrono ormai il quarto inverno consecutivo nelle tendopoli della regione russa dell’Inguscezia.

    Una triste conferma degli effetti che la guerra sta producendo sui bambini si trova anche nei loro disegni (vedi sotto) pieni di carri armati, uomini che sparano, aerei ed elicotteri che bombardano, case in fiamme.

    Enrico Piovesana

    Disegni dei bambini Ceceni








  4. #54
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    ALTRI 25 MORTI, ANCORA ACCUSE SUI PROFUGHI IN CECENIA



    31 Gennaio 2003



    Dopo i violenti scontri dei giorni scorsi, altre 25 persone, in prevalenza soldati dell'esercito russo, hanno perso la vita in Cecenia negli ultimi combattimenti: le nuove violenze lasciano intravedere che molto difficilmente la situazione si normalizzerà fino al prossimo referendum costituzionale previsto per marzo.

    Ieri sette federali ed un poliziotto ceceno sono stati uccisi in diversi attacchi ed esplosioni di mine radiocomandate; secondo l'amministrazione locale, sono stati feriti anche altri sei soldati.

    Mercoledì invece un agente filorusso è stato assassinato, ed altri tre feriti, mentre perlustravano un oleodotto alle porte di Grozny; ancora nella capitale, un poliziotto è morto nello scoppio di una mina che aveva calpestato, e nel distretto di Argun tre militari sono rimasti uccisi ed altri due feriti quando il loro veicolo blindato è saltato in aria su un altro ordigno.

    In scontri a fuoco svoltisi in diverse località della Cecenia, altri quattro soldati hanno perso la vita, mentre nel distretto di Vedeno un guerrigliero è stato ucciso dalla polizia.
    Altri quattro indipendentisti sono stati uccisi sotto un bombardamento dell'aviazione governativa nelle gole di Argun.
    Nella giornata di martedì altri quattro russi sono morti ed altri 10 sono stati feriti negli attacchi dei ribelli.

    Nuovi raid dell'esercito russo


    Le forze di sicurezza hanno compiuto numerosi rastrellamenti nei distretti di Grozny, Vedeno, Gudermes e Nadterechny, arrestando almeno 290 civili, mentre aerei, elicotteri ed artiglieria hanno colpito sospetti obiettivi della guerriglia nelle regioni di Itum-Kale, Vedeno, Nozhai-Yurt e Shatoi.

    In quest'ultima località, fonti vicine ai ribelli riportano pesanti danni agli edifici cittadini, mentre tre civili avrebbero perso la vita in un raid aereo sul villaggio di Nikhlo; non vi sono comunque conferme indipendenti riguardo a tali dichiarazioni.

    Nuove accuse da Human Rights Watch


    L'organizzazione internazionale per i diritti umani Human Rights Watch ha lanciato nuove accuse contro le violenze subite dai civili ceceni: "gli sforzi effettuati dalla Russia per contibuire alla guerra internazionale contro il terrorismo sono vanificati dai suoi stessi abusi".

    Nell'ultimo rapporto vengono citati nuovi episodi di esecuzioni sommarie, sparizioni e torture, ed allo stesso tempo sono stati duramente condannati il tragico blitz delle forze speciali russe al teatro Dubrovka di Mosca (circa 180 morti) ed il sanguinoso attentato dei ribelli al palazzo del governo di Grozny (72 vittime).
    In seguito al sequestro del teatro, inoltre, le violazioni commesse da entrambe le parti si sono intensificate "con livelli di ferocia ed aggressività mai raggiunti finora".

    Altrettanto drammatica è la situazione dei profughi, che il governo russo spinge per riportare in Cecenia per ovvi motivi propagandistici ( dimostrando quindi che la situazione è "tranquilla" ) : il mese scorso, infatti, almeno 1.700 rifugiati del campo di Aki-Yurt (Inguscezia) sono stati costretti a tornare alle proprie case (o a qule che ne è rimasto dopo quattro anni di guerra).
    Molti tra questi civili hanno dichiarato di "non avere assolutamente voluto tornare in Cecenia", ma di averlo ugualmente fatto dietro pressioni e minacce.

    Secondo Elizabeth Andersen, responsabile di HRW per l'Europa e l'Asia Centrale, "le autorità tormentano costantemente i profughi, li arrestano sulla base di accuse false, interrompono le forniture di cibo, luce elettrica e gas, e spesso scacciano i civili dalle loro tende".
    "La situazione per i ceceni resta estremamente pericolosa; è tempo che la Comunità Internazionale intensifichi i cintrolli nella regione, e fare in modo che il ritorno della popolazione in Cecenia avvenga senza alcuna forzatura".

    Daniele Bertulu

  5. #55
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    ALTRE VITTIME RUSSE, SILENZIO SUI DIRITTI UMANI


    27 Aprile 2003


    Almeno undici soldati dell'esercito russo hanno perso la vita negli ultimi giorni a causa dei continui assalti della guerriglia separatista; la notizia è stata resa nota da un funzionario del governo filorusso locale, che non ha diffuso ulteriori particolari.

    Le stesse fonti (stavolta il Primo Ministro ceceno Anatoly Popov) confermano inoltre la morte di 17 persone nell'attentato compiuto due settimane fa dai ribelli alle porte di Grozny; nell'episodio vennero fatte esplodere due mine radiocomandate al passaggio di altrettanti veicoli.

    L'attentato costato la vita a 17 persone


    La guerriglia afferma di avere "[I]distrutto 17 tra soldati invasori e traditori" (così vengono definiti gli aministratori e gli agenti filorussi), mentre il governo ha precisato che in realtà si trattava per lo più di donne che lavoravano presso una ditta di costruzioni.
    Popov non ha spiegato il motivo per cui la notizia dell'attentato (avvenuto il 15 aprile) è stata tenuta nascosta alla stampa per così tanto tempo
    .

    Inoltre, nella mattinata di ieri, un altro ordigno comandato a distanza è scoppiato nella città di Urus-Martan, ferendo almeno tre poliziotti ed una donna; al momento, uno degli agenti verserebbe in gravi condizioni.

    Crescente impunità per le violazioni dei diritti umani

    Almeno 150 civili ceceni sono stati arrestati dalle forze federali per "controlli ed accertamenti su eventuali connessioni con la guerriglia" ; questi rastrellamenti, compiuti in genere nei villaggi isolati, sono da tempo sotto l'occhio delle organizzazioni umanitarie internazionali, che ne denunciano la brutalità e l'efferatezza. Spesso queste operazioni si risolvono infatti in violenze senza controllo ( "zachistkas" ), in cui si consumano pestaggi, torture, rapimenti ed esecuzioni.

    Più volte le agenzie non governative hanno tentato di sensibilizzare la comunità internazionale riguardo a tale questione, ma invano. Eppure, secondo le più recenti stime (che parlano addiruttura di un aumento di queste pratiche), un numero pari a circa 80 civili, molti dei quali giovani, spariscono o vengono uccisi ogni mese.

    Un ulteriore peggioramento di questa situazione di stallo è stato comportato dalla mancata approvazione da parte dell'ONU di una risoluzione che condannasse gli abusi della politica e delle forze armate russe in Cecenia, oltre anche alle atrocità commesse dai ribelli.

    Amnesty International si è scagliata contro queste gravissime omissioni: "la mancata presa di posizione nei confronti della questione dei diritti umani da parte delle Nazioni Unite costituisce una palese noncuranza delle sofferenze delle vittime di questi abusi, dei loro parenti, e di tutti gli altri civili che continuano ad esserne esposti".

    Si registrano infatti continue sparizioni di civili, molti dei quali vengono più tardi rinvenuti nelle fosse comuni; inoltre aumenta la chiusura, da parte del governo russo, di diversi campi profughi situati in Cecenia e nelle repubbliche confinanti, ed il ritorno forzato di parecchie centinaia di rifugiati alle loro case, a dispetto della precaria situazione della sicurezza.
    In aggiunta, si rileva l'elevato numero di attacchi ed attentati dei separatisti contro i membri ed i collaboratori del governo locale.

    Sempre secondo Amnesty, la Commissione per i Diritti Umani è "il principale organo dell'ONU deputato alla promozione ed alla salvaguardia dei diritti in qualunque luogo vi sia bisogno, incluso nella Repubblica Cecena: esprimiamo profondo disappunto per la sua scelta di restare in silenzio per il secondo anno consecutivo, nonostante le largamente documentate violazioni dei diritti umani e delle leggi umanitarie avvenute in Cecenia".

    Quanto avvenuto alle Nazioni Unite sulla repubblica caucasica, purtroppo, è solo uno degli esempi che mostrano la sempre più preoccupante estensione dell'impunità di cui godono i Paesi che commettono crimini umanitari: in queste ultime settimane sono infatti "saltate" proteste e risoluzioni contro Algeria, Cina, Cuba, Libia, Siria, Sudan e Zimbabwe, che avrebbero dovuto condannare le loro politiche tutt'altro che aperte nei confronti della popolazione, in particolare degli oppositori e delle minoranze etniche.

    Critiche sulla ricostruzione


    Nonostante le promesse del Cremlino riguardo a "tempi brevi per ricostruire la Cecenia", l'esito di queste manovre sembra attualmente disastroso, secondo la denuncia di un funzionario russo.

    Sergei Stepashin, responsabile della Camera d'Inchiesta, ha dichiarato che la ricostruzione è stata finora "estremamente inefficiente [...] il 96% dei soldi destinati a queste operazioni sono stati utilizzati, e questo è vero, ma il loro impiego è stato pessimo, dato che gran parte del denaro è stato perso a causa di errori amministrativi, oppure è stato rubato, o usato con inadeguata capacità".

    "In realtà, solo il 30% delle fabbriche ha ripreso a funzionare; i fondi sono stati sparsi ad un eccessivo numero di industrie, cosicchè nessuna impresa sta procedendo ad una vera campagna di produzione".
    Secondo Stepashin, dunque, "non c'è una reale ricostruzione: solo pochi edifici sono stati rimessi in sesto, ed il resto fa pensare alle rovine di Stalingrado".

    "Attualmente in Cecenia ci sono circa 400.000 disoccupati: e poi ci chiedono il motivo per cui la gente si arruola con i ribelli, e perchè non siamo ancora in grado di catturare Maskhadov e Basayev".

    D.Bertulu

  6. #56
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    SCOPERTE NUOVE FOSSE COMUNI CON 110 VITTIME


    11 Maggio 2003


    Fonti ufficiali russe rendono noto il ritrovamento di un numero imprecisato di fosse comuni in diverse località della Cecenia; secondo le prime indagini, i cadaveri riesumati sarebbero complessivamente 110, probabilmente appartenenti a soldati federali uccisi dai ribelli.

    Le sepolture sono situate nei distretti di Grozny, Gudermes, Urus-Martan, Shali, Shatoi e Naursky; Mikhail Fridinsky, del dipartimento di stato, ha smentito che tra le vittime vi siano "civili assassinati dalle forze russe".

    Ulteriori particolari non sono stati diffusi; se confermati, i nuovi ritrovamenti sarebbero tra i maggiori finora effettuati in Cecenia.
    Secondo, Fridinsky, che cita informazioni del Ministro dell'Interno ceceno, dal 2000 sono stati rinvenuti i corpi di "almeno 176 persone, 65 delle quali sono state identificate" ; tuttavia, tale bilancio appare alquanto riduttivo, visto che scoperte di questo tipo sono molto frequenti.

    Attentato nel Giorno della Vittoria


    Ritornano gli attentati a Grozny, in occasione dei festeggiamenti per la vittoria russa sul nazismo: una bomba, piazzata probabilmente dai guerriglieri, è esplosa nella capitale cecena, uccidendo un poliziotto filogovernativo e ferendo due soldati federali, uno dei quali in maniera seria.

    L'ordigno è stato nascosto nelle macerie di un edificio situato a soli 50 metri di distanza dallo stadio locale, dove si sarebbero dovute svolgere le commemorazioni per il Giorno della Vittoria della Seconda Guerra Mondiale.
    Per motivi precauzionali, le autorità hanno sospeso quasi tutte le parate nella città, dichiarando di "non volere una ripetizione di quanto accaduto a Kaspiisk", facendo riferimento alla bomba esplosa un anno fa in quest'ultima cittadina del Daghestan durante una manifestazione analoga; almeno 45 persone, la metà delle quali civili, persero la vita nell'attentato, attribuito ai ribelli.

    Sempre nelle ultime ore, le forze russe hanno lanciato una nuova offensiva presso il villaggio di Neftyanoye, nel distretto di Vedeno; secondo il Comando per le Operazioni Antiterrorismo per il Caucaso del Nord, almeno tre separatisti sarebbero stati uccisi; le vittime sarebbero appartenute ad un gruppo dipendente dal "signore della guerra" Shamil Basayev.
    In altre zone della Cecenia, due attacchi dei ribelli hanno invece provocato il ferimento di quattro militari federali.

    Nei giorni precedenti, quattro poliziotti russi hanno perso la vita in un'imboscata avvenuta lungo una strada tra i villaggi di Goiskoye e Komsomolskoye (Urus-Martan); nella vicina repubblica dell'Ossezia del sud, sono stati rinvenuti i corpi di quattro peacekeepers russi, uccisi mentre pattugliavano la frontiera.
    Quattro ceceni, membri delle milizie filorusse, sono stati assassinati ancora presso Urus-Martan, mentre sempre nella stessa regione due ufficiali locali sono stati trovati morti.

    In varie località della repubblica, un soldato di Mosca è rimasto ucciso ed altri sette feriti nel corso delle imboscate dei ribelli. Nella capitale, un blindato è esploso ferendo due militari che si trovavano a bordo; un episodio simile si è verificato nei sobborghi di Grozny, ma non si registrano feriti tra i federali.
    Presso il villaggio di Zandak (distretto di Nozhai-Yurt), un civile è morto nello scoppio di una mina antiuomo.

    Secondo il capo dell'amministrazione filorussa, Akhmad Kadyrov, diversi ribelli, fra cui tre combattenti stranieri, sono stati uccisi durante un attacco delle forze speciali contro una base nelle montagne a sud della regione; due guerriglieri sono morti in uno scontro a fuoco nel distretto di Itum-Kale, mentre altri quattro hanno preso la vita presso il villaggio di Malye Varandy, nel distretto di Shatoi.

    245 civili scomparsi dall'inizio dell'anno


    Il Primo Ministro del governo ceceno, Mavsur Khamidov, ha dichiarato oggi che, nel periodo di tempo compreso tra gennaio e maggio di quest'anno, sono spariti almeno 245 civili locali.

    Più precisamente, si sono perse le tracce di 171 persone tra gennaio e marzo, 62 ad aprile, e 12 in questo mese.
    Khamidov ha lasciato intendere che, dietro a molti di questi episodi, vi sia la responsabilità dell'esercito russo; in ogni caso, "non tutti i civili spariscono a causa delle forze federali, in quanto parecchi vengovo rapiti dai ribelli, ed in seguito ne ritroviamo i corpi".

    Ancora secondo le stesse fonti, nelle due guerre in Cecenia sono scomparsi almeno 2.500 civili; tuttavia, a partire dal referendum del 23 marzo, "la situazione dei diritti umani è in qualche modo migliorata, anche se non come ci aspettassimo".

    Rashid Nurgaliyev, capo della Polizia Criminale russa, sostiene che la giustizia federale "sta facendo il possibile per investigare su ogni caso di sparizione [...] ogni rapimento in cui vengono segnalati uomini con divise russe, vengono associati ad un coinvolgimento da parte di truppe dell'esercito o del Ministero dell'Interno; tuttavia, esiste la possibilità che i sequestratori siano in realtà ribelli con false uniformi".

    Gli ultimi episodi di rapimento sono avvenuti a Grozny, dove un civile di 42 anni è stato portato via dalla sua abitazione; successivamente, i familiari hanno tentato di chiedere l'intervento delle autorità, ma non avrebbero ottenuto risposta.
    Ad Aldy, sobborgo della capitale, due civili sarebbero stati arrestati ingiustificatamente da soldati russi ubriachi.

    Inoltre, testimoni riportano che verso la fine di aprile, nel distretto di Vedeno, almeno 10 ceceni (probabilmente sospetti ribelli) sarebbero stati gettati da elicotteri militari in volo; al momento, non sono giunte ancora dichiarazioni da parte dell'amministrazione russa.

    D.Bertulu

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    NESSUNA TREGUA NELLE VIOLENZE: ALTRI 45 MORTI



    28 Maggio 2003



    Giungono notizie sempre più drammatiche dalla Cecenia: in questi ultimi giorni il numero delle vittime degli scontri è ancora una volta tragicamente alto, con almeno 45 morti tra soldati russi, ribelli e civili; si teme dunque che, dopo gli attentati suicidi di due settimane fa, la guerriglia sia in procinto di sferrare una nuova offensiva contro le truppe federali, mentre parallelamente continuano le violenze da parte dei militari di Mosca.

    Tra ieri e domenica, secondo fonti dell'amministrazione filogovernativa, sono stati otto i soldati russi che hanno perso la vita in diverse imboscate ed attentati in tutta la regione; inoltre, un poliziotto ceceno sarebbe rimasto ucciso in una sparatoria nella città di Gudermes, mentre il corpo di un altro agente è stato rinvenuto a poca distanza dalla capitale, Grozny.
    I comandi russi annunciano che quattro separatisti sarebbero stati uccisi durante un'operazione delle forze di sicurezza nella gola di Baisultan, nel distretto di Nozhai-Yurt.
    Ad Urus-Martan, invece, un ordigno è esploso in un locale pubblico, provocando la morte di almeno quattro civili ed il ferimento di diversi altri; secondo le autorità, attualmente non si è ancora fatta luce sulla responsabilità dell'attentato.

    Soldati Russi


    Sempre ieri, un elicottero militare è stato colpito dai ribelli durante un volo di pattugliamento, ma non si registrerebbero vittime tra l'equipaggio; funzionari filorussi riferiscono inoltre che aviazione ed artiglieria avrebbero bombardato sospette posizioni dei ribelli in diverse località della provincia.
    Il tratto di un importante gasdotto, che rifornisce parte del Daghestan e dell'Azerbaijan, è stato distrutto da una esplosione presso la regione di Shelkovskoi, nel nord della Cecenia; stando alle prime indagini, non è chiaro se lo scoppio sia stato provocato da un ordigno o da una fuga di gas.

    Durante il fine settimana, secondo l'agenzia Interfax, due mine radiocomandate sono esplose al passaggio di altrettanti veicoli blindati russi, uccidendo almeno 14 soldati e ferendone altri 6; gli agguati sono avvenuti nelle montagne meridionali (in cui la presenza della guerriglia è ancora molto attiva), nel villaggio di Arginoi, presso Vedeno, e lungo la strada tra quest'ultima località e Kurchaloi.
    Ufficiali ceceni riportano anche la morte, avvenuta nel corso di diversi attacchi degli indipendentisti, di altri cinque federali.
    Inoltre, presso Nozhai-Yurt, un edificio dell'amministrazione locale sarebbe stato attaccato dai ribelli, presumibilmente senza provocare vittime.

    Basayev lancia l'"operazione Boomerang"

    Dopo avere rivendicato i recenti attacchi kamikaze, il leader guerrigliero Shamil Basayev annuncia la cosiddetta "operazione Boomerang", in cui "si richiede a tutte le ragazze cecene che siano state in precedenza rapite, o che abbiano assistito a sequestri da parte degli sgherri dei russi o dei traditori nazionali, di denunciare queste azioni [...] in tal modo, i nostri combattenti agiranno in rappresaglia, facendo tornare la guerra da dove è venuta, e nella stessa maniera".

    In realtà, molti dei sequestri e delle violenze sui civili, che Basayev si vanta di difendere, sono state commesse proprio dalle milizie separatiste, in genere allo scopo di ottenere il pagamento di un riscatto, o per sospetti di "collaborazionismo" con l'esercito russo o con l'amministrazione locale.

    Inoltre, i ribelli rivendicano "l'uccisione o il ferimento di oltre 400 invasori russi presso il villaggio di Sayasan", la morte di "un numero compreso tra 13 e 20 invasori e traditori nella città di Argun".
    Le stesse fonti annunciano "l'abbattimento di un elicottero e di un cacciabombardiere nel distretto di Shatoyev", notizia successivamente smentita dal Cremlino.

    Nuove accuse contro le truppe russe

    La scorsa settimana, sei funzionari dei servizi segreti del governo filorusso sparirono nel distretto di Grozny, mentre effettuavano delle indagini riguardo alle numerose raffinerie petrolifere illegali che si trovano nella zona; pochi giorni dopo i cadaveri di quattro di loro vennero ritrovati presso il fiume Terek, da un gruppo di altri ufficiali e di parenti delle vittime. Non si conosce ancora, invece, la sorte degli altri due ceceni; voci non bene definite riportano che questi sarebbero detenuti nella base aerea di Khankala.
    Secondo alcuni abitanti di Ken-Yurt, i sei funzionari sarebbero stati sequestrati dall'esercito russo, che li avrebbe forzatamente costretti a salire su dei blindati.

    La Memorial, agenzia non governativa russa per i diritti umani, denuncia ancora l'assassinio, da parte di sospetti membri delle forze speciali, di quattro parenti di Shakhidat Baymuradova, la donna che (secondo le versioni ufficiali) si fece saltare in aria il 14 maggio nel villaggio di Iliskhan-Yurt.
    E intanto, dall'autopsia della donna (che secondo i conoscenti non avrebbe avuto alcuna relazione con l'islam radicale), sarebbe emerso che non sarebbe rimasta uccisa dallo scoppio di una cintura esplosiva, quanto piuttosto da schegge: tale teoria scagionerebbe la vittima, ma pone interrogativi (avanzati peraltro anche da amministratori ceceni subito dopo la strage) sul fatto che dietro l'attentato di Iliskhan-Yurt vi possano essere state possibili "manovre" russe per eliminare il capo del governo locale, Akhmad Kadyrov.

    Riguardo, invece, al massacro di 7 civili nel villaggio di Kalinovskaya (21 maggio), fonti del Caucasus Times accusano nuovamente i cosiddetti "squadroni della morte" federali: la tesi sarebbe suffragata dal fatto che una delle vittime, Zura Betiyeva, era una nota attivista per i diritti umani, "mpegnata in manifestazioni contro la guerra, in ricerche di fosse comuni, e nel documentare le violenze commesse dalle truppe russe".
    "Gli assalitori parlavano perfetto accento russo - ribadisce uno dei superstiti - erano vestiti ed equipaggiati come uomini delle forze speciali".

    D.Bertulu

  8. #58
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    ANCORA SCONTRI. APPELLI PER I DIRITTI UMANI



    31 maggio 2003



    Si continua a morire in Cecenia, mentre a [San Pietroburgo è in corso in incontro tra rappresentanti russi e dell'Unione Europea: ieri, secondo fonti dell'esercito federale, almeno tre soldati avrebbero perso la vita nell'esplosione di una mina radiocomandata ad opera dei ribelli.

    L'attentato ha avuto luogo presso il villaggio di Bas-Gordaloy, nel distretto di Nozhai-Yurt; tuttavia, gli abitanti locali riferiscono che gli ufficiali uccisi sarebbero almeno sei o sette, mentre diversi altri sarebbero rimasti gravemente feriti.
    Inoltre, le stesse fonti annunciano la morte di almeno sei guerriglieri in una operazione delle forze speciali condotta nei dintorni di Simsir, nella stessa regione.

    Tra mercoledì e giovedì, i separatisti avrebbero ucciso quattro federali nel corso di almeno 20 attacchi effettuati contro le loro posizioni in varie località della provincia, secondo quanto riportato dall'amministrazione filorussa; altri cinque militari sono stati feriti in un combattimento scoppiato a Tsa-Vedeno.
    Artiglieria e bombardieri avrebbero colpito basi degli indipendentisti nell'area di Vedeno, mentre 160 persone sono state arrestate con l'accusa di complicità con i miliziani.

    Presso Naursky, i corpi di tre donne sono stati ritrovati in un'abitazione di un villaggio; le autorità hanno annunciato di avere dato il via alle indagini, ma i civili appaiono notevolmente sfiduciati: "viviamo nel terrore; temiamo per la sorte dei nostri familiari e dei nostri bambini. Non capiamo ciò che fa la polizia: la gente viene assassinata e i criminali sono ancora in libertà".

    Ad Argun, un uomo e una donna sono stati uccisi da un gruppo di uomini armati, mentre altri tre civili hanno perso la vita nello scoppio di due mine che avevano calpestato, presso i villaggi di Avtury e Assinovskaya.
    Una cinquantina di sospetti ribelli hanno attaccato il villaggio di Ulus-Kert (Shatoi); il sindaco della cittadina ed i suoi due figli sarebbero stati picchiati violentemente, e due poliziotti sono stati sequestrati; a detta degli abitanti, i guerriglieri hanno richiesto il rilascio di due ragazze, rapite dalle truppe russe il 18 maggio scorso.
    Sarebbe dunque in atto la cosiddetta "operazione Boomerang", lanciata dal leader separatista Shamil Basayev, e apparentemente mirata alla "liberazione delle giovani rapite dagli occupanti russi, ed alla vendetta per le esecuzioni extragiudiziali commesse contro i civili".

    Nei giorni precedenti, ancora secondo l'amministrazione locale, altri dieci soldati di Mosca sono stati uccisi negli attacchi dei miliziani; gli scontri più sanguinosi sono scoppiati presso Agish-Batoi, dove tre russi hanno perso la vita ed altri dieci sono rimasti feriti, ed a Prigorodnoye (tre morti e otto feriti); in quest'ultimo episodio, è rimasto ucciso anche un civile, mentre un ufficiale di polizia è stato assassinato a Grozny.
    Almeno 200 ceceni sarebbero stati arrestati, mentre sono stati inoltre condotti diversi raid aerei nel sud della provincia.
    Inoltre, un gruppo di militari russi,probabilmente ubriachi, hanno aperto il fuoco contro un bus nella capitale, ferendo l'autista e diversi altri civili che si trovavano a bordo.

    Appello al vertice di San Pietroburgo


    In occasione del vertice tra Russia ed Unione Europea a San Pietroburgo (organizzato per il trecentesimo anniversario della città), "i leader dovrebbero guardare oltre la festività e concentrarsi sulla spaventosa mancanza di rispetto del governo per i diritti umani in Cecenia".

    E' la dichiarazione di Elizabeth Andersen, rappresentante di Human Rights Watch per l'Europa e l'Asia Centrale: "il numero di omicidi e sparizioni forzate commesso in Cecenia rende questa repubblica uno dei luoghi più pericolosi del pianeta, e lo splendore di San Pietroburgo non deve oscurare questi fatti".

    HRW sostiene che dal 1999, quattro anni di guerra non hanno portato alcun miglioramento riscontrabile nella regione, nonostante le pretese russe di una pacificazione raggiunta.
    "1.132 civili sono scomparsi solo nel 2002 [...] dall'inizio della guerra, centinaia di persone sono state rapite dalle truppe federali. Le statistiche ufficiali mostrano che almeno due civili vengono sequestrati ogni giorno in Cecenia"; inoltre, l'organizzazione cita recenti stime che riportano l'esistenza di 49 fosse comuni in tutto il territorio, con i resti di oltre 3.000 civili.

    Tuttavia, negli ultimi quattro anni solo 58 militari sono stati implicati in processi giudiziari relativi a questi crimini; e l'impunità è assoluta soprattutto sul piano delle sparizioni forzate, per cui "nessun caso ha finora raggiunto le corti".
    "La Russia non rispetta in alcun modo i richiami della comunità internazionale riguardo ai diritti umani [...] se vorrà essere considerata e rispettata come partner internazionale, deve dimostrare di riconoscere ed aderire a queste norme
    ".

    Accuse analoghe giungono a Mosca anche da Amnesty International, che elenca un gran numero di esecuzioni extragiudiziarie, sparizioni, torture e violenze sessuali, parallele all'aumento delle azioni armate dei ribelli, che negli ultimi mesi hanno a loro volta ucciso diverse centinaia di civili ed amministratori del governo locale.

    D.Bertulu

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    Umar Khambiev


    Dopo la fine della prima guerra cecena (1994-1996), quando Aslan Mashkadov viene eletto presidente della repubblica indipendente di Cecenia (1997), il medico chirurgo Umar Khabiev, primario di chirurgia dell’ospedale numero 9 di Grozny, viene nominato ministro della Sanità.
    Allo scoppio della seconda guerra (autunno 1999) Khambiev continua a fare il suo lavoro negli ospedali della capitale, curando i feriti dei pesanti bombardamenti dei russi che assediano la città nell’inverno 1999-2000.
    Dopo la conquista russa della città all’inizio del 2000 Khambiev fugge in esilio in Europa mantenendo la carica di ministro della Sanità del governo in esilio, e venendo nominato rappresentante generale del presidente presso la comunità internazionale.
    Successivamente fa ritorno in Cecenia, riprendendo clandestinamente la sua attività di chirurgo, seppur con difficoltà incredibili.
    Nel febbraio 2003, le forze di sicurezza russe compiono un raid nel suo ospedale, facendo prigioniero lui, tutto il personale medico e tutti i pazienti. Viene portato assieme a loro in uno dei famigerati campi di filtraggio’, interrogato, picchiato, torturato. I russi lo picchiano con delle spranghe di ferro sulle braccia devastandoli i muscoli in maniera tale da fargli perdere l’uso delle braccia e delle mani, al fine di impedirgli di tornare a operare. Solo un delicato intervento in Europa, dopo il rilascio, gli consente di riacquistare la mobilità degli arti superiori.
    Nei mesi successivi i russi iniziano a sequestrare alcuni familiari di Khambiev e di suo fratello Magomed, anche lui ministro del governo Mashkadov, alla Difesa per convincere i fratelli Khambiev a consegnarsi al governo filo-russo di Akhmed Kadyrov.
    Il primo marzo 2004, nel corso di un’operazione di rastrellamento a Grozny, Benoi, e Nozhai-Yurt, settecento soldati russi circondano il villaggio in cui vive il fratello Magomed, sequestrando 80 civili, tra cui 17 suoi familiari. Nei giorni successivi i russi hanno fatto arrivare a Magomed un ultimatum: se non si fosse consegnato i suoi parenti sarebbero stati uccisi

    L’8 marzo Magomed si arrende e viene mostrato in televisione, come prigioniero, accanto al capitano Ramzan Khadirov, figlio del presidente del regime ceceno collaborazionista e capo di una milizia privata formata da quattromila ceceni collaborazionisti, che fanno il lavoro sporco per i russi (rapimenti, torture, omicidi politici, ecc.).
    Umar denuncia subito questi gravi fatti in una conferenza al parlamento europeo di Strasburgo.
    Contattato da PeaceReporter, Umar ha affermato che i russi e il loro ‘regime fantoccio’ pretendono anche la sua consegna. “Io non cederò a questo ricatto per un semplice motivo: so quello che mi aspetterebbe, perché ho già vissuto le tremende torture che i russi i riservano ai loro prigionieri, e non le voglio vivere un’altra volta”.

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    Genocidio ceceni


    scorso due aprile, il dottor Umar Khanbiev, ministro della Sanità del governo ceceno indipendentista in esilio presieduto da Aslan Mashkadov (eletto dai ceceni nel 1997, nell’intervallo tra le due guerre, e destituito dalle truppe d’occupazione russe), è intervenuto davanti alla Commissione dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite, a Ginevra, per denunciare il genocidio in corso nel suo paese. Pubblichiamo il testo del suo toccante intervento, assieme ad estratti di un drammatico documento scritto dallo stesso Khambiev sui campi di concentramento russi in Cecenia e sulle torture che in essi vengono inflitte ai civili ceceni detenuti

    "Tre anni fa ho preso la parola in questa stessa aula e il mio intervento causò pesanti proteste da parte della delegazione russa. In quell’occasione testimoniavo sui crimini contro l’umanità commessi dai russi e chiedevo il vostro aiuto per fermare il genocidio del popolo ceceno. Cos’è cambiato da quel giorno? Sfortunatamente nulla.
    La sola differenza è che il numero delle persone uccise, mutilate e scomparse è aumentato di centinaia di migliaia. Questo è il prezzo della vostra inazione. Campi di concentramento, torture (comprese quelle volte a colpire la fertilità), esecuzioni extragiudiziali, rapimenti, commercio d’ostaggi e di corpi, squadroni della morte, sperimentazioni con veleni sui detenuti, fosse comuni nascoste
    . Questa è la realtà della Cecenia d’oggi.
    In alcune occasioni, giovani ceceni sono stati legati insieme e fatti esplodere in pubblico per intimidire la popolazione. Contro i civili è stato impiegato qualsiasi tipo di arma, comprese quelle proibite dalla Convenzione di Ginevra, come le bombe incendiarie e quelle a pressione. Abbiamo, inoltre, registrato l’uso di nuove armi chimico-batteriologiche.
    Secondo i dati raccolti dal ministero della Salute della Repubblica di Cecenia e da Ong indipendenti, il 25 per cento della popolazione cecena è morto dall’inizio della guerra, e il 30 per cento ha dovuto lasciare il paese. Le persone che sono rimaste in Cecenia sono diventate ostaggi, soggetti a quotidiani bombardamenti aerei e di artiglieria, a operazioni “di pulizia” ed esecuzioni.
    E’ giunto il momento di comprendere che la Russia non è impegnata in una ‘campagna antiterroristica’ ma in una guerra coloniale, una vergognosa campagna di terrore volta alla distruzione morale e fisica del popolo ceceno.
    Il presidente Aslan Maskhadov ha ripetutamente affermato di essere pronto a iniziare un dialogo con la comunità internazionale. L’ONU dovrebbe essere pronto ad ascoltare le sue ragionevoli parole. Le vite di migliaia di bambini, donne e anziani potrebbero essere salvate.
    La comunità internazionale sì è rifiutata di intervenire, chiudendo gli occhi sui metodi con cui la Russia ha creato una parodia di istituzioni democratiche. Referendum ed elezioni si sono svolti sulla punta dei fucili. La situazione peggiora ogni giorno di più. I ceceni non accetteranno il quisling (n.d.r. collaborazionista) Kadyrov. Senza un serio intervento internazionale, [B]la leadership russa non avrà la volontà e la forza morale di impegnarsi in seri negoziati politici.
    Considerando la risoluzione del Parlamento europeo approvata il 26 febbraio 2004 (che riconosce la deportazione di Stalin del 1944 come un genocidio e che esprime la sua volontà di prendere in considerazione il piano di pace del presidente Maskhadov), chiediamo che anche l’ONU prenda misure
    .
    Con la consapevolezza che non vi può essere una soluzione militare alla centenaria guerra russo-cecena, chiedo a questo augusto consesso di dare la più alta priorità alla considerazione del piano di pace di Aslan Maskhadov per una soluzione politica che possa mettere fine a questa guerra genocida.
    Questa proposta stabilisce che l’indipendenza non è un obiettivo di per sé, ma il solo strumento di sopravvivenza del popolo ceceno di fronte al continuo ‘terrore russo’. Essa suggerisce di istituire un amministrazione ONU provvisoria al fine di consentire alla Cecenia di essere smilitarizzata e di sviluppare istituzioni democratiche, salvaguardando gli interessi di entrambe le parti in causa".

 

 
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