ALTRI 25 MORTI, ANCORA ACCUSE SUI PROFUGHI IN CECENIA
31 Gennaio 2003
Dopo i violenti scontri dei giorni scorsi, altre 25 persone, in prevalenza soldati dell'esercito russo, hanno perso la vita in Cecenia negli ultimi combattimenti: le nuove violenze lasciano intravedere che molto difficilmente la situazione si normalizzerà fino al prossimo referendum costituzionale previsto per marzo.
Ieri sette federali ed un poliziotto ceceno sono stati uccisi in diversi attacchi ed esplosioni di mine radiocomandate; secondo l'amministrazione locale, sono stati feriti anche altri sei soldati.
Mercoledì invece un agente filorusso è stato assassinato, ed altri tre feriti, mentre perlustravano un oleodotto alle porte di Grozny; ancora nella capitale, un poliziotto è morto nello scoppio di una mina che aveva calpestato, e nel distretto di Argun tre militari sono rimasti uccisi ed altri due feriti quando il loro veicolo blindato è saltato in aria su un altro ordigno.
In scontri a fuoco svoltisi in diverse località della Cecenia, altri quattro soldati hanno perso la vita, mentre nel distretto di Vedeno un guerrigliero è stato ucciso dalla polizia.
Altri quattro indipendentisti sono stati uccisi sotto un bombardamento dell'aviazione governativa nelle gole di Argun.
Nella giornata di martedì altri quattro russi sono morti ed altri 10 sono stati feriti negli attacchi dei ribelli.
Nuovi raid dell'esercito russo
Le forze di sicurezza hanno compiuto numerosi rastrellamenti nei distretti di Grozny, Vedeno, Gudermes e Nadterechny, arrestando almeno 290 civili, mentre aerei, elicotteri ed artiglieria hanno colpito sospetti obiettivi della guerriglia nelle regioni di Itum-Kale, Vedeno, Nozhai-Yurt e Shatoi.
In quest'ultima località, fonti vicine ai ribelli riportano pesanti danni agli edifici cittadini, mentre tre civili avrebbero perso la vita in un raid aereo sul villaggio di Nikhlo; non vi sono comunque conferme indipendenti riguardo a tali dichiarazioni.
Nuove accuse da Human Rights Watch
L'organizzazione internazionale per i diritti umani Human Rights Watch ha lanciato nuove accuse contro le violenze subite dai civili ceceni: "gli sforzi effettuati dalla Russia per contibuire alla guerra internazionale contro il terrorismo sono vanificati dai suoi stessi abusi".
Nell'ultimo rapporto vengono citati nuovi episodi di esecuzioni sommarie, sparizioni e torture, ed allo stesso tempo sono stati duramente condannati il tragico blitz delle forze speciali russe al teatro Dubrovka di Mosca (circa 180 morti) ed il sanguinoso attentato dei ribelli al palazzo del governo di Grozny (72 vittime).
In seguito al sequestro del teatro, inoltre, le violazioni commesse da entrambe le parti si sono intensificate "con livelli di ferocia ed aggressività mai raggiunti finora".
Altrettanto drammatica è la situazione dei profughi, che il governo russo spinge per riportare in Cecenia per ovvi motivi propagandistici ( dimostrando quindi che la situazione è "tranquilla" ) : il mese scorso, infatti, almeno 1.700 rifugiati del campo di Aki-Yurt (Inguscezia) sono stati costretti a tornare alle proprie case (o a qule che ne è rimasto dopo quattro anni di guerra).
Molti tra questi civili hanno dichiarato di "non avere assolutamente voluto tornare in Cecenia", ma di averlo ugualmente fatto dietro pressioni e minacce.
Secondo Elizabeth Andersen, responsabile di HRW per l'Europa e l'Asia Centrale, "le autorità tormentano costantemente i profughi, li arrestano sulla base di accuse false, interrompono le forniture di cibo, luce elettrica e gas, e spesso scacciano i civili dalle loro tende".
"La situazione per i ceceni resta estremamente pericolosa; è tempo che la Comunità Internazionale intensifichi i cintrolli nella regione, e fare in modo che il ritorno della popolazione in Cecenia avvenga senza alcuna forzatura".
Daniele Bertulu