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Discussione: Ostaggi

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    Predefinito Ostaggi

    Tattica di squadra

    Milano. Da giorni l’intelligence italiana stava stringendo il cerchio attorno al covo dove venivano tenuti in ostaggio i nostri
    connazionali e un rapito polacco.
    Lunedì sera, le barbe finte avevano individuato e circondato con una stretta sorveglianza la prigione, in una zona a sud di Baghdad (fonti di stampa polacca dicono che la liberazione
    sia avvenuta a Ramadi, a un centinaio di chilometri a ovest dalla
    capitale), una delle aree ritenute più improbabili per il nascondiglio
    dei sequestratori.
    L’obiettivo era stato scoperto grazie a una soffiata di informatori
    iracheni e alla collaborazione dell’intelligence polacca.
    Alle 11 e 30 di ieri è stato richiesto a Roma il via libera per un’azione di forza.
    Lo stesso presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha ammesso di aver concesso l’autorizzazione ad agire, e meno di un’ora dopo Salvatore Stefio, Umberto Cupertino, Maurizio Agliana e l’imprenditore polacco Jerzy Kos, rapito ai primi di giugno, sono stati liberati da un blitz delle forze speciali americane e di Varsavia.
    Gli alleati hanno finito il lavoro, ma gran parte del merito va alle tanto vituperate barbe finte del Sismi.
    Dal momento in cui Palazzo Chigi ha chiesto il silenzio stampa sono entrati in gioco con determinazione i servizi segreti guidati dal generale Nicolò Pollari.
    A Baghdad è stata rafforzata una centrale operativa, con l’arrivo di nuovi agenti, che hanno riallacciato i rapporti con i vecchi contatti del regime di Saddam, in parte in pensione, in parte ancora attivi nelle zone calde come Fallujah e il triangolo sunnita, dove sono stati rapiti gli italiani.
    Le nostre accademie hanno addestrato decine di ufficiali iracheni, fino alla prima guerra del Golfo del 1991, che potevano risultare altrettanto utili. Nel frattempo le antenne del Sismi in medio oriente, basandosi sulla vecchia e stabile rete degli anni Settanta-Ottanta, tesa dall’ammiraglio Fulvio Martini e dal colonello Stefano Giovannone, chiedevano appoggio e informazioni, da Damasco a Teheran.

    Massima collaborazione tra le istituzioni
    In contemporanea si apriva un binario parallello, più diplomatico, di contatto con le nuove realtà politiche e religiose del paese, portato avanti da Gianludovico De Martino, un veterano di Baghdad che in pratica ha le funzioni di ambasciatore, anche se non il grado ufficiale.
    Il contatto più fruttuoso è stato con il Consiglio degli ulema sunniti, che con la loro influenza sono riusciti a garantire condizioni di vita umane agli ostaggi.
    Secondo il sottosegretario agli Esteri, Alfredo Mantica, dagli Ulema “è giunta anche qualche informazione importante sui sequestratori”.
    “Si tratta principalmente di un successo dell’intelligence italiana – dice al Foglio il generale Carlo Jean, presidente del Centro Alti Studi per la Difesa – che si è focalizzata sull’individuazione del covo dove si trovavano i rapiti. I nostri servizi segreti sono molto forti nel mondo arabo. Si è trattato di un approccio perfettamente sincronizzato con le forze della coalizione in Iraq”.
    A fianco dei canali ufficiali si è deciso di adottare la tattica del bastone e della carota. Il bastone invisibile delle operazioni d’intelligence e la carota delle missioni più che visibili della Croce rossa, guidata da Maurizio Scelli, che portava aiuti a Fallujah e Najaf o evacuava i bambini iracheni feriti, presentando il volto umanitario dell’Italia.
    Per far funzionare l’intero meccanismo c’era bisogno a Roma della massima collaborazione fra le istituzioni coinvolte.
    Il presidente del Consiglio ha affidato l’incarico a Gianni Letta, sottosegretario a Palazzo Chigi, con la delega ai servizi segreti. Lo stesso Silvio Berlusconi ha spiegato che “Letta è stato il tramite e ha tenuto la regia di tutta l’operazione”.
    Il consigliere diplomatico del premier, Gianni Castallaneta, è subito volato in medio oriente per esercitare le opportune pressioni diplomatiche.
    Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha mobilitato l’ambasciata a Baghdad, e ieri, assieme a Letta, ha spiegato l’operazione nella conferenza stampa che ha annunciato la liberazione degli ostaggi.
    Caso più unico che raro, allo stesso tavolo della sala stampa di Palazzo Chigi sono apparsi anche Emilio del Mese, responsabile del Cesis, che coordina i servizi segreti e Nicolò Pollari, capo del Sismi, che ha reso possibile il blitz alleato.
    Per arrivare all’azione finale sono stati spesi molti soldi, ma Frattini ha ribadito che non c’è stata alcuna trattativa e che non è stato pagato alcun riscatto. Il denaro è stato speso soprattutto per informazioni, che hanno portato alla soffiata giusta sulla prigione degli ostaggi.
    Quando gli agenti dell’intelligence italiana sono giunti sul posto speravano di poter prendere tempo e riuscire a liberare gli ostaggi in maniera più soft, magari lasciando una via di fuga ai sequastratori.
    Lo stesso Berlusconi ha spiegato che “l’individuazione della postazione, dove erano tenuti gli ostaggi, ci faceva pensare di poter attendere qualche giorno affinché ci fosse una soluzione concordata”. Poi la nostra intelligence si è allarmata, temendo magari che i rapiti potessero essere trasferiti o un colpo di testa dei sequestratori, se questi si fossero accorti di essere stati scoperti, e ha chiesto a Roma l’autorizzazione per far intervenire i corpi speciali.
    Sempre Berlusconi spiega che “era possibile un’irruzione senza spargimento di sangue per l’esiguo numero delle persone rimaste a fare la guardia, allora ci siamo assunti questa responsabilità”. A questo punto interviene la Delta force americana e i Grom, le teste di cuoio polacche, che avevano già compiuto spettacolari azioni di commando durante l’attacco all’Iraq dello scorso anno. La notizia del blitz è arrivata proprio dal generale Mieczyslav Bieniek, comandante della divisione polacca a sud di Baghdad. Non si esclude che i rapiti da Fallujah siano stati ceduti ad altri gruppi terroristi, che operano nella zona di competenza polacca, dove non mancano sacche di estremisti sunniti e radicali sciiti. Ultimamente giornalisti e a novembre agenti dei servizi segreti spagnoli sono stati brutalmente uccisi proprio a sud di Baghdad. Nella conferenza stampa di ieri pomeriggio, il generale americano Ricardo Sanchez, comandante delle truppe terrestri della coalizione è stato particolarmente parco di dettagli, ma ha dato alcune conferme. Gli ostaggi stanno bene e alcuni sequestratori sono stati catturati.
    Secondo fonti giornalistiche a Baghdad qualche rapitore potrebbe essere stato ferito o ucciso. Il generale ha soprattutto sottolineato la caratteristica “congiunta dell’operazione”.
    Al suo fianco aveva il nostro rappresentante diplomatico a Baghdad, in completo blu e pochette bianca nel taschino della giacca. Non a caso il ministro della Difesa, Antonio Martino, ha rilasciato ieri un comunicato in cui si congratula con il Sismi e sottolinea “il fondamentale contributo per il positivo esito dell’intera vicenda e dell’azione conclusiva, che è stata un’operazione congiunta, concordata con le Forze della coalizione”.
    Dopo la liberazione, gli ostaggi sono stati trasferiti in elicottero nella capitale, probabilmente nella zona verde di Baghdad, dove il nostro personale diplomatico si è trasferito, e oggi sono attesi in Italia. Un C130 del 7° reparto operativo autonomo decollerà da Abu Dhabi per andare a prenderli all’aeroporto della capitale irachena, prima dell’alba. Da Baghdad ripartiranno per Kuwait City, dove li attende l’Airbus della presidenza del Consiglio, che li porterà a Ciampino prima di mezzogiorno.

    Fausto Biloslavo su il Fpglio del 9 giugno.

    ...sentite gli strilli provenienti dai "sinistri bamboccetti"?
    Immaginate se fosse rimasto ucciso uno dei rapiti.

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Il D-Day del...

    …Cav.

    Ferrara: stavolta non ha giocato e ha vinto

    Silenzio stampa era il titolo dell’editoriale scritto qui il giorno stesso in cui quattro italiani erano stati sequestrati in Iraq.
    Dopo qualche giorno di sbandamento e di dichiarazioni giocosamente e incautamente ottimiste, Berlusconi si è messo a fare le cose per bene, ha smesso di giocare e alla fine ha vinto. Ha cominciato a tacere in modo rigoroso, ha delegato il coordinamento della brutta storia a Gianni Letta, competente per il raccordo tra governo e intelligence, e alla fine si è assunto la responsabilità istituzionale, che è solo sua, di decidere per il blitz che ha portato alla liberazione degli ostaggi.
    Quando si è seri e si decide, un comportamento che secondo noialtri del partito degli scontenti dovrebbe essere ripetuto dal governo in molti altri campi, arrivano con la Virtù quei risultati che i maghi e i politologi chiamano Fortuna.
    Basta invece ripercorrere le miserabili prime pagine dell’Unità sugli ostaggi “abbandonati” dal governo, rileggere un centinaio di dichiarazioni da pollaio elettorale di esponenti dell’opposizione, riandare alla goffa e un po’ bieca “missione parallela” di quel chiacchierone di Gino Strada, per rendersi conto che stavolta il Cav. ha mostrato un bel senso dello Stato, nel momento stesso in cui l’opposizione ne perdeva la pur minima nozione, salvo rare eccezioni personali.
    Del D-Day del premier, e qui più che una splendida notizia umanitaria risalta un formidabile risultato politico, fa parte anche l’accordo all’Onu sull’Iraq e la transizione.
    Gli sprovveduti che guardano il dito, e non sanno dove stia la Luna, dicono che gli Stati Uniti e i loro alleati, tra cui spicca in Europa l’Italia di Berlusconi, sono tornati sulla retta via delle Nazioni Unite.
    Anche un demente capisce che è vero il contrario: la comunità internazionale, cioè i franco-tedeschi e i russi, accetta (naturalmente a mezzo di un compromesso politico-diplomatico) di partecipare alla transizione del paese liberato da Saddam Hussein verso un regime rappresentativo, mettendo fine a un disimpegno che non ha onorato chi è stato fino adesso alla finestra o ha remato controcorrente chiedendo il ritiro menefreghista e il “tutti a casa”.
    E anche in questo caso il Berlusconi che straccia gli avversari e si dimostra nel giusto è quello che non gioca né con le parole né con le cose, è quello che dall’11 settembre del 2001 in avanti non ha mai mollato la presa nella guerra al terrorismo internazionale, quello che non si è lasciato intimidire dall’establishment delle cancellerie euro-continentali, che il 10 novembre del 2001 sventolò la bandiera a stelle e strisce (lui dice “strip and stripes”) che i pacifisti bruciavano a rovine di Ground Zero ancora fumanti, quel premier che ha subito le decisioni dei mandarini sulla “non belligeranza” ma ha dato tutto l’appoggio logistico necessario all’operazione Iraqi Freedom, quel primo ministro che ha mandato tremila soldati nel posto giusto al momento giusto, e non ha mai dato neanche l’impressione di voler battere in ritirata alla Zapatero (e non sono bruscolini, stiamo parlando della parte alta della politica, gli esteri e la sicurezza).
    Non fa sempre così, ma se lo facesse, il Cav. sarebbe quasi perfetto.
    Quasi.

    Anche Ferrara in questo caso è perfetto nel raccontare la vicenda:
    mi permetto di sorridere pensando a cosa avreebbe duvuto scrivere nel caso di "operazione fallita", ostaggi morti nella sparatoria.

    saluti

  3. #3
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    Predefinito Quando l'intelligence...

    ....è intelligente

    Le nuove dimensioni della sfida terroristica hanno messo a dura prova la capacità dei servizi segreti, tarati per anni sulla competizione con quelli sovietici e impacciati nel cambiare obiettivi e metodi. Ne sa qualcosa George Tenet, che ha dovuto lasciare la direzione della Cia. In questo panorama difficile fanno ancora più impressione i successi dell’intelligence italiana, che in passato non ha certo brillato per affidabilità e risultati.
    La liberazione degli ostaggi a Baghdad, avvenuta per altro senza spargimento di sangue, è, da questo punto di vista, un capolavoro, dietro il quale, oltre a un po’ di fortuna, si intuisce un lavoro complesso e intelligente, in condizioni ambientali difficili e tra mille trappole. Anche l’individuazione di una rete terroristica islamica, compreso un indiziato per la strage di Madrid, che ha portato alla cattura di una rete collegata in Belgio, dimostra alta professionalità e buon funzionamento dei collegamenti intereuropei.
    L’Unità di ieri, sulla base della lettura piuttosto unilaterale di un rapporto europeo, titolava “Antiterrorismo, siamo gli ultimi in Europa”.
    Ha scelto proprio il giorno sbagliato per questa “denuncia” che contrasta palesemente con i fatti. Il merito di questi successi va in primo luogo ai dirigenti e agli operatori dei servizi interessati. Anche l’atteggiamento di riserbo mantenuto, in queste complesse vicende, dai responsabili politici, ha avuto il suo peso. Come nella lotta contro le risorgenze del terrorismo rosso, si è operato fattivamente e in silenzio, senza farsi prendere dalla smania di protagonismo o da tentazioni propagandistiche.
    La lotta contro il terrore internazionale e interno, che ha voluto interferire nella competizione elettorale in vari modi, sarà ancora lunga e dura, e non tutte le giornate saranno felici come quella di ieri. Il capitale di fiducia che l’intelligence si è costruita con i successi di oggi, servirà soprattutto nei momenti difficili.
    In un paese in cui il soggetto servizi si declinava invariabilmente con l’aggettivo “deviati” è, tutto sommato, un grande cambiamento.

    saluti

  4. #4
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    Predefinito

    Sono salvi, grazie a dio...

    Se fossero stati a casa non sarebbero mai stati rapiti.

    Se gli occidentali non fossero andati in Iraq nemmeno i rapitori dei tre, probabilmente, sarebbero mai esistiti.

    Che bella storia... che storia interessante...

  5. #5
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    Predefinito Re: Ostaggi

    In origine postato da mustang
    Tattica di squadra

    Milano.
    Da giorni l’intelligence italiana stava stringendo il cerchio attorno al covo dove venivano tenuti in ostaggio i nostri connazionali e un rapito polacco.
    Lunedì sera, le barbe finte avevano individuato e circondato con una stretta sorveglianza la prigione,
    ........

    Fausto Biloslavo su il Fpglio del 9 giugno.

    ...sentite gli strilli provenienti dai "sinistri bamboccetti"?
    Immaginate se fosse rimasto ucciso uno dei rapiti.

    saluti
    S'era mai letto un cumulo di baggianate del genere?

    Ah!
    Mediaset ed il Confa dovranno pagare per l'ennesima volta le spese processuali per l'ennesimo processo perso.

    Era tutto vero; come al solito.....

    (c'è un 3ad apposito; ti dev'essere "sfuggito"....)

    Bananas....

  6. #6
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    Predefinito

    In origine postato da Aeroplanino
    Sono salvi, grazie a dio...

    Se fossero stati a casa non sarebbero mai stati rapiti.

    Se gli occidentali non fossero andati in Iraq nemmeno i rapitori dei tre, probabilmente, sarebbero mai esistiti.

    Che bella storia... che storia interessante...
    --------------------------------
    Accidenti, un aeroplanino che non si piace più e decide di mutare in bamboccetto. Peccato.

    Solo un bamboccetto sragiona con i "se"; se gli angloamericani se ne stavano a casa oggi saremmo tutti nazifascisti, gli occidentali(forse si chiamerebbero ancora così) non sarebbero andati in Iraq e nemmeno i rapitori dei quattro (uno lo hanno ammazzato, aeroplanino-bamboccetto) sarebbero esistiti.
    E forse nemmeno te.

  7. #7
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    Predefinito Ostaggi di...

    ...stampa

    “Famiglie abbandonate dal governo in vacanza”. I cinquantasei giorni di prigionia nei titoli dell’Unità

    Roma. L’Unità oggi titola “Americani e polacchi liberano gli ostaggi.
    Berlusconi sequestra radio e televisione”, ma all’inizio aveva scelto il pathos: “Iraq, sangue e bugie”, era il titolo dell’editoriale di Furio Colombo del 13 aprile.
    “Quattro ostaggi italiani. La guerra degli affari privati”. L’indomani: “Orrore in Iraq, ucciso un ostaggio italiano”.
    E poi: “La rivolta delle famiglie abbandonate dal governo in vacanza”.
    A commento del “Porta a Porta” con notizia in diretta della morte di Fabrizio Quattrocchi: “Frattini, cento minuti di bugie”.
    E per tutto aprile: “Ostaggi in Iraq, buio e angoscia”. “Ostaggi, silenzio, attesa, speranza”. “Ostaggi, mandati da chi, nelle mani di chi”.
    E ancora: “Siamo tutti ostaggi di ‘Porta a Porta’”; “Ostaggi, incauto ottimismo”.
    E ancora: “Facce toste: ora il governo chiede il silenzio assoluto sugli ostaggi”.
    Qualche generalizzazione: “Governo inetto, Italia in ostaggio”. Sobrietà su questioni private: “Le famiglie si mettono in marcia”. “Siamo con voi a San Pietro”. “Cinquemila in corteo con le famiglie”.
    Il 4: “Berlusconi dice: in Iraq sino alla fine, poi vuole silenzio stampa sugli ostaggi. Il premier sostiene che sono le tv a mettere in pericolo la trattativa. Fassino: finora chi è al governo ha parlato a sproposito”.
    L’8 Gino Strada racconta l’inferno di Fallujah.
    L’11: “Le famiglie rompono il silenzio stampa”. “Governo addio. Le famiglie vanno per la loro strada”. Il padre di Stefio: “Non ci resta che sperare in Emergency”.
    Il 19 parla Gino Strada: “Gli italiani saranno liberati, ma peseranno le uscite del premier”.
    Il 22 torna la salma di Quattrocchi, l’Unità presta i suoi lamenti ai parenti degli altri: “Non vogliamo illuderci più. Le famiglie degli italiani ancora nelle mani dei rapitori. La Farnesina continua a non dirci nulla”.
    Il 31, sequestro e morte di Antonio Amato: “L’ultimo bluff della Farnesina”.
    Intervista a Luciano Violante :“La situazione precipita, il governo non capisce”. Il 3 giugno nuova eco per gli appelli della resistenza irachena: “Nuovo video con gli ostaggi (è il filmato trasmesso da al Jazeera):
    ‘Stiamo bene’. I sequestratori: l’Italia manifesti contro Bush”.
    Il 4, anniversario della liberazione di Roma: “Trattative tra familiari, telefonate con la Farnesina, niente corteo contro Bush”. Questa serie di titoli e notazioni varie, ma l’elenco è più lungo, ha a sua volta un titolo in tedesco: Schadenfreude.
    Quando la disgrazia degli altri è pretesto per la propria gioia o per la sua anticipazione sentimentale.

    quanta schifezza!!

    saluti

  8. #8
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    Predefinito Fonti di...

    ...stampa

    Roma. Ieri, il quotidiano con sede (vuota ma in trepida attesa) in largo Fochetti (Roma), la Repubblica (Rep.), sembrava un quotidiano con sede (piena e in brulicante lavorio) in largo Fokekti (Varsavia), la Repubbliska (Repk).
    Pareva la versione polacca di un giornale italiano, anzi, viceversa.
    “E, per andare con ordine, bisogna cominciare da due personaggi da cui questa storia ha inizio. Sono due iracheni. Li chiameremo l’Economo e il Prezzolato”, scrivono gli autori del retroscena sulla liberazione degli ostaggi.
    Li chiameremo l’Investigastorie e il Garante politico, Carl Boniniski e Josif D’Avanzoski.
    Raccontano che a Washington, “in un ufficio di una delle unità d’intelligence impiegata nell’operazione”, un anonimo capo dice a un anonimo sottoposto che il generale Sanchez “sta facendo il possibile per non mettere in imbarazzo gli italiani. Anche Roma vuole la sua parte”.
    L’obiettivo dell’articolo spy story, che si fa leggere di gusto, è smentire la parte italiana della storia.
    Tesi: “Bisogna lasciar perdere” quel che dicono il Cav., i ministri e “le anonime fonti dell’intelligence… (Sismi)”.
    Antitesi: i polacchi ci hanno messo un informatore, l’Economo, gli americani un altro, il Prezzolato, gli italiani nulla; anche se – ammettono i giornalisti di Repk., citando una fonte anonima americana – in zona, defilati, “c’erano due o tre sottufficiali dell’intelligence militare italiana”.
    Sintesi: “Questa è la cronaca”; non quel che scrive da Baghdad Daniele Mastrogiacomo, a pagina 4 di Rep. di ieri:
    “Per quanto riguarda gli italiani, alla base del successo c’è senz’altro un lavoro d’intelligence. Tutto nasce dall’intercettazione del telefonino di Cupertino… il Sismi getta i suoi ami… Si forma un pool d’investigatori… Due giorni fa individuano la prigione”.
    Ieri bisognava “lasciar perdere le anonime fonti Sismi”.
    Boninski non fa come Bonini, che il 3 maggio (Rep.) raccoglieva “da una qualificata fonte del Sismi” il racconto del “gioco del gatto col topo” sugli ostaggi e le “due opzioni” su come agire.
    D’Avanzoski non fa come D’Avanzo, che il 10 maggio (Rep.) scriveva che nel lavorio per liberare i prigionieri “l’uomo-chiave sarebbe un agente del servizio segreto di Saddam per molti anni in attività in Italia e, da tempo, al soldo e fonte del Sismi”.
    Allora il Sismi si poteva citare perché i servizi erano pronti e il governo indeciso.
    Ora no, perché gli ostaggi sono liberi e il governo, perbacco, non ha posto un veto alla liberazione.
    La fonte può pure essere anonima, ma per favore la conti giusta, come piace a largo Fokekti.

    altra schifezza

    saluti

  9. #9
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    Predefinito Se presi in ostaggio meglio....

    ...non farsi liberare

    Sembrerebbe semplice. Quattro italiani che erano in Iraq per guadagnarsi una ricca mesata nel primo settore industriale del paese, la sicurezza, vengono sequestrati dai banditi della cosiddetta resistenza.
    La gente che si crede perbene e non dubita dei partigiani di Saddam Hussein e di Moqtada al Sadr, dubita subito e pesantemente di loro, i “mercenari”, poi più modestamente i bodyguard.
    Uno lo ammazzano, e si comporta da uomo orgoglioso prima di essere fucilato.
    Tornano in Italia i suoi resti tra mille imbarazzi della gente che si crede perbene.
    Sarà presto dimenticato perché non era poi tanto presentabile in società, troppi muscoli e occhiali scuri, quella strana idea di morire da italiano, roba vecchia che non si porta più da anni.
    Gli altri tre sono liberati dalle truppe della coalizione dopo quasi due mesi di prigionia, per loro sfortuna alla vigilia delle elezioni europee.
    Comincia subito la solita gnagnera dietrologica, il gioco dei misteri di Stato, il sospetto della messinscena, i tanti interrogativi ancora insoluti, il chiacchiericcio televisivo e giornalese, l’inevitabile inchiesta giudiziaria con le sue ineluttabili propalazioni guidate, la piccola campagna provinciale “verdad y paz” (Spagna zapatera docet).
    La faccenda è di quelle destinate a durare, sono dietro l’angolo gli scoop, le fonti riservate e attendibili si faranno sentire in tutta la loro loquacità.
    Nessuno prova una vera curiosità di vedere il video di Fabrizio Quattrocchi, che dovrebbe essere richiesto con energia a quei marpioni di al Jazeera e trasmesso in prime time insieme con quello della decapitazione di Nick Berg.
    Nessuno vuole comprendere che cosa sia stato questo capitolo di guerra, chi siano davvero i protagonisti della storia.
    Macché storia, per i soliti noiosi ciniconi e ciacoloni della molto prevedibile industria del sospetto non può che essere una fiction dell’Italia berlusconiana, una sceneggiatura da trattare con l’arrogante sicurezza di quelli che la sanno lunga e avevano scommesso che sarebbe finita così.
    In caso di sequestro di italiani con risvolti politici, il nostro consiglio è il seguente: piuttosto di farvi liberare e di vivere un incubo perpetuo fatto di chiacchiere, insinuazioni, diffamazioni e varie strumentalità, arruolatevi con i sequestratori e fatevi riconsegnare a Gino Strada con la missione di sputtanare la coalizione e il governo italiano. Solo così sarete lasciati in pace e trattati da eroi pacifisti.

    Ferrara su il Foglio di oggi

    saluti

  10. #10
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    Predefinito Re: Se presi in ostaggio meglio....

    In origine postato da mustang

    In caso di sequestro di italiani con risvolti politici, il nostro consiglio è il seguente: piuttosto di farvi liberare e di vivere un incubo perpetuo fatto di chiacchiere, insinuazioni, diffamazioni e varie strumentalità, arruolatevi con i sequestratori e fatevi riconsegnare a Gino Strada con la missione di sputtanare la coalizione e il governo italiano. Solo così sarete lasciati in pace e trattati da eroi pacifisti.

    Ferrara su il Foglio di oggi

    saluti
    Amara ma purtroppo veritiera considerazione.

 

 
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