La pesante eredità di Prodi
Servono atti concreti per lasciarsi alle spalle la crisi del Paese
L'insensata rapina di decine di miliardi di nuove imposte e una spesa pubblica lasciata senza freni, hanno prodotto, come eredità del malgoverno prodiano, la stagnazione dell'economia denunciata da Istat e Confindustria. Le scelte del governo delle sinistre sono infatti avvenute nonostante la presenza di forti squilibri internazionali, generati da un aumento esponenziale dei costi energetici e delle materie prime, cui si è aggiunta, causa i bassi tassi di interesse americani, una crisi finanziaria della quale non si conoscono ancora tutte le conseguenze. In questo quadro le grida contro la speculazione internazionale sono fuorvianti. La sostanza dei fatti è che stanno operando due fattori concomitanti.
La maggiore domanda di cibo ed energia delle popolazioni asiatiche genera un aumento dei prezzi che terminerà solo allorquando si troveranno nuovi equilibri tra produzione e consumi. Inoltre i paesi produttori di petrolio hanno deciso di innescare, sull'accresciuta domanda di energia, una battaglia politica ed economica, facendo del prezzo del petrolio un'arma contro l'Occidente industrializzato. Lo possono fare in quanto sanno che una minore domanda di petrolio, derivante da una crisi economica occidentale, viene rimpiazzata dallo strutturale aumento della stessa ad opera dei paesi asiatici. Così i prezzi possono restare alti in quanto il consumo complessivo non si riduce. L'azione concomitante dei due fattori fa sì che si registri più inflazione e un oggettivo impoverimento delle economie occidentali. Per innescare nuova crescita economica in Occidente dovremo cambiare abitudini, stili di vita, politiche economiche e sociali, quantità e qualità della spesa, soprattutto di quella pubblica improduttiva.
Ogni euro in più improduttivo che spende lo Stato è un euro in meno nelle tasche di cittadini e imprese, già impoveriti dai maggiori costi internazionali. E' ciò che non ha capito il governo delle sinistre. Il governo Berlusconi fin dalla nascita ha invece iniziato ad aggredire i nodi dello statalismo e di nuove politiche energetiche. Ma, mentre i cittadini hanno ritrovato i motivi di una rinnovata speranza, gli statalisti, sconfitti elettoralmente, stanno reagendo con tutte le armi a loro disposizione. La punta di diamante di tale reazione è rappresentata da quei magistrati che vogliono cambiare "il regime".
Sono state messe in campo migliaia di intercettazioni telefoniche, tipiche dei regimi golpisti. E' stato eletto un portavoce giustizialista che tuona ogni giorno sui mass media. Abbiamo un Pd diviso e a rischio di scissione che crede di ritrovare forza dal cortocircuito istituzionale imposto dagli antiregime e recupera i rapporti con gli sfascia paese, Verdi e comunisti. Siamo cioè di fronte ad una organizzazione quasi perfetta per ribaltare il voto dell'aprile scorso e distruggere ogni speranza nel Paese. Diciamolo fuori dai denti: è una battaglia che si preannuncia campale. Le forze della libertà, però, possono vincerla, con i fatti e il buon governo. Importanti riforme sono già all'attenzione del Parlamento. Veltroni, impegnato ad inseguire Di Pietro, non se ne rende conto, ma i cittadini con una casa, a giugno, non hanno più pagato l'Ici e si sono ritrovati in tasca dai 200 ai 400 euro in più. I lavoratori che vorranno lavorare di più per far fronte alle maggiori spese derivanti dagli squilibri internazionali, pagheranno meno tasse. I pensionati a basso reddito avranno un bonus di 400 euro. Con il piano della pubblica amministrazione, la razionalizzazione dei costi della scuola, le fondazioni universitarie, è iniziato il dimagrimento dello Stato e si incentiva la qualità dei servizi. Sono state poste le basi per avere il controllo dell'immigrazione e più sicurezza nelle città. E' stato riavviato il percorso per ridurre la dipendenza energetica. Necessari, perché a tutela delle libertà democratiche, sono, poi, i provvedimenti del governo per disinnescare il tentativo di abbattere "il regime" e il capo dell'esecutivo.
Ad essere ottimisti, una volta che questi saranno approvati dal Parlamento, potrà avere inizio una nuova storia. Si potranno attuare il federalismo fiscale, la riduzione delle imposte e la riforma costituzionale. Con l'auspicio di un rinsavimento del Pd. Nel frattempo i giustizialisti antiregime vogliono organizzare referendum cercando consensi per realizzare fino in fondo i loro obiettivi. Per essere seri dovrebbero però proporre anche l'abolizione delle norme che tutelano le "irresponsabilità" dei magistrati per i propri errori. Quelle che, pur avendo ottenuto il voto dell'80% dei cittadini nel 1987, non sono mai state applicate.
di Gianni Ravaglia
Roma, 1 luglio 2008
tratto da http://www.pri.it/html/Home%20pri.html





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