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  1. #91
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    Intervista a La Malfa/In questo Paese spaccato a metà, il difficile per Prodi è sopravvivere
    Tempi duri per un centrosinistra che va avanti da solo

    Per Romano Prodi non sarà difficile formare il Governo, ma il suo problema è quello di farlo sopravvivere. Lo pensa il ministro delle politiche Comunitarie Giorgio La Malfa. Ecco cosa ha detto a "Il Velino".


    Ministro La Malfa, cosa succederà ora con le prossime scadenze istituzionali e a che punto è il dialogo tra maggioranza ed opposizione?

    "Il risultato delle elezioni che ha visto il Paese sostanzialmente spaccato a metà, più l'eterogeneità della coalizione che ha prevalso elettoralmente, mi inducono a pensare che la scelta di formare un Governo basato sulle forze della sola maggioranza sia destinata a lasciare l'Italia senza risposta ai suoi problemi difficili. Oggi bisognerebbe pensare ad un Governo di più vasta coalizione parlamentare. I problemi del Paese sono gravi e vanno affrontati in una coalizione più ampia. Se non ci sono le condizioni per farlo oggi, perché l'asprezza del confronto è troppo forte, ci vorrebbe quello che un tempo si sarebbe chiamato un Governo di decantazione: qualcosa che consenta di attendere. Se invece il centrosinistra decide di andare avanti da solo avrà una vita veramente molto difficile".

    Cosa pensa di ciò che è accaduto in Germania dopo le elezioni politiche dello scorso autunno? Quell'esempio può essere preso anche per buono nel nostro Paese?

    "Quello che è significativo dell'esperienza tedesca e a cui non viene mai fatta sufficiente attenzione non è tanto che sia nato un Governo di coalizione tra democristiani e socialdemocratici, ma il fatto che la Spd abbia rinunciato a formare una maggioranza di sinistra. Nel Bundestag il Partito socialdemocratico, i Verdi e il partito della Nuova sinistra socialista formato da Oskar Lafontaine e Gregor Gysi hanno la maggioranza dei voti parlamentari. Questa coalizione ha una maggioranza di voti confortevole come il centrosinistra qui in Italia alla Camera. La Spd ha preferito percorrere un'altra strada come quella della grande coalizione con la Democrazia cristiana e con un Cancelliere democristiano perché non ritengono possibile un programma serio con la sinistra di Lafontaine e Gysi. Il punto delicato della situazione politica italiana è che quello che la socialdemocrazia tedesca ha considerato impossibile in Germania qui viene considerato realistico in termini di alleanza di Governo. Ma questa prospettiva è condivisa anche da uomini politici in partiti come la Margherita, dalla Rosa nel pugno e dall'Udeur: da forze politiche che hanno una distanza abissale dalle posizioni dei Diliberto, dei Caruso e dei Bertinotti. E' questa la peculiarità dell'esperienza tedesca. In quel Paese una sinistra preferisce Governare con gli avversari piuttosto che portare al Governo una coalizione rosso-verde incapace di governare. Alcuni degli alleati di Prodi isoleranno l'Italia dal contesto internazionale".

    Che impressione ha delle trattative in corso sul nuovo Governo?

    "Fare i governi è sempre molto difficile. Come ha detto qualcuno, Berlusconi ha nella sua coalizione una posizione di grande predominio che non gli viene riconosciuta. Mercoledì c'era un articolo sulla "Stampa" in cui si diceva che, in fondo, la vera differenza è che quando Berlusconi prende una posizione di fatto conduce la sua coalizione, ma quando la stessa decisione viene presa da Prodi la sua coalizione non sembra seguirlo. Le difficoltà di Prodi nascono da questo problema. Queste difficoltà si accentueranno nei prossimi mesi. Credo che Prodi riuscirà a fare il Governo. Ma quando si tratterà di affrontare il voto del rifinanziamento della missione italiana in Iraq e in Afghanistan succederanno le cose più impressionanti".

    Cosa fa Massimo D'Alema?

    "D'Alema è una delle poche menti politiche significative nel vertice dell'Ulivo. Non sono moltissime, ma D'Alema è una di quelle. Credo che il Presidente dei Democratici di sinistra deve avere dei grandi problemi, sia nel suo partito sia con gli alleati. Per cui mi pare che il suo ruolo venga contestato. Tuttavia, se capisco bene, la riflessione di Massimo D'Alema va nella direzione che le ho detto all'inizio dell'intervista. Il presidente dei Ds capisce che per il centrosinistra imbarcarsi in una vicenda di Governo in cui il centrosinistra ha avuto il 50 per cento dei consensi e al Senato è sul filo di lana, è un problema. Non so se queste perplessità potranno trasformarsi in un'iniziativa politica".

    Cosa accadrà al Quirinale?

    "Ciampi ha detto con chiarezza di considerare il suo settennato concluso e non vuole porre il problema della sua candidatura. Il problema non è la disponibilità di Ciampi, ma quella dell'Italia. La questione è nelle mani del Parlamento e non di Ciampi. Non si tratta di dire, come ha detto qualcuno: ‘se Ciampi è disponibile lo eleggeremo'. Se l'Italia ne ha bisogno è possibile che Ciampi accetti. Questo bisogno si manifesta con un voto in Parlamento. La scelta non deve essere fatta da Ciampi, ma in base all'interesse del Paese. Non c'è nessuna richiesta da muovere a Ciampi. Il centrodestra ha fatto bene a dire che voterà Ciampi".

    Cosa farete in Parlamento con il segretario del Pri Francesco Nucara?

    "Io e Nucara siamo nel gruppo misto dove abbiamo concorso all'elezione di Marco Boato alla guida del gruppo stesso. Noi siamo nel gruppo misto perché siamo stati eletti nelle liste di Forza Italia in rappresentanza del Pri. Spero che riusciremo a costituire una componente in tale gruppo. Per il resto confronteremo la nostra politica di opposizione con la CdL. Vogliamo che in questa coalizione non ci siano soci di prima categoria o di seconda categoria. Martedì non abbiamo gradito che ci sia stato un vertice a tre".

    La leadership di Berlusconi nella CdL è forte?

    "Penso che sia indiscussa dopo il risultato del voto politico".

    tratto dal sito del Partito Repubblicano
    http://www.pri.it


  2. #92
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    Stabilità al Quirinale
    Perché rieleggere Carlo Azeglio Ciampi è la cosa migliore


    di Giorgio La Malfa

    Abbiamo detto e scritto ripetutamente, fin dai primi giorni successivi alle elezioni politiche, che l'esito del voto e la gravità dei problemi del paese imponevano ed impongono una soluzione politica innovativa rispetto al semplice schema dell'alternanza fra le due coalizioni.
    Riteniamo che la sola soluzione capace in prospettiva di fronteggiare i problemi del paese sia costituita da un accordo, non di tutto il Parlamento, ma di quelle, fra le forze politiche dell'uno e dell'altro schieramento, che si mostrino consapevoli dei problemi e decise ad affrontarli con la dovuta serietà. Abbiamo aggiunto che se l'asprezza dello scontro che ha caratterizzato questi ultimi anni e la campagna elettorale è tale da rendere impossibile il raggiungimento nell'immediato di un accordo politico di quel genere, allora sarebbe indispensabile individuare una soluzione in qualche modo transitoria, una fase di decantazione nel corso della quale fissare bene le coordinate di un'azione comune fra il grosso dei due schieramenti.
    E' in questo quadro che martedì, indipendentemente dalle decisioni scaturite dalla riunione di Berlusconi con i suoi alleati maggiori ed in anticipo su di esse, il Pri ha proposto la rielezione di Carlo Azeglio Ciampi alla Presidenza della Repubblica. La proposta non nasce soltanto dal giudizio positivo circa il modo nel quale il Presidente della Repubblica ha svolto il suo mandato. Né dalla considerazione che su quel nome è certamente possibile raggiungere un'amplissima convergenza di consensi di cui l'Italia assai si gioverebbe in questo momento. Essa riflette la valutazione che sia necessario ed opportuno cercare di colmare i fossati che dividono le forze politiche e preparare le condizioni, non tanto di un confronto dai toni più civili, bensì di un accordo politico basato su un programma comune di cose necessarie per fondare sul risanamento finanziario una politica di rilancio della crescita economica del paese.
    Noi ci terremo fermi a questa nostra linea, che scaturisce da una riflessione sulla gravità dei problemi del paese e sui mezzi necessari ad affrontarli, sia per quanto riguarda la questione immediata dell'elezione del Presidente della Repubblica, sia per quanto riguarda gli sviluppi successivi della situazione politica e dell'azione del Governo. Una parte considerevole della stampa nazionale, che nelle recenti elezioni ha più o meno esplicitamente appoggiato la coalizione di centro-sinistra, sembra essere ormai del tutto consapevole dell'insufficienza della sinistra. L'ultima aggiunta a una serie di articoli di questo genere aperta da un editoriale del direttore di "Repubblica", Ezio Mauro, all'indomani stesso delle elezioni, è costituita dal commento di Federico Geremicca su "La Stampa" del 3 maggio. Geremicca descrive un centro-sinistra in piena crisi, incapace di decidere politicamente, destinato a fallire la sua occasione. Questi giornali e commentatori non sono ancora arrivati alla conclusione che si debba ricercare una soluzione politica più adeguata ai problemi del paese come quella che noi abbiamo delineato. Esitano a farlo, perché questo li porrebbe in qualche modo in contraddizione con la linea seguita nell'imminenza delle elezioni. Ma siamo certi che la forza delle cose e l'evidenza dei problemi dovrà condurre nella direzione da noi indicata. Vi è solo da sperare che non ci voglia troppo tempo: oggi il centro-destra, che all'indomani delle elezioni ha accennato all'ipotesi di un governo di unità nazionale, non potrebbe sottrarsi a una comune responsabilità. Dopo l'avvio di un Governo che, come molti osservatori sembrano considerare inevitabile, si confermasse debole e diviso, nel centro-destra prevarrebbe l'idea di attendere nuove elezioni e il possibile ribaltamento del risultato delle recenti elezioni politiche. Il centro-sinistra deve saper valutare che, se esso nonostante tutto parte da solo, non è detto che vi sia la possibilità di un cambiamento dopo qualche tempo. Da questo punto di vista se al Quirinale vi sarà Ciampi, la sua presenza rappresenterà comunque un riferimento alla unità nazionale e quindi la porta per una soluzione di questo genere, seppure non aperta, non potrà rinchiudersi del tutto.
    Roma, 3 maggio 2006

    tratto dal sito del Partito Repubblicano
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  3. #93
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    Resta indispensabile colmare i fossati



    La buona educazione che si insegnava un tempo prescriveva di non dire mai a nessuno "Vuoi un caffè"? o addirittura "Se volessi accettare un caffè, sarei la persona più felice del mondo". Questo perché la persona cui ci si rivolgeva così, essendo, lei sì, beneducata, non avrebbe potuto rispondere altro che con un "no grazie".



    Questa lezione ci è tornata alla mente avant'ieri leggendo le dichiarazioni con le quali molti esponenti dell'Unione hanno chiosato la proposta avanzata da noi e dalla Cdl di rieleggere Ciampi. Ed è per questo che non ha sorpreso la reazione di grande dignità di quest'ultimo. Ma le ragioni politiche che Giorgio La Malfa aveva illustrato ieri nel suo editoriale su "La Voce Repubblicana" rimangono tutte. In particolare l'esigenza assoluta che il nuovo Presidente della Repubblica possa contribuire a "colmare i fossati che dividono le forze politiche", ma anche contribuire a creare le condizioni per "un accordo politico basato su un programma comune di cose necessarie per fondare sul risanamento finanziario una politica di rilancio della crescita economica del Paese".
    Se l'esigenza rimane, resta, almeno per noi, idealmente valida la candidatura di Carlo Azeglio Ciampi. Se invece il no del Presidente si confermasse irremovibile, allora valuteremmo con attenzione scrupolosa tutti gli aspetti politici ed istituzionali di questa situazione così delicata, per individuare chi fra i possibili candidati possa contribuire a realizzare quegli obiettivi primari che abbiamo sostenuto coerentemente dal primo momento su questo giornale.



    tratto dal sito del Partito Repubblicano
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  4. #94
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    Predefinito Lo strano rifiuto di Ciampi. di Davide Giacalone

    Lo strano rifiuto di Ciampi


    Sarebbe colpevole non notare le stranezze contenute nel comunicato con cui Carlo Azelio Ciampi rende nota la sua indisponibilità alla ricandidatura. Egli avanza un'obiezione relativa all'età, ed alle energie da potersi spendere, e, su questo, non solo ha ragione, ma gli rende onore. Il guaio è che non si è fermato lì.
    Ha messo per iscritto che sette anni sono lunghi, che un rinnovo finirebbe con il nuocere alla forma repubblicana, che la prassi, fin qui, si è indirizzata in tal senso. Noi, però, confiniamo con la Francia, dove il mandato presidenziale dura sette anni, il Presidente ha più poteri ed investitura popolare diretta, ci sono stati molti rinnovi e lo stesso Chiraq è al secondo mandato, tutto questo senza che la Repubblica abbia cessato di essere tale.



    In quanto alla ricandidatura, sarà bene osservare che in nessuna parte della nostra Costituzione si parla di “candidatura” alla più alta carica, ma si stabilisce che tutti i cittadini italiani, superati i cinquanta anni, possono essere chiamati alla presidenza. Il collegio dei grandi elettori è unico, proprio per la specificità della funzione, e non vota in base a candidature. Oserei spingermi un passo oltre: è inconcepibile che un italiano possa rifiutare l'ipotesi d'essere Presidente. Questo non può sfuggire a Ciampi, così come non può sfuggirgli quanto sdrucciolevole sia il terreno dell'anteposizione della prassi alla Costituzione scritta.
    Queste stranezze raccontano, credo, una storia che non si è voluta scrivere, che riassumo in tre punti: a. il Presidente Ciampi non si è voluto trovare nelle condizioni di altri suoi predecessori, di cui era più che noto il desiderio di essere rieletti, quindi ha messo le mani avanti, nel messaggio di fine anno, ed ha sottolineato che stava per andarsene; b. taluno ha apprezzato il senso di quelle parole, talaltro, però, ha preferito usarle per considerare già libero il Quirinale; c. quando i rappresentanti della metà degli italiani gli hanno ufficialmente chiesto di restare al suo posto (per la qual cosa sarebbe bastato il suo silenzio), Ciampi ha dovuto prendere atto che gli altri rispondevano: va bene, ma ce lo chieda lui. Il resto era solo ipocrisia.
    A questo punto, però, le cose non sono alla partenza, ma già oltre, nel senso che un candidato non di parte è stato silurato e sarebbe imprudente pensare che ci siano le migliori condizioni per varare una candidatura (questa sì) partigiana. Ci pensi, la maggioranza, perché l'urna può anche dar ragione alle forzature, ma poi la politica si torce e ribella, provocando rinculi in passato assai dolorosi per l'inquilino del colle. Ci pensi, perché il nuovo Presidente potrà essere l'ultimo della seconda Repubblica (dopo il pessimo servizio di Scalfaro e l'equilibrio di Ciampi), o il primo della terza, accompagnando con saggezza le riforme necessarie.

    Davide Giacalone
    www.davidegiacalone.it

    tratto da http://it.groups.yahoo.com/group/Rep...i/message/8658

  5. #95
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    Predefinito Azelio, ripensaci !


  6. #96
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    Quirinale/Pri: Bertinotti garantisca segretezza e regolarita' voto
    Nucara: "Indicare metodo per impedire dubbie interpretazioni"

    "In relazione ad articoli di stampa secondo i quali sarebbero ipotizzabili metodi tali da rendere controllabile il voto per il Capo dello Stato, mi permetto di chiederLe formalmente di individuare uno strumento certo per salvaguardare la regolarità dello scrutinio che avrà inizio l'8 maggio". Lo scrive Francesco Nucara, segretario del Pri, al presidente della Camera, Fausto Bertinotti.

    "Sono certo che Lei - prosegue la lettera - converrà sull'assoluta necessità che il criterio adottato per l'elezione della più alta Magistratura della Repubblica non debba mettere in dubbio l'assoluta segretezza del voto dei parlamentari. In un'occasione di eccezionale rilevanza della vita democratica del Paese, che avviene in un momento politico particolarmente delicato, il Pri ritiene indispensabile stabilire regole precise per tutelare l'indipendenza di scelta del singolo parlamentare".

    "Confido pienamente sul fatto che la Presidenza della Camera e l'Ufficio di Presidenza - conclude Nucara - provvedano urgentemente ad indicare un metodo unico ed univoco per impedire ogni dubbia interpretazione del voto stesso".

    Roma, 5 maggio 2006 (Apcom)

    tratto dal sito del Partito Repubblicano
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  7. #97
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    Regole certe
    Bertinotti garantisca un'interpretazione univoca del voto

    Il "Corriere della Sera" in un servizio di cronaca dedicato alla prossima elezione del capo dello Stato, firmato dalla collega Livia Michilli, riferisce che alcuni deputati avrebbero l'intenzione di utilizzare i metodi di scrittura usati al Senato nell'elezione del Presidente Marini, per rendere riconoscibile anche il voto del presidente della Repubblica il prossimo 8 maggio.



    Per questa ragione il segretario del Pri, onorevole Francesco Nucara, ha chiesto formalmente al presidente della Camera, onorevole Fausto Bertinotti, di attivarsi in modo da rendere assolutamente incontrollabile il voto per la Suprema magistratura della Repubblica.

    Il Pri riterrebbe una ferita gravissima allo stesso tessuto istituzionale del Paese, se il Capo dello Stato venisse eletto dal Parlamento riunito senza quei crismi della più assoluta segretezza che sono richiesti in un evento di questa rilevanza.

    Il nostro appello è perché il presidente della Camera e l'ufficio di Presidenza stabiliscano una modalità unica ed univoca tale da non potere permettere interpretazioni dello scrutinio.

    Il voto della presidenza di Palazzo Giustiniani è ancora fresco, e sinceramente esso è stato una pagina amara della vita delle istituzioni repubblicane.

    Addolora che vi siano addirittura dei membri della Camera che, incuranti di quello sconcio, pensino tranquillamente di ripeterlo, e addirittura in occasione dell'elezione del Capo dello Stato. Contiamo sulla sensibilità del presidente della Camera di correre immediatamente ai necessari ripari per salvaguardare una condizione indispensabile della vita istituzionale quale il voto segreto. Per cui si decida se si debba scrivere il nome ed il cognome del candidato sulla scheda di elezione, indicare la sua qualifica o meno, evitare la posposizione e quant'altro, non solo per risparmiarci il triste spettacolo che si è inscenato recentemente al Senato, ma soprattutto per garantire un principio sano della nostra democrazia. Servono delle regole ferree per impedire di controllare il voto, e servono immediatamente.

    Esse sono tanto più necessarie quando emergono all'interno della componente parlamentare comportamenti irresponsabili e tali da sovvertire prassi consolidate della Repubblica e, oltretutto, invece di biasimarli, se ne annunciano apertamente le intenzioni di riproporli. Una tale condotta sarebbe insopportabile.

    Roma, 5 maggio 2006

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  8. #98
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    Predefinito Il tanto Amato Colle


  9. #99
    Garibaldi
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    ....

  10. #100
    Christianity Under Fire
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    Il punto di accordo può essere Follini. Si può od è consigliabile nominare un presidente della sua età? Sarebbe troppo provocatorio per il Cavaliere o altri pezzi grossi associati ed attempati? Il senso d'indipendenza di Follini ed il suo centrismo mi sembrano evidente e tali da farne il presidente "imparziale" a cui si grida ricordando i trascorsi di D'Alema. Chi strilla però ci andrebbe con piacere al Colle nonostante i suoi di trascorsi... e che presidente superpresidenzial-napoleonico avremmo...

    P.S. dopo poche ore. Il Cavaliere: "Vedete - continuava a ragionare davanti ai forzisti sempre più sbigottiti - D'Alema è un uomo con un ego ipertrofico. Uno che da funzionario del Pci ora rischia di diventare il presidente della Repubblica. Cosa può volere? Gli uomini io li conosco. Vuole il consenso di tutti. Questa è la nostra garanzia. Eppoi, sapete che vi dico? Meglio lui che un centrista o peggio ancora uno sbiadito".



    Sì, il Cavaliere sembra un'altra persona, specialmente dinanzi alla prospettiva di un centrista al Colle! Il Cavaliere sà bene che Massimo è ragionevole ed affabile, e dunque il dialogo in regata sarebbe, per ironia della sorte, assicurato a zonzo sulla stessa barca già sopravissuta ad accuse e polemiche. Sarebbe divertente e rasserenante da seguire in tempo reale!
    Questa però l'ha ben capita Casini ma non Bondi!

 

 
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