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Discussione: Nietzsche

  1. #21
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    Citazione Originariamente Scritto da Πλάτων Visualizza Messaggio
    Nietszche non indica ciò che andrà a sostituire quelle verità, indica il metodo e il discrimine da utilizzare per ricercare le verità da sostituire che è ben diverso.
    E' il vivere-per-la-morte di Heidegger
    L'Intuizione Immediata..la Percezione del nostro esistere..è la Luce che illumina e riconosce ciò che è vero da ciò che è falso...
    Vivi consapevolemente oppure sii luce a te stesso..sono gli strumenti che ci consentono i battezzare le cose giuste da quelle sbagliate..
    Chi è centrato..chi è presente a se stesso..non potrà scegliere il male..come non prenderà uno scorpione in mano..Ma chi sarà pieno di congetture e pregiudizi..e la Luce interiore è fioca..sarà preda dell'errore..perchè la Verità non è un'idea o un concetto..ma siamo noi..il nostro essere..e chi risiede stabilmente nella consapevolezza del suo esistere..come potrà non essere nel Vero..?...E se ciò che dice o fa può essere sbagliato..ciò non altera minimamente la Verità..a cui partecipa..
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

  2. #22
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    Quoto Pfjodor nella non banale lettura di un Nietzsche "mistico" (nella sua accezione di speculativo o di dialettico, una disalettica non conciliativa, non hegeliana). Una mistica tragica, sempre appesa alla tensione Dioniso e Cristo. Perchè tragico è patire, assieme, affermazione e negazione, ascesa e caduta, piacere e dolore, teorizzare l'indivisibile differenza e l'inunibile unità tra i contrari, l'"Uno-duità" dell'esistenza mortale. Solo il disinteresse (ecco l'uomo nobile eckhartiano) di chi non abbia bisogno di soluzioni finali consente di ri-cor-dare l'Uno nei molti e in-tuire in molti nell'Uno, di sacrificarsi per la conoscenza, per la vita, e di trovar piacere nell'annientamento. Colui che così vive, dionisiacamente, è l'"Uber-mensch", l'oltre-(l')uomo, che sperimenta l'"unter-gehen" nell'"uber-gehen" e il tramontare, l'inabissarsi in ogni crescere e arricchirsi.

  3. #23
    simposiante
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    Citazione Originariamente Scritto da testadiprazzo Visualizza Messaggio
    perchè la Verità non è un'idea o un concetto..ma siamo noi..il nostro essere..e chi risiede stabilmente nella consapevolezza del suo esistere..come potrà non essere nel Vero
    Nietszche però non nega la vita, nega la possibilità di attribuirle un senso, un fine ultimo.
    Dici che l'esistenza è verità, se è verità è innegabile, se non è negabile è eterna? l'esperienza dell'uomo è intrinsecamente trascendenza: l'essere trascende l'esistenza mostrandosi e celandosi in essa al contempo, la realtà è trascesa dalla possibilità.
    L'essere è verità, l'esistenza (cm particolare modo di essere che è prerogativa umana) non lo è e l'esserci cm direbbe Heidegger è solo la sua possibilità.
    Esistenza è contingenza e la presa di coscienza di ciò permette la vita autentica al massimo dell'angoscia e al massimo della libertà e della passione emotiva: la consapevolezza della nostra finitezza che è data dalla possibilità + propria, ossia la morte.
    Nietszche da questo punto di vista non è la fine della metafisica, ma il suo apice: espressione della nullificaizone della differenza tra essere ed ente, della loro coincidenza, dell'appiattimento del primo sul secondo: questo è il nichilismo.
    Solo l'essere è eterno, non l'ente: il nostro particolar modo di essere è l'esistenza che si rivela tramite il nostro essere-nel-mondo e tramite il suo utilizzo a nostro interesse, la fine dell'esistenza è la fine dell'ente uomo, non la fine dell'essere che prende altre forme, altri modi..

  4. #24
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    Citazione Originariamente Scritto da Πλάτων Visualizza Messaggio
    Nietszche però non nega la vita, nega la possibilità di attribuirle un senso, un fine ultimo.
    Dici che l'esistenza è verità, se è verità è innegabile, se non è negabile è eterna? l'esperienza dell'uomo è intrinsecamente trascendenza: l'essere trascende l'esistenza mostrandosi e celandosi in essa al contempo, la realtà è trascesa dalla possibilità.
    L'essere è verità, l'esistenza (cm particolare modo di essere che è prerogativa umana) non lo è e l'esserci cm direbbe Heidegger è solo la sua possibilità.
    Esistenza è contingenza e la presa di coscienza di ciò permette la vita autentica al massimo dell'angoscia e al massimo della libertà e della passione emotiva: la consapevolezza della nostra finitezza che è data dalla possibilità + propria, ossia la morte.
    Nietszche da questo punto di vista non è la fine della metafisica, ma il suo apice: espressione della nullificaizone della differenza tra essere ed ente, della loro coincidenza, dell'appiattimento del primo sul secondo: questo è il nichilismo.
    Solo l'essere è eterno, non l'ente: il nostro particolar modo di essere è l'esistenza che si rivela tramite il nostro essere-nel-mondo e tramite il suo utilizzo a nostro interesse, la fine dell'esistenza è la fine dell'ente uomo, non la fine dell'essere che prende altre forme, altri modi..
    Quale senso può avere l'Infinito se non manifestare e non manifestare le Sue infinite possibilità..?
    Allora l'Essere..non è la radice ultima..perchè non è infinito..è limitato..manifestato come esistenza e non manifestato come Essere..o come Essere eterno ed enti transitori..
    e l'angoscia ..come aprirsi indeterminato delle possibilità della libertà..è sentita come tale..se l'Essere non ci sostiene..ma ci rifugiamo nell'ente..e lo seguiamo nella sua morte..e ciò è doloroso..e non ha forse Budda dedicato la Sua vita a vincere la morte a uscire dal destino degli enti..?
    L'Essere non è manifestato..ma è la radice della manifestazione..e l'Infinito è la radice dell'Essere..ed è rappresentato nell'esistenza da quel principio eterno che si chiama Atman..o Sè..e non va confuso con l'io e l'ego..che sono transitori e mortali..
    Mi sembra che Nietszche appiattisca l'Essere sull'ente..il Sè sull'io..operazione legittima solo a chi avendo rimosso l'illusione..il senso dell'io..può indifferente
    mente vivere il transitorio..perchè ormai assorbito nell'eterno..e per Lui non c'è più differenza.. non avendo una percezione separativa..che lo racchiuda negli enti..ma quella percezione del Sè..che lo eleva all'Essere immanifestato..e poi oltre verso l'Infinito..vero luogo di libertà assoluta..perchè non limitato da nulla...e quindi inqualificato..che qualsiasi qualificazione lo limiterebbe..
    L'Essere è nel mondo..ma ne è separato..come il sogno è separato dal sognatore..e risvegliarsi all'Essere..al Sè..è il passaggio tra la morte e la vita..tra il transitorio e l'eterno..e l'angoscia sparisce..in quanto chi può angosciarsi di un sogno quando siamo svegli..?
    Risvegliarci all'Essere è compito della vita..del suo gioco..ma disintegrare l'Essere nell'io..o negli enti..è distruggere quella fonte di Verità..che sola ci può far vivere autenticamente..e senza angoscia..perchè..di cosa dovremmo aver paura..se tutte le scelte sono solo..sogni..? e solo l'Essere è quella porta verso quell'Altrove..che.. è la nostra realtà principiale e destino finale?
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  5. #25
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    Citazione Originariamente Scritto da carthusian Visualizza Messaggio
    Quoto Pfjodor nella non banale lettura di un Nietzsche "mistico" (nella sua accezione di speculativo o di dialettico, una disalettica non conciliativa, non hegeliana). Una mistica tragica, sempre appesa alla tensione Dioniso e Cristo. Perchè tragico è patire, assieme, affermazione e negazione, ascesa e caduta, piacere e dolore, teorizzare l'indivisibile differenza e l'inunibile unità tra i contrari, l'"Uno-duità" dell'esistenza mortale. Solo il disinteresse (ecco l'uomo nobile eckhartiano) di chi non abbia bisogno di soluzioni finali consente di ri-cor-dare l'Uno nei molti e in-tuire in molti nell'Uno, di sacrificarsi per la conoscenza, per la vita, e di trovar piacere nell'annientamento. Colui che così vive, dionisiacamente, è l'"Uber-mensch", l'oltre-(l')uomo, che sperimenta l'"unter-gehen" nell'"uber-gehen" e il tramontare, l'inabissarsi in ogni crescere e arricchirsi.
    Grazie gentile forumista.


    Avrei due questioni da porle, e se riterra' utile affrontarle saro' ben lieto di proseguire il nostro dialogo.




    Primo: mi piacerebbe sentire un suo personale parere sulla lettura heideggeriana di N.



    Secondo:
    "Colui che così vive, dionisiacamente, è l'"Uber-mensch", l'oltre-(l')uomo, che sperimenta l'"unter-gehen" nell'"uber-gehen" e il tramontare, l'inabissarsi in ogni crescere e arricchirsi. "

    Questo e' vero, ma il punto qui e' un altro; e' desiderabile?
    Questo "Tramonto", porta alla pace? Certo, ma di che pace stiamo parlando?



    Magari forumulo la domanda in termini piu' semplici e diretti: cosa esattamente rappresenta per lei questa contrapposizione <Dioniso versus Cristo> che N. illumina?
    Credo sia assai importante capire bene in cosa consiste questa grandiosa intuizione del filosofo tedesco.







    "nella sua accezione di speculativo o di dialettico, una disalettica non conciliativa, non hegeliana".

    Su questo punto invece siamo completamente d'accordo.



    Cordialmente





    ps.
    Belle le riflessioni di Testadiprazzo, anche se ovviamente, i miei "maestri di vita" non sono quelli che lui ha citato.

  6. #26
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    Citazione Originariamente Scritto da pfjodor Visualizza Messaggio
    cosa esattamente rappresenta per lei questa contrapposizione <Dioniso versus Cristo> che N. illumina?
    La contrapposizione tra la consapevolezza piena della realtà contro il suo tentativo di ridurla ad una comprensione fittizia che da un lato alimenta l'illusione del senso della vita nel tentativo di valorizzarla e dall'altro impedisce una piena contemplazione della realtà e del suo intrinseco nichilismo: un tentativo di lenire le pene del vivere inibendo però la possibilità di vivere davvero la vita

  7. #27
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    Scritto in origine da pfjodor
    cosa esattamente rappresenta per lei questa contrapposizione <Dioniso versus Cristo> che N. illumina?
    La contrapposizione Dioniso Cristo..almeno nei suoi termini più generali..è la contrapposizione tra inconscio e morale..
    In Dioniso c'è l'accettazione delle forze dello psichismo profondo..nel vivere pienamente la vita..in quegli aspetti che il cristianesimo negherà poi..proiettando le aspettative in un mondo futuro..e reprimendo gli impulsi naturali..
    Ma sia Dioniso che Cristo..sono simboli che si sono sviluppati solo in Occidente al massimo grado..avendo l'Oriente un altro simbolo e cioè Budda..
    che trascende sia l'inconscio che la morale ..
    Il Conscio..la Consapevolezza..è quella dimensione che in Occidente è stata solo iniziatica..e da molti secoli neanche più rappresentata..
    In Oriente..nei sufi..nello zen..nell'advaita vedanta..il Conscio ..è la dimensione della Verità..non l'inconscio colmo di impulsi vitalistici nè una morale che rimanda in altri luoghi la sua legittimità..
    Se Nietzsche avesse capito che la morale è l'altra faccia del vitalismo inconscio ..dionisiaco..poteva fondarsi sulla Coscienza ..il Sè...che non è un concetto come la morale..nè un impulso volontaristico..ma è quella percezione di se stessi...della propria esistenza...che è il vero senso dell'eternità..come è eterno il mare..quando l'onda comprende di farne parte
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
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  8. #28
    Amore vince la morte
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    Nell'attesa delle parole del forumista Carthusian, provo a comentare con voi le vostre parole:


    Per Platon

    La contrapposizione tra la consapevolezza piena della realtà contro il suo tentativo di ridurla ad una comprensione fittizia


    Cosa e' per te consapevolezza piena della realta'?


    che da un lato alimenta l'illusione del senso della vita nel tentativo di valorizzarla e dall'altro impedisce una piena contemplazione della realtà e del suo intrinseco nichilismo

    Cosa e' per te il "senso" della vita?
    Scusa la domanda banalotta, ma forse ci serve essere banali a volte.


    un tentativo di lenire le pene del vivere inibendo però la possibilità di vivere davvero la vita

    in che senso il dionisiaco rappresenterebbe vita davvero vissuta?


    ____________________



    Per Testa

    La contrapposizione Dioniso Cristo..almeno nei suoi termini più generali..è la contrapposizione tra inconscio e morale..

    Bella questa definizione. Mi piace. Credo che questo sia il punto. Mi complimento con te amico mio.

    e reprimendo gli impulsi naturali..

    Ovvero?
    Quali impulsi?



    la morale è l'altra faccia del vitalismo inconscio ..dionisiaco

    be', questo mi sembra evidente, quasi inevitabile. Non capisco perche' tu voglia criticare questo fatto.



    percezione di se stessi...della propria esistenza...che è il vero senso dell'eternità..come è eterno il mare..quando l'onda comprende di farne parte


    Gia' l'onda e' il mare e il mare e' l'onda la so questa, ho fatto zen ("fare zen"? in effetti e' impossibile).
    Ma tu dillo a un affamato, o magari a uno con un tumore al polmone:
    l'onda e' il mare e il mare e' l'onda.


    Abbiamo un problema qui : "l'onda sanguina" mio caro.

    E allora viene il buddha di turno e dice: ma no, questo e' inganno. Illusione. Non corretta visione della realta'.
    A allora io dico:
    "ma vaffanculo te. Inganno du balle di tu sorella. L'onda sanguina. Smetti di filosofare e aiutami con le ferite. O mio illuminato, abbassati un po' che magari mi aiuti davvero".



    Non so se ho reso l'idea.

  9. #29
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    Citazione Originariamente Scritto da pfjodor Visualizza Messaggio
    Cosa e' per te consapevolezza piena della realta'?
    Forse è + giusto domandare cosa sia per Nietszche dato che si parlava di lui: è consapevolezza dell'aspetto irrazionale della natura, non riconducibile ad alcuno schema interpretativo, che sfugge alla ragione e alla possibilità dell'uomo di ricondurlo ad un senso: è il continuo divenire che implica mancanza di punti di riferimento certi, costanti, inalienabili: mancanza di verità in sè: è questo che da Socrate in poi la filosofia non ha saputo o voluto accettare, affermando che la verità esiste dentro di noi e già la possediamo, che non è di questo mondo ma è condizione necessaria e sufficiente a questo mondo, che è essenza stessa del mondo...

    Cosa e' per te il "senso" della vita?
    Il fine ultimo della vita, il nesso che lega esserci ed essere: l'esistenza cm modo particolare di essere.
    Questa la domanda a cosa è, se c'è è un altro discorso...

    in che senso il dionisiaco rappresenterebbe vita davvero vissuta?
    Secondo Nietszche? arrivare alla consapevolezza del non senso della realtà porta ad una contemplazione totale della realtà, concepire nuovamente il dionisiaco senza negarlo significa rendersi conto del fatto che non esistono punti di riferimento/verità in sè ma solo per sè: ossia veri nella misura in cui noi lo vogliamo che lo siano, per questo per Nietszche è fondamentale riprendere il dionisiaco, perchè l'umanità si renda conto che noi stessi siamo criterio di verità (il chè sa di idealismo tedesco per quanto lo ripudiasse) e possiamo imporre noi stessi le verità che riteniamo più consone alla nostra esperienza di vita eliminando le altre.

  10. #30
    simposiante
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