



Certamente sì. Poi tutte le fisse portano ad ossessioni fattivamente dannose, pensiamo a un concetto come quello dell'Azione diretta in politica che proviene dall'anarchismo, al misticismo fascista dell'azione. E' proprio una mistagogia dell'Atto. Sia a Sinistra che a Destra abbiamo visto i danni di questo platonismo.
NO UE, NO EURO, NO NATO, NO NUCLEARE, NO GREEN, NO TAV, NO PONTE, NO IA AD AZIENDE PRIVATE, SOLO DI STATO
Giustizia per Rosa e Olindo. Giustizia per la Palestina
“Sorgi, Dio, difendi la tua causa.”
"Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli…"


@Gunthr Ma l'essere non è una cosa... Gli atti non sono cose. Questa è una confusione esiziale.
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Di nuovo, l'ente è una cosa ma l'essere no. L'ente è ciò che è, pensiamo al verbo da cui origina il termine che è un participio presente (poi sostantivato) quindi intende che c'è qualcosa (qualsiasi cosa su cui decidi di soffermarti a ragionare) che esiste, che è in essere. Come l'atto viene da un participio passato, indica ciò che è stato, l'effetto dell'essere.
Quindi il non essere non è una condizione dell'essere - perché è questa l'assurda coincidentia oppositorum sottesa! - ma una condizione degli enti che possono non essere solo in rapporto a un qualche loro attributo. Ad es. una cosa non è più dove era prima, l'essere che nella realtà spazio-temporale ha la forma dell'esistenza implica il non essere quale condizione necessaria di attributi degli enti. Ma è una condizione delle cose, gli enti, non del loro essere. La sfera si muove, il suo attributo spazio-temporale, le coordinate xyz cambiano vi sono quindi dei non essere nei parametri, il tempo è scorso, ma la sfera ha tutto il suo essere, non è diminuita in qualcosa.
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La mancanza di una causa implica una contraddizione solo all’interno di una particolare visione metafisica, in relazione ad atto, potenza ecc, visione metafisica in cui, come si è visto, è già assunto in partenza che la “potenza” sia la capacità di mutare, ma solo in virtù di qualcos’altro che glielo permette. Al di fuori di questa metafisica, l’assenza di una causa non è contraddittoria.
Severino non sta dicendo che all’ente succede il niente, e quindi la risposta da dare non è che all’ente succede un altro ente per cui in qualche modo si “mantiene” l’essere. Il problema posto è invece che quel particolare ente, quell’essere determinato, diventa non essere, diventa niente. Ciò che si dilegua è il senso dell’essere in chi lo intende disponibile a non essere.
- Non esiste in Germania una cricca più spudorata e stupida di questi antisemiti.
Nietzsche, 1887








L’espressione “avere” l’essere ha senso solo all’interno della metafisica tomista, al di fuori di questa metafisica si può parlare di totalità delle cose che esistono e divengono senza intendere alcunché di trascendentale.
Questo qualcosa che noi dapprima intendiamo “confusamente” non arriva a noi direttamente come le cose, può arrivare, e diventare oggetto di riflessione filosofica, solo attraverso la mediazione del linguaggio. E quindi non può che conservare l’impronta delle strutture del linguaggio, e l’impronta della sua ambiguità. Per questo l’essere si dice, e si dice in molti modi. Non essendo il suo significato univoco, è soggetto a interpretazione. Come si vede bene anche in quello che hai appena detto sulla scelta dei termini e sulla loro etimologia: si valutano le parole sulla base di “ciò che si vuole veicolare della realtà”, cioè sulla base dell’interpretazione che si vuole dare della realtà. Al di fuori del linguaggio non c’è comprensione dell’essere, né questione filosofica dell’essere, è col linguaggio che si costruisce ciò che si vuole intendere come “essere”. Per questo è possibile riconsiderare quale sia il modo corretto di intenderlo, come ha fatto Severino, e per questo anche ogni obiezione a Severino si muoverà sul piano del linguaggio.
Nella prima: è valido un ragionamento in sé coerente, a prescindere dalla veridicità delle premesse da cui parte. E l’elenchos può stabilire se il ragionamento è sviluppato correttamente, ma non può dire nulla sulle premesse, né garantire universalità e necessità di ciò che si intuisce.
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Nietzsche, 1887


@Darwin
Tu riguardo al concetto di sostanza in Aristotele, dovresti considerare:
1) che quella che lui chiama fisica è in primo luogo una filosofia della natura che comprende anche la psicologia e solo marginalmente la fisica in senso moderno;
2) che Aristotele come scienziato in senso moderno può essere considerato un biologo, non un fisico.
Quindi il concetto metafisico di sostanza serve in primo luogo a spiegare il comportamento degli animali, compreso l'uomo, anche se poi può essere applicato a qualsiasi ente (es. le molecole materiali).
In questo contesto poi Leibniz avrà gioco facile ad estendere il concetto di sostanza individuale a tutto in un senso simile a quello di Faggin.
@emv