
Originariamente Scritto da
Giò
La tua replica parte da un non sequitur evidente che, in realtà, è soltanto la versione "aggiornata" del non sequitur che hai formulato in precedenza all'inizio dell'esposizione della tua argomentazione.
Dall'assenza della parola non segue affatto, in modo necessario, "l'assenza della cosa conosciuta come tale, cioè come identità delimitata". Perciò, la tua è un'affermazione gratuita ed arbitraria.
Sembri poi non renderti conto che l'"identità delimitata di una cosa" non è altro che il contenuto indicato dal termine della cosa. Ossia il concetto.
Perciò, non stai facendo altro che ribadire che l'assenza di una parola per indicare una determinata cosa implicherebbe necessariamente l'assenza del relativo concetto e la mancanza di percezione e/o conoscenza dell'oggetto.
Ma questi sono tutti passaggi arbitrari, non sono dimostrazioni.
Si potrebbe poi aggiungere che il più include il meno e che, se si ha il concetto del braccio, si ha anche il concetto delle sue singole parti, per quanto queste sue parti, pur identificate come a sé stanti, non siano indicate con una parola specifica.
Sono d'accordo sul fatto che non ci sia un motivo per cui non dovrebbe essere possibile tradurre certe parole in un'altra lingua, anche se quest'ultima non possiede ancora dei termini linguistici corrispondenti ai contenuti indicati da quelle parole. Il passaggio che ti manca, evidentemente, è la comprensione del fatto che ciò è possibile solo perché c'è un riferimento alla cosa conosciuta. Se per ipotesi nella lingua italiana non esistesse la parola "animale" ed un inglese continuasse a pronunciare la parola animal, io non ne coglierei mai il significato se l'inglese non mi indicasse in qualche modo qual è l'oggetto a cui si riferisce la parola animal ed io non riuscissi ad astrarne il concetto. In sintesi, si può risalire dalla parola alla cosa perché c'è una precedenza della cosa sulla parola che la indica, non il contrario.
Sei ricorso ad un argomento fantoccio: non ho detto che gli stessi risultati implichino necessariamente il ricorso agli stessi identici strumenti. Ho soltanto detto, e questo non si può negare, che senza una minima nozione di spazio la Grande muraglia cinese non sarebbe mai stata costruita. Un bambino di cinque anni può avere la nozione di spazio, ma certamente non l'avrà come un adulto e, fra gli adulti, la nozione di spazio dello studioso di architettura non sarà precisa ed approfondita quanto quella che ne ha un contadino. Questo significa che la nozione di spazio del bambino è sbagliata? Che è sbagliata quella dell'adulto o che è sbagliata quella del contadino? No, semplicemente ciascuno conosce qualcosa proporzionatamente alle proprie capacità e alle proprie attitudini: cosa che nessun realista moderato od universalista che dir si voglia ha mai negato. Per analogia, riguardo all'antica Cina, vale un ragionamento simile. Del resto, erigere un edificio presuppone inevitabilmente una forma di apprensione della quantità e della disposizione nello spazio, altrimenti, semplicemente, l'edificio o non si fa o, se si fa, è frutto di azioni casuali del singolo o dei singoli che lo costruiscono. Non si onorano gli antenati con un culto religioso se non si percepisce la distinzione tra vivi e morti e se non si coglie una relazione tra prima e dopo. Ossia: una forma di apprensione della successione temporale. Non è la nozione di spazio-tempo della fisica moderna? Pazienza: questo non dimostra che gli antichi Cinesi non sapessero cosa fossero lo spazio ed il tempo in assoluto e sarebbe decisamente erroneo sostenere che prima della scoperta della nozione scientifica della fisica moderna l'uomo non conoscesse lo spazio ed il tempo.
Al contrario, io sto asserendo che, siccome gli antichi Cinesi mangiavano, allora se ne deduce che avessero nozione del mangiare. Tu, invece, stai asserendo che, siccome non utilizzavano forchetta e coltello per mangiare, allora non avevano nozione alcuna del mangiare.