L'intesa difficile
Un colpo al cerchio e uno alla botte per tirare avanti
Se c'è una qualità che occorre riconoscere al premier è l'ostentazione di sicurezza. Magari Prodi non sa nemmeno come si concluderà la giornata, ma è certo che egli comunque riuscirà a sfangarla. Un training autogeno indispensabile per resistere in queste condizioni di tempesta in cui pure si trova. Perché il paese continua a vedere tutta una serie di problemi insoluti che minano la tenuta e la stabilità del governo ed il premier è impegnatissimo a nasconderli tutti, ma non a risolverli. Un po' come uno che fa le pulizie in casa sua buttando la polvere sotto il tappeto.
Eppure la forbice delle divergenze interne alla coalizione si sta sempre più allargando e ogni giorno reca una nuova pena. Per esempio, qualcuno forse credeva che si fosse archiviato il caso Speciale? Manco a dirlo, ecco che le argomentazioni del Pm hanno fatto insorgere il ministro Di Pietro, che ha chiesto al viceministro Visco di fare un passo indietro. Il viceministro Visco non gliele ha mandate a dire, ed ecco che uno dei due appare di troppo nello stesso gabinetto. Ma Prodi non interviene, non dirime, lascia fare, come se si trattasse non di autorevolissimi membri del governo, ma fossero scolaretti che bisticciano in classe. Bagattelle, probabilmente.
Non sembra invece una bagattella la presa di posizione del senatore Lamberto Dini che ha proclamato a chiare lettere la sua indisponibilità a votare la Finanziaria nel caso di una tassazione delle rendite. Prodi paziente ha parlato con il senatore negli States, rassicurandolo che non vi sarà alcun intervento in proposito. Ed è stato netto: le rendite finanziare non saranno toccate in questa manovra. Però, attenzione all'inciso: Prodi ha aggiunto infatti che "avremo tempo di pensarci".
La sua dichiarazione è formidabile, essa recita che "in un periodo di turbolenze finanziarie la saggezza dice di non toccare un capitolo così sensibile ed è meglio lasciare un periodo di serenità ai mercati", per cui in realtà non si esclude affatto un tale provvedimento in un secondo momento. Una tassazione delle rendite diversa dall'attuale, ha aggiunto, "va fatta nel momento e nei modi in cui si hanno i maggiori benefici". Un colpo al cerchio e uno alla botte. Il senatore Dini, uomo pragmatico, può accontentarsi ora di vedere scongiurato il provvedimento, mentre gli utopisti di Rifondazione comunista, che toccare le rendite lo vogliono fare per assunto, possono sperare nel domani.
E' vero che il capogruppo di Rc, Gennaro Migliore, ha sottolineato come le dichiarazioni di Prodi aprano un problema politico, dal momento che la tassazione delle rendite finanziarie era prevista nel Dpef e nel programma dell'Unione. Ma Prodi conta sul senso di responsabilità del partito di Giordano, che ha giurato di non volere la crisi di governo. Per cui via al negoziato, alla mediazione e al rinvio delle scelte, elementi che rendono Prodi fiducioso sull'esito del prossimo vertice.
E' una vera e propria arte sperimentata, quella del premier, e chissà che non paghi ancora una volta. Certo vi sarà un momento nel quale gli opposti non terranno più, ma di questo passo nessuno può dire che lo strappo avvenga fra sei mesi, un anno o addirittura al termine della legislatura. In questo caso la patata bollente non sarà più sua ma di chi dovrà raccogliere l'eredità di una coalizione, provata da una lunga stagione di tensione, che si consumerà inevitabilmente fino ad una divaricazione finale.
Non è un caso che all'ostentata serenità di Prodi corrisponda un certo nervosismo da parte del futuro leader del partito democratico Veltroni. Prodi cuce, Veltroni freme. E lo si capisce dagli attacchi a Miss Italia e a D'Alema, piuttosto gratuiti. Veniale il primo, più grave il secondo, visto che ricorda a chi gli fa presente il problema della compatibilità fra segreteria del Pd e governo della Capitale, che c'è chi è stato insieme "vice presidente del Consiglio, ministro degli Esteri e presidente di partito". Lo sperato effetto Veltroni sul centrosinistra si sta sgonfiando: lo rivelano i sondaggi, lo dicono i testimonial di Grillo con lo slogan "nemmeno un euro per il Pd". In conclusione non siamo così certi della fine del governo Prodi nonostante i tanti contrasti. Ma siamo certi dell'esito rocambolesco che attende il centrosinistra, sempre che il paese non subisca, in questo tirare a campare ad ogni costo, un danno ancora più grave.
Roma, 25 settembre 2007
tratto da http://www.pri.it/html/Home%20pri.html





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