Il filo logoro
Sempre più deteriorati i rapporti all'interno della maggioranza
"Il filo è sempre più logoro, anche se non si spezza formalmente": modo migliore di questo usato da Massimo Franco sul "Corriere", per descrivere la situazione politica, non c'è. Grazie al senatore a vita Cossiga e ad un senatore di An assente, il governo l'ha sfangata ancora una volta in Senato.
Ma sul fatto che la situazione sia devastata irrimediabilmente, non c'è più dubbio per alcuno. Probabilmente non ne ha nemmeno Prodi, che pure sembra essersi legato al timone della nave come Ulisse quando dovette superare il canto delle sirene. Ma se Prodi ha libere le orecchie, al contrario dell'eroe di Omero può intendere chiaramente i commenti dei suoi ministri e dei leader della sua coalizione. E' vero che il segretario del Pd, Veltroni, è impegnato in una solenne difesa formale del premier, lodando l'operato fin qui condotto dal governo, eppure è proprio il Pd ad avere dato il via ad una deriva politica che costituisce la premessa del superamento dell'attuale governo.
Prima Dini ha lasciato la Margherita per non entrare nel Pd; poi, di fronte all'ipotesi di un accordo sulla riforma elettorale fra Veltroni e Berlusconi, tutte le forze minori si sono ribellate, tranne Rifondazione, che si è invece rivoltata quando Prodi ha detto di voler difendere i minori dalle insidie della riforma elettorale.
E' però anche vero che, alla frantumazione sempre più impetuosa della maggioranza - ora abbiamo anche la conferma del ministro Di Pietro che pure si era preoccupato di osservare una certa prudenza a riguardo * si accompagna uno scompaginamento dell'opposizione che può lasciare molti confusi. Eppure ciò testimonia - ha ragione Fini - che la situazione è in movimento, tanto che proprio il leader di An è andato a pranzo con Casini e Montezemolo. Evento interessante, certo, ma non tale da preoccupare più di tanto Berlusconi. Che sa, come ha detto Mastella, che nel caso di caduta del governo e di elezioni, vincerebbe anche da solo.
Ed è probabile che la profezia sia azzeccata, visto che lo stesso presidente di Forza Italia insiste ad invocare il dialogo con Veltroni. Più della cosiddetta spallata, è il confronto con il leader del Pd a creare le peggiori magagne al governo, fra paure e sospetti.
E lo stesso Veltroni (difenda pur Prodi quanto vuole) sa bene che non può aspettare il termine della legislatura se vuole dare vita alla Nuova Italia tanto promessa. Veltroni e Berlusconi si danno, per lo meno, degli obiettivi non a lungo termine. Tutti gli altri, anche di media grandezza, rischiano invece di saltare per aria.
Per evitare questo, almeno per le forze e i soggetti che condividono la nostra stessa identità ideale e culturale, sarebbe importante passare all'iniziativa: proprio per provare a dotarci di dimensioni che ci consentano di affrontare una tempesta quale quella che si prepara. Solo se tutti i democratici ed i liberali saranno chiamati a raccolta intorno ad un programma e, mettendo da parte rivalità interne, decideranno di remare dalla stessa parte, si potrà sperare di salvare una tradizione che non vogliamo vedere di-strutta e ci batteremo perché non lo sia.
Roma, 10 dicembre 2007
tratto da http://www.pri.it/html/Home%20pri.html





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