



Ma che sta dicendo?
Quasi tutti hanno fermato o rallentato la realizzazione di centrali a scissione proprio perché stanno a vedere che progressi farà quella a fusione nucleare.
Del tutto priva di scorie, di inquinamento e di pericolosità e con potenzialità milioni di volte superiore a quello di una centrale a scissione!
È per questo che stiamo subendo pressioni enormi per tornare al nucleare!
Ci sono i detentori di quella tecnologia che cercano affannosamente di "piazzare" la loro tecnologia anche da noi prima che diventi del tutto obsoleta , sorpassata da quella fusione!
Ed ovviamente trovano politici e cittadini boccaloni pronti a sostenerli...
Saluti


Ma infatti anche loro stanno a vedere ed hanno rallentato tutti gli investimenti nella fissione per investire sempre di più nella fusione.
Non mi sembra molto ferrato ma la fusione non genera alcuna scoria radioattivae non ha alcuna ricaduta sull'ambiente.
Saluti




mi spiace ma i paesi bassi provano il fatto che non funziona per niente cosi'...
vendono l'energia quando costa uno sputo e la ricomprano dalla francia quando costa un botto...
mi spiace ma non conviene anche solo per un discorso infrastrutturale....se poi vivi di sogni ok,....


L'Avvocato dell'Atomo
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L’eolico offshore è in crisi, e non possiamo continuare a fingere che non sia vero.
Negli ultimi mesi si sono susseguite una serie di notizie che prese singolarmente non sarebbero forse particolarmente allarmanti, ma tutte assieme forniscono un quadro generale abbastanza fosco.
Nonostante infatti il numero di progetti in tutto il mondo continui a crescere, le aziende del settore si trovano a combattere con costi in aumento, colli di bottiglia della supply chain globale e una crescente volatilità dei prezzi, che sta portando a rivedere al rialzo molte contrattazioni sui sussidi e al ribasso molte previsioni di resa economica - cosa che, ça va sans dire, se fosse capitata ad un singolo progetto nucleare avrebbe già portato a gridare alla morte dell’industria.
Partiamo dal fatto più recente: pochi giorni fa il valore di mercato di Ørsted, il colosso dell'eolico offshore scandinavo, è crollato del 25% a causa dell'ultimo di una serie di notizie estive che coinvolgono tutto il settore.
Notizia 1: Nonostante Ørsted fosse l'unico offerente nella gara per costruire Revolution Wind 2 (800 MW) sulla costa orientale degli USA, il progetto non è stato assegnato a causa di “prezzi troppo elevati per i consumatori”. I colpevoli sono i tassi di interesse elevati, i costi capitali molto alti, colli di bottiglia nella supply chain, nonché l’incertezza sui crediti d’imposta federali.
“Il progetto è troppo costoso da sostenere per i clienti e i costi fuori misura rispetto ai PPA eolici offshore esistenti”.
Notizia 2: Vattenfall, l'azienda energetica svedese, ha annunciato la sospensione dello sviluppo del progetto eolico offshore Norfolk Boreas nel Regno Unito, dopo che la stima dei costi è lievitata di oltre il +40%.
La notizia è stata percepita come un chiaro segnale di allarme nel settore offshore e ha sollevato seri interrogativi sul futuro dell'intera zona Norfolk, la cui capacità eolica prevista sarebbe di 4.2 GW.
Lo stop avrà un impatto sui conti dell'azienda di circa €500 Milioni.
Notizia 3: Due colossi petroliferi, la norvegese Equinor e l'inglese BP, hanno ufficialmente richiesto un aumento del 54% dei prezzi dell'elettricità generata da tre parchi eolici offshore da 3.3 GW pianificati al largo della costa di New York (Empire Wind 1, Empire Wind 2 e Beacon Wind).
Le condizioni di mercato rendono gli accordi presi nei precedenti contratti insufficienti rispetto alle previsioni delle due aziende relative ai costi.
Notizia 4: BP e TotalEnergies hanno vinto l'asta del governo tedesco e si aggiudicano il diritto a costruire 7 GW di nuovi impianti eolici offshore.
La loro offerta per acquistare i SOLI DIRITTI di costruzione, è stata di €12.6 Miliardi. Una cifra spropositata, che non poteva essere prevista da nessuno degli altri partecipanti all'asta. L'interpretazione di questa aggressività commerciale rimane dubbia: che sia un parte di una strategia di manipolazione del mercato a breve termine per colpire i player dell'offshore, una strategia di assicurazione a lungo termine per assicurarsi un asset strategico, o entrambe? Non è chiaro.
Si scoprirà quando e se questi impianti verranno costruiti veramente.
Notizia 5: La stima del valore del portfolio di quasi 3 GW di Ørsted negli USA è calata vertiginosamente, causando un rischio di svalutazione di oltre $2.3 Miliardi.
I motivi principali sono tre:
1. circa $650 Milioni sono legati al crescente rischio relativamente alla capacità di fornitori chiave di rispettare impegni e tempi contrattuali;
2. l'aumento dell'Investment Tax Credit (ITC) per i progetti oltre il 30% è incerto, e potrebbe portare a svalutazioni fino a $800 Milioni;
3. se i tassi di interesse rimarranno ai livelli attuali alla fine del terzo trimestre, questo comporterà svalutazioni di circa $650 Milioni.
Questo è stato il trigger finale che ha spinto le azioni della multinazionale in un fosso.
Quali sono gli effetti a breve termine?
Nonostante la svalutazione finanziaria del portfolio USA non sia sufficiente a giustificare il crollo azionario, la fiducia degli investitori in questo panorama sembra vacillare, causando un aumento del credit spread, ovvero un peggioramento dell’immagine pubblica nella fase di raccolta dei capitali per finanziare nuovi progetti. Questo è un aspetto critico quando si parla di progetti a basse emissioni, perché, avendo costi operativi molto bassi, la maggior parte del rischio finanziario viene preso nel momento dell'investimento iniziale.
La perdita di fiducia degli investitori è dovuta anche allo scricchiolare dell’impalcatura di aspettative sulla discesa dei costi, creatasi nello scorso decennio sull’onda dei successi delle industrie solare ed eolica onshore. La differenza è che, per PV ed eolico terrestre, le voci di costo più importanti erano e sono legate alla componente materiale (materie prime e fabbricazione), e quindi si sono ridotte grazie all’economia di serie. Per l’eolico offshore, invece, le sfide sono soprattutto ingegneristiche e progettuali: il costo della turbina pesa relativamente poco rispetto alla progettazione e costruzione della piattaforma di galleggiamento, alla costruzione dei sistemi di connessione alla terraferma, all’ancoraggio sottomarino (ove necessario) e al noleggio delle navi installatrici. Questi non sono costi che si abbattono costruendo sempre più turbine, e infatti i cali dei costi auspicati dagli investitori non si sono verificati nella misura prevista - tanto che le ultime aste per l’assegnazione di licenze per installare nuova capacità offshore in UK stanno andando deserte, perché i sussidi offerti non bastano a coprire i costi, aumentati per via dell’inflazione.
L’unico possibile driver per la riduzione dei costi resta quello di costruire turbine sempre più grandi (il guadagno in termini di energia prodotta è proporzionale al quadrato del diametro del rotore), e per questo attualmente developers di grandi progetti spingono i produttori verso taglie dell’ordine dei 20-25 MW per turbina (ora si vedono 15-16 MW).
L'industria dell'eolico offshore ha infatti preso piede grazie all'economia di scala di turbine sempre più grandi "più grande è meglio", perché a parità di capacità ci sono meno turbine da installare e da operare.
La competizione per le turbine più grandi, con pale oltre i 100 metri è cominciata, e i player principali sono GE, VESTAS, Siemens, e le aziende cinesi.
Tuttavia, la carenza di navi di installazione, infrastrutture portuali e fiducia degli investitori esercita molta pressione sulla produzione di turbine più grandi.
Inoltre, Wood Mackenzie ha già previsto che quasi la metà delle navi installatrici nel mondo potrebbero risultare inadeguate per i grandi modelli di turbine, stimando a $13 miliardi la loro sostituzione, con tempistiche incerte.
Quando sento eminenti personaggi discutere l'inadeguatezza del nucleare per ammodernare la produzione di energia a causa dei suoi enormi costi, tassi di interesse, e colli di bottiglia nella supply chain, la frattura tra realtà e narrazione si scuce e fuoriescono cose dell'altro mondo.
Non smetterò mai di sottolineare che è una caratteristica comune a tutti i megaprogetti a basse emissioni l'essere capital-intensive, oltre che fortemente dipendenti dalla politica e da una supply chain complessa. Con la non trascurabile differenza che, oltre che per guasti e manutenzione, solare ed eolico hanno il problema che non producono quando non ci sono sole e vento.
-Andrea Fasulo
NO ALL'INVIO DI ARMI IN UCRAINA!!!







