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Discussione: Fede o scienza?

  1. #8751
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Aladar Visualizza Messaggio
    Come fa ad essere "acuto" uno che pone come premessa assoluta di tutta la sua intera filosofia qualcosa che è necessariamente ed immediatamente evidentemente una contraddizione ? non so dimmi tu..
    Come giustamente fa notare @Placido, la vera premessa della filosofia di Severino non è nella concezione del divenire, bensì dell'essere. Il famoso "ritorno a Parmenide". La sua visione del divenire è una conseguenza di questo ritorno (ritorno sui generis perché Severino non si limita a ricalcare Parmenide).

    Detto questo, anche il principio dell'identità dei contrari, a prima vista, è un'evidente contraddizione. Eppure, quante "vittime" ha mietuto Hegel?

    Quando la filosofia abbandona l'equilibrio della linea Platone-Aristotele-S. Agostino-S. Tommaso finisce spesso per tornare ad oscillare, mutatis mutandis, fra Parmenide ed Eraclito.

    Citazione Originariamente Scritto da Aladar Visualizza Messaggio
    Io non assolutizzo assolutamente nulla, sei tu quello del necessario universale. Io premetto sempre o quasi sempre per non ripeterlo ogni volta: se il modello è corretto. Infatti dico altresì, se il modello è corretto esistono eventi senza causa e il modello tomista è errato, altrimenti no. Come vedi le mie sono sempre ragionamenti che non partono da verità e necessità assolute. Lascio volentieri a voi questa palla.
    Capirai che negare l'universalità del pdc equivale ad ammettere la reale possibilità di una contraddizione ed i principi primi sono decisamente più fondanti - per usare un eufemismo - di qualsiasi modello previsionale della fisica.

    Citazione Originariamente Scritto da Aladar Visualizza Messaggio
    Non confondere l'esperimento della doppia fenditura con l'esperimento sulla polarizzazione, sono due sistemi differenti. Sappiamo benissimo cosa accade ai fotoni polarizzati verticalmente che attraversano un filtro a 45°, su 10.000 fotoni lanciati, 5.000 passano il filtro (andando a finire su un rilevatore, su una piastra fotosensibile o qualsiasi altro strumento di misura e forniscono tutti gli stessi dati) e 5.000 no. Ma la cosa importante è che tali misurazioni sono perfettamente in accordo con le previsioni del modello.
    Non giriamoci attorno: li vediamo questi fotoni mentre attraversano la fenditura (o non attraversano) oppure no? O ci limitiamo a vedere cosa i rivelatori registrano?

    Citazione Originariamente Scritto da Aladar Visualizza Messaggio
    La differenza è che noi l'effetto senza causa non solo lo osserviamo, ma abbiamo sia modelli logicamente e matematicamente coerenti che lo prevedono e che escludono proprio che la causa esista, mentre voi non avete alcuna prova dell'esistenza dell' "infimo" di cui parli.
    Invece la prova c'è. Tu stesso, senza volerlo, lo hai implicitamente confermato sottolineando che non si può nemmeno dire che il fotone (come tutte le particelle fondamentali, se non erro) abbia una struttura fisica propriamente detta. Confronta il grado di complessità e di individuabilità del fotone con quello di un composto chimico come l'acqua, di un minerale, di una pianta, di un animale e di un essere umano. Non noti (senza nemmeno troppa riflessione) che, fra queste cose, c'è una gerarchia?

    Citazione Originariamente Scritto da Aladar Visualizza Messaggio
    Non hai capito allora, per il modello quantistico non vi è altro che le sue caratteristiche e tra queste nessuna determina la scelta. Se tu pensi che esista qualcosa di più profondo, che ci sfugge, che puoi chiamare come vuoi: natura del fotone, materia prima, ecc.... stai disegnando qualcosa che confuta il modello quantomeccanico.

    Perché il modello esclude chiaramente, lo dichiara proprio, che possa esistere qualsiasi cosa che determini la scelta del fotone.
    Il modello è un modello fisico e la fisica non prende di certo in considerazione aspetti più legati alla forma di un ente come, ad esempio, la qualità. Ma questo non rientra nel suo campo d'indagine e va benissimo così. Il problema è quando si usano i modelli ed i risultati della fisica per trarre inferenze di portata più ampia ed universale, cioè metafisica.

    Citazione Originariamente Scritto da Aladar Visualizza Messaggio
    Ma l'ho capito, sto dicendoti che sei tu che non comprendi che il modello non può prevedere nulla che determini la scelta. Se non comprendi questo, è inutile che mi continui a portare nomi ed esempi tomisti, perché nulla può esserci che determina la scelta.

    Bene, quindi non esiste nulla di più profondo che possa determinare la scelta.
    Innanzitutto, di per sé, il fotone non effettua alcuna scelta, perché una scelta stricto sensu può essere fatta solo da chi è dotato di intelletto e volontà - e quindi libertà. E la libertà è caratteristica degli esseri umani, no di certo degli enti meramente (leggasi: esclusivamente) fisici.

    In secondo luogo, leggere i tanto vituperati neotomisti, se non direttamente S. Tommaso, ti aiuterebbe a scoprire che il tomismo non è mai stato determinista ante litteram, ma ha sempre riconosciuto l'esistenza di un duplice agire contingente nella natura: un agire contingente e libero, col potere del soggetto di autodeterminarsi consapevolmente, indice di perfezione ed un agire contingente "non libero", senza possibilità di autodeterminazione, che è indice di imperfezione. In quest'ultimo caso, rientra l'agire degli enti fisici (ammesso che li si possa considerare tali) del mondo microscopico.

    Facciamo pure un esempio di cosa dicono i vituperati neotomisti:

    "Sotto il rapporto di indeterminazione negativa, ogni effetto naturale futuro può essere incerto, non solo perché può non rispondere all'intenzione della natura, ma anche perché ciascuno degli effetti intesi non è sufficientemente predeterminato nelle sue cause. Ogni effetto naturale futuro, preso individualmente, comporta o può comportare in se stesso incertezza; soltanto se la natura fosse in modo assoluto determinata (come era creduta nel Medioevo l'azione degli astri) si potrebbe escludere la contingenza del futuro. Non è sufficiente dunque conoscere con esattezza il valore e la potenza delle forze esterne che di fatto agiscono su di un corpo materiale per togliere ogni contingenza dalla natura; come pure non basterebbe aggiungere, a tale conoscenza di forze esterne, la conoscenza dell'essere materiale che subisce e reagisce all'azione esterna, per poter instaurare, nel campo fisico-scientifico, un assoluto determinismo fisico duraturo" (Fr. Innocenzo d'Arenzano, "Necessità e contingenza nell'agire della natura secondo S. Tommaso", Divus Thomas, Vol. 64, genn.-giu. 1961, p. 60).

    Citazione Originariamente Scritto da Aladar Visualizza Messaggio
    No, è quanto possiamo sperimentalmente osservare ad essere l'ultimo tassello, non un concetto astratto inutile per tutto tranne che per giustificare strutture ad hoc per inserire qualcosa che non può esserci.
    Anche se fosse così (vedasi grassetto), il problema è che pure (quello che ritieni essere) l'ultimo tassello è un ente fisico ed un ente fisico è pur sempre fatto di qualcosa...Tu sai che è fatto di qualcosa (altrimenti non lo osserveresti) ma non sei in grado di andare oltre nel dire cosa sia quello di cui è fatto l'ente.
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  2. #8752
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da topquark Visualizza Messaggio
    vediamo quante altre volte devo ripeterlo: postulare variabili nascoste viola il pdnc ammesso che vuoi (e ti assicuro che vuoi) mantenere il realismo e non cadere in paradossi temporali.
    puoi aggirare il teorema di bell rigettando una delle sue ipotesi e mantenere il prs, ma paghi un prezzo molto alto come gia spiegato.
    Ecco la reductio causalitatis ad res mutabiles et occultas

    Io non postulo alcuna variabile nascosta e non m'addentro in un campo che non è il mio oltre un certo limite. Quello che però so che con certezza è che il mutamento di X in Y, se violasse il pdnc, sarebbe impossibile. E questa violazione del pdnc si verificherebbe a tutti gli effetti se davvero avvenisse senza causa. Se hai continuato a seguire la discussione fra me ed Aladar, forse, lì puoi trovare una risposta (o quanto meno una traccia da seguire).

    Citazione Originariamente Scritto da topquark Visualizza Messaggio
    La risposta alla tua domanda e' assolutamente NO.

    Chatgpt (o cosa altro tu stia usando) sbaglia quando dice "la sua presenza è implicata nel processo di interazione". NON e' vero: e' una particella virtuale, off-shell, fuori dal guscio di massa, e' un propagatore nei diagrammi di feynman. Possiamo immaginare una particella nella ns testa come utile visualizzazione del processo ma non ha alcuna "presenza" o realta' tangibile, NON e' una osservabile quantistica. Punto.
    Poi seguirebbe cmq inevitabile la domanda: cosa causa l'emissione del W?
    Ho provato a formulare la domanda a Talk Ai (utilizza l'API ufficiale di Chatgpt ma non fa parte di OpenAi):

    Durante il decadimento del muone, cosa causa l'emissione del bosone W?

    Durante il decadimento del muone, che è una particella subatomica appartenente alla famiglia dei leptoni, avviene un processo noto come decadimento beta. Il muone (μ⁻) si trasforma in un elettrone (e⁻) attraverso l'emissione di un bosone W^-.

    Il bosone W^- è una particella mediatrice della forza debole, una delle quattro forze fondamentali della natura. Nel decadimento del muone, il processo può essere descritto come segue:

    1. Il muone, che è carico negativamente, partecipa a un'interazione debole, nel corso della quale il suo quark di tipo "muonico" si trasforma in un quark di tipo "elettrone" (un leptone anche esso).
    2. Questa trasformazione è accompagnata dall'emissione di un bosone W^-.
    3. Il bosone W^- si disintegra successivamente in un elettrone e un neutrino elettronico (νₑ).

    Pertanto, l'emissione del bosone W^- durante il decadimento del muone è il risultato di un'interazione debole che permette il passaggio da una particella (muone) a due altre particelle (elettrone e neutrino elettronico), mantenendo così la conservazione della carica elettrica e dell'energia.

    In sintesi, il bosone W^- è il "mediatore" necessario affinché si verifichi il processo di decadimento del muone secondo la teoria delle interazioni deboli.
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  3. #8753
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    1) Se non è illogico ipotizzare che a monte di due effetti diversi possano porsi atti diversi allora la mia ipotesi di molteplici M non è illogica.
    Del resto gli enti non si creano da soli. Serve un atto creatore che li crei. Lo spazio, Il tempo e la fisica in genesle non c'entrano nulla.

    2) se guardo una scarpa giungo alla verità della scarpa. Questo non significa che il magico effluvio dell intelletto lambisce la scarpa o la magica aura della sua forma che la circonda. Significa che nella mente costruisco una copia della scarpa. Copia ontologicamente separata dalla scarpa.
    1) Lo è, invece, e te l'ho spiegato. Nell'ipotesi che tu hai formulato noi sappiamo che gli atti creatori sono identici in quanto, per definizione, sono una produzione senza presupposto alcuno dell'essere esistente. Questo non rende possibile considerare la diversità di effetti una prova della diversità delle cause.

    2) Non ho capito perché insisti tanto con magici effluvi et similia. Ti stai facendo suggestionare dall'avvicinamento alla vigila di Ognissanti?
    Tra l'altro, se volessimo un po' ironizzare, potremmo parlare un po' di questa "mente-operaia", costruttrice di pensieri. Con quali materiali li costruisce? Ferro o acciaio?
    Credere - Pregare - Obbedire - Vincere

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  4. #8754
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    1) Lo è, invece, e te l'ho spiegato. Nell'ipotesi che tu hai formulato noi sappiamo che gli atti creatori sono identici in quanto, per definizione, sono una produzione senza presupposto alcuno dell'essere esistente. Questo non rende possibile considerare la diversità di effetti una prova della diversità delle cause.

    2) Non ho capito perché insisti tanto con magici effluvi et similia. Ti stai facendo suggestionare dall'avvicinamento alla vigila di Ognissanti?
    Tra l'altro, se volessimo un po' ironizzare, potremmo parlare un po' di questa "mente-operaia", costruttrice di pensieri. Con quali materiali li costruisce? Ferro o acciaio?
    1) che significa "sono una produzione senza presupposto alcuno dell'essere esistente"?

    2) per copia ovviamente si intende una rappresentazione. Un modello della realtà

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    - Ne sei sicuro ?
    - Non ho alcun dubbio !

  5. #8755
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Placido Visualizza Messaggio
    Non lo confuta perché il modello quanto-meccanico è la sua capacità previsionale che rimane inalterata.
    Leibniz forse avrebbe detto che i fotoni, nel momento in cui si collocano in posizioni differenti, assumono immediatamente (o rivelerebbero?) qualità interne differenti.
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    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  6. #8756
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    1) che significa "sono una produzione senza presupposto alcuno dell'essere esistente"?

    2) per copia ovviamente si intende una rappresentazione. Un modello della realtà
    1) Significa che un determinato ente inizia ad esistere senza che la sua esistenza sia frutto di una mutazione da un soggetto pre-esistente.

    2) Ti riferisci ad un'immagine?
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    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  7. #8757
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Non ti attribuisco nulla, se non ciò che hai sostenuto tu stesso nel corso della discussione.
    Affermando in più occasioni, seppur con alcune variazioni argomentative, che nozioni e principi primi dell'essere sono solo "strutture del pensiero" che potrebbero non corrispondere alle "strutture universali delle realtà" (vedasi qui), che non abbiamo conoscenze effettivamente certe, necessarie ed universali (si vedano le ultime due righe di questo post) e che l'evidenza è "ciò che diamo per scontato" (vedasi qui), hai sostenuto, a tutti gli effetti, una tesi scettica. E, come ogni tesi scettica, tale posizione viene inevitabilmente formulata tramite l'uso di quelle stesse "strutture del pensiero" di cui si mette in dubbio l'effettiva aderenza alla realtà. Da ciò deriva l'inconsistenza dell'argomentazione su cui si fonda l'ipotesi, che risulta in se stessa contraddittoria. Il che stride palesemente con l'assertività di chi la sostiene.
    Nel momento in cui sostieni che i principi primi dell'essere potrebbero non essere verità immediatamente evidenti ma solo leggi del pensiero, che potrebbero soffrire un'inverificabile "asimmetria" con la realtà, quello che mette in dubbio la capacità dell'uomo di conoscere la realtà sei tu, visto che noi non conosciamo alcunché che non sia conforme a tali principi.
    Ennesima ripetizione, ennesimo bersaglio mancato, visto che un conto è dire che la realtà è inconoscibile, un altro del tutto diverso è dire che la realtà è conoscibile attraverso i nostri umani strumenti, a cui noi attribuiamo il carattere dell’universalità. Affermazione che non comporta alcuna contraddizione: inutile ripetere il solito strawman argument dell’incapacità dell’uomo di conoscere la realtà.


    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Ed a proposito di realtà ed interpretazione, piaccia o meno, la metafisica di derivazione aristotelico-tomista (assieme a pochissime altre correnti filosofiche) è la sola a sostenere che è necessario che ogni discorso filosofico parta da quelle evidenze che, nell'esperienza, si danno all'uomo senza mediazioni e presupposizioni e che l'uomo esprime nei (conseguenti) giudizi d'esistenza, non fondati su altri giudizi.
    Inizialmente, queste evidenze sono espresse dall'uomo comune imprecisamente. Il filosofo, invece, le rigorizza, coniando una terminologia specifica, che però non fa altro che esprimere tramite segni il contenuto dell'esperienza comune. Questo è il passaggio dal senso comune alla filosofia in generale e alla metafisica in particolare. Cioè il passaggio da un discorso disorganico, ancorché certo, sulla realtà, così come appresa nell'esperienza originaria, ad un discorso rigoroso e sistematico sulla medesima. La formalizzazione delle nozioni prime (es.: essere, unità, verità e bontà) e dei principi primi dell'essere fanno già parte di un discorso filosofico rigoroso, ma il materiale sulla base del quale il filosofo svolge la sua opera di rigorizzazione concettuale è costituito dai dati del senso comune.
    A conferma del legame inscindibile fra senso comune e metafisica, possiamo citare il fatto che tanto negli Analitici di Aristotele quanto nel commento agli Analitici di S. Tommaso, viene affermato che, per giungere ad una definizione reale rigorosa, è sempre necessario partire dalla definizione nominale, sorta dalla conoscenza spontanea del senso comune. Per questo, nel momento in cui si mettono in dubbio le nozioni ed i principi su cui si fonda la metafisica, di fatto si mette in discussione il senso comune che, per usare un'espressione di Nicolas Jouffroy condivisa da p. Garrigou-Lagrange, "è una filosofia anteriore alla filosofia propriamente detta, perché si trova spontaneamente in fondo a tutte le coscienze, indipendentemente da ogni ricerca scientifica" (Réginald Garrigou-Lagrange, "Il senso comune, la filosofia dell'essere e le formule dogmatiche", Casa Editrice Leonardo Da Vinci, 2013, pp. 82-83).
    Perciò, è vero che dai principi primi puoi arrivare alla metafisica, così come alla mineralogia. Ma in che senso? Nel senso che ogni forma del sapere, per essere tale, non può farne a meno perché il loro contenuto è costitutivo della realtà e la loro semantizzazione rigorosa, storicamente operata dalla metafisica, è la premessa necessaria ad ogni discorso di senso compiuto sulla realtà stessa. Ed è altrettanto vero che, per un altro verso, il senso comune "ci presenta enti ed essenze, atti e sostanze, sinoli e potenze". In quale senso, questa volta? Nel senso che queste parole esprimono concettualmente, in termini rigorosi, determinate evidenze che il nostro conoscere rileva come tali. Se qualcuno ritiene che queste concettualizzazioni non trovino effettiva corrispondenza nella realtà, non ha che da entrare nel merito, mostrandoci che le cose non stanno così, bensì altrimenti. Come accade in ogni disciplina secondo l'oggetto ed il metodo proprio della disciplina stessa.
    D'altronde, se volessimo sostenere che i principi primi dell'essere, in realtà, sono solo principi primi della logica che la mente di Aristotele ha indebitamente proiettato sulla realtà, considerandoli "scontatamente" sue leggi necessarie, si potrebbe pure obiettare che nel nostro pensiero, di primo acchito, non c'è di certo la frase, a noi tutti nota, con cui è stato semantizzato il principio d'identità e di non contraddizione. Questo farebbe sì che il pensato, per essere sensatamente tale, non debba rispettare il pdi ed il pdnc? Vorrebbe dire che pdi e pdnc sono solo un'interpretazione ipotetica delle strutture necessarie del pensiero? No. Non si capisce perché, invece, siccome non ci troviamo gli oggetti con l'etichetta "ente" o "essenza", come se fossero dei barattoli, allora queste nozioni dovrebbero ridursi ad un mero interpretato ipotetico.
    Con ciò - sia chiaro - non sto sostenendo che la metafisica si riduca alle nozioni ed ai principi primi. Ci sono conclusioni della metafisica che sono frutto di sillogismi dimostrativi. Ma questi sillogismi dimostrativi hanno sempre come premessa necessaria e fondamentale - prossima o remota - le nozioni ed i principi primi, nonché i giudizi di esistenza formulati sulla base dei dati fornitici dal senso comune.
    Come volevasi dimostrare, ti rifugi di nuovo in presunte evidenze. “Rigorizzazione concettuale”, “formalizzazione”, “semantizzazione” sono tutte espressioni che indicano proprio un lavoro di interpretazione della realtà. Tu da un lato ammetti che senso comune e filosofia non sono la stessa cosa, che c’è un passaggio dall’uno all’altra, ma poi finisci per identificarli dicendo che se si mette in discussione la metafisica si mette in discussione anche il senso comune (il sottotesto ovviamente è che se si accoglie il senso comune, si accoglie il tomismo, o almeno la metafisica). Questo è lo stesso errore di chi volesse ingenuamente affermare che se si nega la sua interpretazione della realtà, si nega la realtà. Ma adesso almeno si capisce da dove viene l’errore, considerata la citazione sulla “filosofia anteriore alla filosofia propriamente detta che si trova spontaneamente in fondo a tutte le coscienze”. Questo è solo un modo piuttosto comico di autoattribuirsi la qualifica di unica plausibile lettura filosofica della realtà. Come livello argomentativo siamo sotto lo zero. Quindi il tomismo altro non sarebbe che la spontanea comprensione che tutti hanno della realtà, che ha avuto bisogno solo di qualche precisazione terminologica per diventare “filosofia propriamente detta” (!!). Adesso è chiaro che le tue frequenti affermazioni di questo genere vengono da qui, da persone che parlano di filosofia negli stessi termini in cui parlerebbero di religione, e quindi invitano a riconoscere in fondo alla propria coscienza il tomismo, come inviterebbero a riconoscere in fondo al proprio cuore il messaggio cristiano. Nessun metafisico, poniamo un aristotelico, mi avrebbe risposto in questo modo, né sentirebbe il bisogno di insinuare goffamente la sua metafisica nel senso comune per metterla al riparo da ogni possibile discussione, per il semplice motivo che solo il tomista crede che la metafisica sia un passaggio necessario al discorso su Dio e abbia un risvolto dogmatico.

    Enti ed essenze, atti e sostanze, sinoli e potenze non sono evidenze del senso comune: nel senso comune non compaiono affatto - questa sì che è un’evidenza, per di più facilmente verificabile - come del resto non vi compaiono essere e non essere: sono invece concetti funzionali a una lettura metafisica della realtà, e ne costituiscono le premesse. Altre metafisiche possono avere premesse diverse, oppure dare interpretazioni divergenti delle stesse, e tutte potrebbero rivendicare di fondarsi sulla realtà.


    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Parlare di "oggettività" risulta un mero flatus vocis se quanto si dice oggettivo si sa non esserlo davvero (o quanto meno con certezza) perché non vi sarebbe alcun modo per sapere se c'è quell'aderenza effettiva alla realtà che "fa" l'oggettività.
    Ci si dovrebbe chiedere poi come si fa ad avere la nozione di "oggettività", se non ci fosse alcunché di oggettivo dal quale astrarla (a meno che non si ritenga che possa essere un'allucinazione della mente umana), e come si può considerare qualcosa "oggettivo per approssimazione" senza avere modo di distinguere con certezza ciò che è approssimato da ciò che non lo è. Sostenere che questi rilievi siano mere espressioni di "assolutismo" significa solo fare della retorica per nascondere la polvere sotto il tappetto e cercare di distogliere dalle criticità irrisolte - ed irrisolvibili - di qualsiasi forma - soft o hard - di scetticismo.
    Ma, al di là di questo, il dato di fatto è che tu hai esperienza della relazione fra pensiero e realtà esterna e sai che tale relazione sussiste perché, nella tua percezione, distingui effettivamente te stesso dalle cose a te esterne, così come distingui quelli che sono i tuoi concetti o - in senso lato - i tuoi pensieri dai singoli oggetti che li riguardano. Andando a ritroso nella conoscenza e nell'esperienza, non puoi andare più indietro di così. Pertanto, quest'esperienza è originaria e fa da presupposto a tutto il resto. La verifica della sua veridicità è nel fatto che tu non possa in alcun modo farne a meno. Per tornare alla tua "immagine": puoi mettere in discussione ciò che vedi in particolare, non puoi mettere in discussione né il fatto che tu compia l'atto di vedere né il fatto che ciò che è visto - qualsiasi cosa esso sia o possa essere - non coincida con l'atto del vedere.
    Questa irriducibilità della mente alla realtà extramentale mette in evidenza che la distinzione (e la relazione che ne consegue) non è ipotetica, ma effettiva. La conferma ce l'hai nel fatto che, nella tua mente, puoi ipotizzare, seppur contraddittoriamente, la possibilità di una realtà contraddittoria, mentre in ciò che è esterno alla tua mente né osservi né puoi osservare (o realizzare) alcunché di effettivamente contraddittorio. Se noi veramente dessimo un'impronta modellatrice (o addirittura creatrice) al mondo esterno, come mai non possiamo proprio realizzare la contraddizione, ma solo enunciarla mentalmente o, tutt'al più, graficamente?
    Ora, se la distinzione fra pensiero e realtà extramentale è, mi si passi il bisticcio di parole, reale, cosa si ha, se non un'applicazione dei principi primi che dicono che ogni cosa è uguale a se stessa e che una stessa cosa non può essere e non essere tale simultaneamente e sotto il medesimo aspetto?
    La distinzione fra pensiero e realtà io l’ho affermata, e non messa in dubbio: perché perdi tempo a rispondere che è effettiva e non ipotetica? Dire che il nostro sguardo lascia un’impronta su ciò che vede non è certo un modo di negare quella distinzione.
    In compenso trovo una tua involontaria conferma a quello che ho detto, perché parlando di una “inverificabile asimmetria” fra pensiero e realtà mi stai dando ragione. Come dicevo infatti, qualunque ipotesi sul rapporto fra pensiero e realtà non può che essere formulata dall’interno di questo rapporto, e non può quindi essere verificata: quella dell’asimmetria, e per lo stesso motivo quella della simmetria. Quindi nemmeno tu che fai riferimento a una concezione “forte” di oggettività puoi ottenere su questo punto una conclusione veramente oggettiva, forte o debole che sia. E infatti in quello che hai scritto non c’è niente che risponda nel merito a quello che ho detto, niente che fornisca la verifica mancante.


    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Il problema a monte è che tu non accetti nemmeno le evidenze del senso comune. E, se lo neghi, i casi sono due: o non ti rendi pienamente conto delle implicazioni delle opinioni che hai sostenuto finora o, metaforicamente, stai nascondendo la mano dopo aver lanciato il sasso.
    Come abbiamo visto i casi sono tre: ti hanno dato a bere che il senso comune e il tomismo sono la stessa cosa.


    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Confronta con obiettività la concezione severiniana del divenire con la visione tomista e dimmi sinceramente quale delle due risponde maggiormente al senso comune. Quella che afferma l'eternità degli enti ed il loro "apparire e scomparire dell'apparire" o quella che ne afferma la contingenza e/o la corruttibilità? In cuor tuo, al di là della posa anti-tomistica che hai assunto, dovresti sapere bene qual è la risposta.
    Capisco che la creazione ex nihilo sia il tuo cruccio, stante il tuo anti-cristianesimo, ma qualcuno ha mai asserito che la creazione ex nihilo sia un'immediata evidenza? No. Tuttavia, sta di fatto che la sua dimostrazione filosofica non nega ma anzi presuppone le autoevidenze del senso comune formalizzate dalla filosofia e dalla metafisica e segue determinate regole di inferenza. Se, ad esempio, questa dimostrazione negasse o mettesse in discussione tali autoevidenze, sarebbe già condannata in partenza. Non potrebbe affatto dirsi una dimostrazione ab origine.
    Nemmeno Severino afferma che l’avvicendarsi degli enti nell’apparire sia un’immediata evidenza, e anzi dimostra che gli enti non escono dal nulla e non vi rientrano. Non serve rispondere che Severino nega un’evidenza del senso comune (diamolo per buono, anche se non è esatto), perché il risultato non cambia: anche il tomismo con la creazione dal nulla giunge a una conclusione assurda, che nega un’evidenza del senso comune.


    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Detto questo, per me, si potrebbe pure dire che la metafisica di ascendenza aristotelico-tomista sia un modo di leggere e di interpretare la realtà: questo non vuol dire che non ci siano modi di leggere e di interpretare la realtà corretti ed altri che non lo sono. E, ammesso che la metafisica di derivazione aristotelico-tomista sia un modo di leggere e di interpretare la realtà, nulla impedisce di affermare che tale interpretazione sia veritiera. Questo implica l'esclusione di altre interpretazioni? Certo. E non si vede quale sia il problema in merito.
    La storia della scienza moderna dagli albori fino ai nostri giorni mostra con sufficiente chiarezza che la verifica sperimentale dell'ipotesi formulata non elimina né la necessità né i margini di interpretazione dei risultati ottenuti. Ma immaginiamo che gli scienziati, a prescindere dalle loro effettive convinzioni filosofiche, agissero senza rispettare i principi primi dell'essere: le loro ipotesi, a monte, e, a valle, le loro interpretazioni sarebbero inconsistenti e non sarebbe possibile nessun discorso scientifico.
    Nessun problema infatti: anche un altro metafisico può dire che la sua interpretazione è veritiera ed esclude le altre. Mentre un fisico oltre a dirlo può darne una conferma sperimentale.


    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Nel post che hai quotato ti ho detto che qualsiasi ricostruzione dei nostri atti cognitivi è inevitabilmente a posteriori. Pertanto, la posteriorità di tale ricostruzione non è argomento sufficiente a confutarla. Stesso principio si applica alla nozione metafisica di "essere". La riconduzione a posteriori di tale nozione al principio di ogni esperienza e percezione non può non avvenire ex post. Quindi considerare tale riconduzione confutata o messa in dubbio dalla sua posteriorità è un errore.
    Affermare che aliud est (c'è qualcosa) o che res sunt (ci sono delle cose) è un giudizio di esistenza che formuliamo spontaneamente e immediatamente in seguito all'apprensione intellettiva di quanto esprimiamo nel giudizio stesso. Il fatto che io chiami questo giudizio "giudizio di esistenza" non vuol dire che io identifichi totalmente l'essere con l'esistenza o viceversa, ma significa che posso giudicare esistente qualcosa solo se, prima, so che è.
    Buttarla sull'assenza del verbo "essere" in talune lingue è un altro falso argomento, che si concentra unilateralmente sulla forma dell'enunciato (il quale, per quanto possa apparire paradossale, potrebbe addirittura non esserci), trascurando del tutto la materia enunciabile.
    Proprio perché questa “riconduzione” non può che avvenire a posteriori, è assurdo dire che senza la nozione implicita e non distinta di “essere” non si potrebbe formulare alcun giudizio spontaneo. Ciò che è spontaneo evidentemente precede, e la ricostruzione di questa genealogia delle astrazioni è artificiosa e totalmente gratuita, nient’altro che un semplice racconto.

    Questo essere diventa sempre più evanescente: oltre a non avere definizione, né significato univoco, e oltre a non dire nulla delle cose cui lo si attribuisce, ora può anche non avere una parola che lo enunci, ma ugualmente una “materia enunciabile”. A quanto pare è possibile informare chi non conosce il verbo essere che l’unico motivo grazie a cui può interpretare il mondo ed esprimere giudizi è quella nozione di “essere” che non ha mai avuto - e a quanto pare è possibile farlo senza parlare di essere.


    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Le accuse di "dogmatismo" potrebbero essere seriamente prese in considerazione se chi le lanciasse, quanto meno, non lo facesse dal pulpito di posizioni inconsistenti e contradditorie ma, ciò nonostante, presentate con una stridente assertività che continua a non essere giustificata.
    Per la contraddizione vedi sopra. Per l’assertività, non dimenticare che la tua viene dalla religione, dal credere che se la ragione contraddice la fede non è ragione. Visto che parli di posizioni filosofiche consistenti, va ricordato che il tuo criterio ultimo di verità non è filosofico ma religioso.
    - Non esiste in Germania una cricca più spudorata e stupida di questi antisemiti.

    Nietzsche, 1887

  8. #8758
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da topquark Visualizza Messaggio
    La risposta alla tua domanda e' assolutamente NO.

    Chatgpt (o cosa altro tu stia usando) sbaglia quando dice "la sua presenza è implicata nel processo di interazione". NON e' vero: e' una particella virtuale, off-shell, fuori dal guscio di massa, e' un propagatore nei diagrammi di feynman. Possiamo immaginare una particella nella ns testa come utile visualizzazione del processo ma non ha alcuna "presenza" o realta' tangibile, NON e' una osservabile quantistica. Punto.
    Poi seguirebbe cmq inevitabile la domanda: cosa causa l'emissione del W?
    Ma anche fosse esattamente come dice Topquark, non c'è niente di stupido a considerare la particella virtuale come reale entità metafisica, sono problematiche simili a quelle dell'ontologia matematica.


    Ero Narel Jarvi...

  9. #8759
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Nessun problema infatti: anche un altro metafisico può dire che la sua interpretazione è veritiera ed esclude le altre. Mentre un fisico oltre a dirlo può darne una conferma sperimentale.
    @Gunthr

    Ma il fisico spesso non ha una metafisica di riferimento coerente, quindi non c'è dubbio che anche nella tua accezione non universale la combinazione fra le due cose fornisce un maggior grado di certezza.

    Per esempio non c'è dubbio che Severino abbia una consapevolezza delle implicazioni del block-universe maggiore della maggioranza dei fisici che lo ritengono possibile.


    Ero Narel Jarvi...

  10. #8760
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Io non postulo alcuna variabile nascosta e non m'addentro in un campo che non è il mio oltre un certo limite. Quello che però so che con certezza è che il mutamento di X in Y, se violasse il pdnc, sarebbe impossibile. E questa violazione del pdnc si verificherebbe a tutti gli effetti se davvero avvenisse senza causa. Se hai continuato a seguire la discussione fra me ed Aladar, forse, lì puoi trovare una risposta (o quanto meno una traccia da seguire).
    la discussione che stai tenedo con aladar non e' molto diversa da questa.

    Si, tu postuli - magari senza accorgertene - variabili nascoste quando dichiari esistente un evento osservabile che renda ragione di una transizione quantomeccanica: questo e' proprio cio che si intende con variabili nascoste.

    Ho provato a formulare la domanda a Talk Ai (utilizza l'API ufficiale di Chatgpt ma non fa parte di OpenAi):

    Durante il decadimento del muone, cosa causa l'emissione del bosone W?

    Durante il decadimento del muone, che è una particella subatomica appartenente alla famiglia dei leptoni, avviene un processo noto come decadimento beta. Il muone (μ⁻) si trasforma in un elettrone (e⁻) attraverso l'emissione di un bosone W^-.

    Il bosone W^- è una particella mediatrice della forza debole, una delle quattro forze fondamentali della natura. Nel decadimento del muone, il processo può essere descritto come segue:

    1. Il muone, che è carico negativamente, partecipa a un'interazione debole, nel corso della quale il suo quark di tipo "muonico" si trasforma in un quark di tipo "elettrone" (un leptone anche esso).
    2. Questa trasformazione è accompagnata dall'emissione di un bosone W^-.
    3. Il bosone W^- si disintegra successivamente in un elettrone e un neutrino elettronico (νₑ).

    Pertanto, l'emissione del bosone W^- durante il decadimento del muone è il risultato di un'interazione debole che permette il passaggio da una particella (muone) a due altre particelle (elettrone e neutrino elettronico), mantenendo così la conservazione della carica elettrica e dell'energia.

    In sintesi, il bosone W^- è il "mediatore" necessario affinché si verifichi il processo di decadimento del muone secondo la teoria delle interazioni deboli.
    Si! tutte risposte "da manuale" che trovi piu o meno in qualsiasi libro di testo e che non sono neppure rilevanti in questa discussione.
    Nessun evento osservabile causa l'emissione del W.

    PS: a parte la storia del "quark muonico" che non ha alcun senso, mi sa che sta allucinando un po ...
    If we are honest - and scientists have to be - we must admit that religion is a jumble of false assertions. P. Dirac

 

 
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