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Discussione: Fede o scienza?

  1. #8641
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Aladar Visualizza Messaggio
    Ma assolutamente no, altrimenti tutto il castello di Severino sarebbe stato smontato alla base da tutti. Pensare al moto come illusorio non pone alcun problema logico, non è contraddittorio tanto che si può costruire un modello che sta logicamente in piedi (non è contraddittorio) come ha fatto lo stesso Severino.
    E chi ti dice che non sia stato smontato, scusa?

    Citazione Originariamente Scritto da Aladar Visualizza Messaggio
    Questo è sapere, a casa mia, ovvero sapere che il fotone non è stato fermato dal filtro, altrimenti non avresti il click.
    Il che presuppone che il click scatti infallibilmente.

    Citazione Originariamente Scritto da Aladar Visualizza Messaggio
    Ti prego giò, questa è una supercazzola priva di alcun significato. Il fotone in quanto tale è il fotone ed è uguale identico ad un altro fotone in quanto tale e dominare o quant' altro sono categorie che non hanno alcun senso. Fotoni identici a parità di condizioni a contorno possono agire in maniera diversa, come avviene, ma senza alcuna causa o caratteristica che ne determina quel tal singolo comportamento
    Non c'è alcuna supercazzola e qui mi stai solo ripetendo ciò che mi hai già detto. Ed io allora sono costretto a ripeterti ancora una volta che la ragione per cui i singoli fotoni passano o non passano casualmente è dettata dalla loro stessa natura di fotoni e, più precisamente, propter indispositionem materiae, quae non recipit formam intentam ab agente, sed alterius modi.

    Citazione Originariamente Scritto da Aladar Visualizza Messaggio
    Io lo capisco che è fuori dai tuoi schemi mentali, ma è la natura, che se ne infischia dei nostri schemi mentali e va per la sua strada.
    Anche questa è retorica. Rinnovo l'invito a rimanere concentrato sull'argomento

    Citazione Originariamente Scritto da Aladar Visualizza Messaggio
    Detto in francese: che me frega ? i fatti rimangono tali, non c'è, ne può esserci alcuna causa che determina la scelta del fotone, con buona pace dei neotomisti.
    Te ne dovrebbe importare perché criticare ciò che non si conosce è semplicemente da ignoranti. Non penso che sia ciò che vuoi essere.

    Citazione Originariamente Scritto da Aladar Visualizza Messaggio
    Mio caso, stai invertendo l'onere della prova, sei tu che devi dimostrare che esiste qualcosa, non io. NEssuno osserva "l'infimo grado" tutti osservano l'energia che chiamiamo fotone e nient'altro.
    In un confronto dialettico, se io affermo qualcosa (spiegando in precedenza a cosa mi riferisco con determinati termini), l'eventuale negazione da parte dell'interlocutore dovrebbe prevedere un minimo di argomentazione.

    Come notato da p. Alberto Strumia (sacerdote, teologo, filosofo e fisico), il concetto di "forma" della metafisica aristotelico-tomista, tra l'altro, presenta notevoli affinità con il concetto di "informazione" che si rinviene nella teoria della complessità: a conferma ulteriore che non si tratta di mera fuffa.

    Quanto all'"infimo grado", ti basta confrontare la complessità di una pianta, dell'animale o dell'essere umano con quella di un singolo fotone per renderti conto della differenza intercorrente.

    Citazione Originariamente Scritto da Aladar Visualizza Messaggio
    Se è ciò che determina secondo te la scelta del fotone, come hai detto tu, allora è equiparabile a qualcosa di "nascosto" cioè che non vediamo, ma che determina la scelta.
    Non v'è nulla di nascosto. Per quanto possibile, conosciamo la natura del fotone.

    Citazione Originariamente Scritto da Aladar Visualizza Messaggio
    Eh no, perché nei fotoni non c'è alcun "difetto" che determina il loro ambiguo comportamento, non c'è ne ci può essere proprio nulla.
    Vuoi dirmi che il grado di complessità della "struttura fisica" di un fotone è pari o superiore a quello dei corpi del mondo macroscopico?

    Citazione Originariamente Scritto da Aladar Visualizza Messaggio
    Si.
    No.

    Citazione Originariamente Scritto da Aladar Visualizza Messaggio
    Ho risposto, ma la risposta non ti piace.
    Che risposta è "nulla"? Ovvio che non mi possa soddisfare

    Citazione Originariamente Scritto da Aladar Visualizza Messaggio
    Già è un problema per chi purtoppo vuole rimanere ancorato a quelle che ritiene verità dogmaticamente indiscutibili.
    Come se il tuo positivismo scientista non fosse ultra-dogmatico...
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    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  2. #8642
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da TheMeroving Visualizza Messaggio
    1) non è un escamotage. Se dio e pensiero creatore di dio coincidono allora posso ipotizzare molteplici M il cui pensiero creatore diverso per ogni M coincidono. A questo punto ipotizzare che questo pensiero sia finito o infinito (qualunque cosa voglia dire) diviene irrilevante. Poi possiamo chiamare quel pensiero intelligenza o algoritmo. È parimodo irrilevante.

    2) i conoscenti che necessitano conoscenza
    1) Non è così irrilevante perché, ammettendo che i tuoi motori M sono intelligenti, fornisci un ulteriore tassello che permette di dire che, anche sotto questo aspetto, sono un ricalco del Dio di S. Tommaso d'Aquino

    Adesso per "salvare" la molteplicità dei motori M affermi che ciascuno pensa un pensiero creatore differente, ma questo ovviamente suppone un'intelligenza meramente umana che non è sempre e puramente in atto.

    2) E la necessità della conoscenza chi la stabilisce?
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  3. #8643
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Aladar Visualizza Messaggio
    Ma assolutamente no, altrimenti tutto il castello di Severino sarebbe stato smontato alla base da tutti. Pensare al moto come illusorio non pone alcun problema logico, non è contraddittorio tanto che si può costruire un modello che sta logicamente in piedi (non è contraddittorio) come ha fatto lo stesso Severino.
    @Giò

    Ma come fa uno a non considerare contraddittorio un sistema semplicemente perché discusso? Senza conoscerlo nel dettaglio?

    Per i sistemi epistemici (come definiti dallo stesso Severino) la non contraddittorietà implica che sono reali, quindi la concezione fisica del block universe sarebbe dimostrata in maniera incontrovertibile.


    Ero Narel Jarvi...

  4. #8644
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Placido Visualizza Messaggio
    @Giò

    Ma come fa uno a non considerare contraddittorio un sistema semplicemente perché discusso? Senza conoscerlo nel dettaglio?

    Per i sistemi epistemici (come definiti dallo stesso Severino) la non contraddittorietà implica che sono reali, quindi la concezione fisica del block universe sarebbe dimostrata in maniera incontrovertibile.
    Il problema, anzi, la fallacia è proprio considerare vero o falso, così come dimostrato o confutato, qualcosa soltanto o principalmente sulla base del consenso che riceve.
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  5. #8645
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Eh ma questo devi spiegarlo. Se è vero che 1) ogni ente è uguale a se stesso; 2) una stessa cosa non può insieme essere e non essere sotto il medesimo aspetto; 3) c'è un mutamento; 4) ex nihilo nihil fit; 5) ciò che ancora non esiste non può darsi l'esistenza; ne consegue che è necessario che qualcosa di esistente dia l'esistenza a ciò che ancora non è. E questo ha una portata universale, a differenza delle disuguaglianze di Bell.
    Le disuguaglianze di Bell hanno portata universale perche sono teoremi.
    Cio che viene violato e' il senso comune di come ci immaginiamo nella testa che la natura debba comportarsi.
    Tutto cio che non funziona come tu pensi lo chiami violazione del pdnc.

    Non c'e' nulla di tangibile che ci faccia concludere che la mq sia sbagliata, o incompleta, o contraddittoria.

    "è necessario che qualcosa di esistente dia l'esistenza a ciò che ancora non è":
    dimmelo tu cosa di esistente fa decadere uno specifico muone senza postulare variabili nascoste.
    If we are honest - and scientists have to be - we must admit that religion is a jumble of false assertions. P. Dirac

  6. #8646
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    la ragione per cui i singoli fotoni passano o non passano casualmente è dettata dalla loro stessa natura di fotoni
    quale aspetto o proprieta' di un fotone detta o stabilisce che passera' o non passera' il polarizzatore?

    lo chiedo perche se rispondi sensatamente a questa domanda ti recapitano direttamente da stoccolma il premio nobel per la fisica.
    If we are honest - and scientists have to be - we must admit that religion is a jumble of false assertions. P. Dirac

  7. #8647
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Giò Visualizza Messaggio
    Il problema, anzi, la fallacia è proprio considerare vero o falso, così come dimostrato o confutato, qualcosa soltanto o principalmente sulla base del consenso che riceve.
    Citazione Originariamente Scritto da topquark Visualizza Messaggio
    Non c'e' nulla di tangibile che ci faccia concludere che la mq sia sbagliata, o incompleta, o contraddittoria.
    @Giò

    Volendo dare un valore al consenso, dovremmo accordarci su come misurarlo.

    Per esempio se facciamo un sondaggio fra un gruppo di fisici su quale sia l'interpretazione più corretta della MQ, lo stiamo facendo fra un gruppo di persone esperte di fisica, ma che soprattutto ritengono la fisica possibile come scienza.

    Parimenti se facciamo un sondaggio su un problema metafisico, lo dobbiamo fare fra filosofi come Severino che ritengono la metafisica possibile, altrimenti otterremo un risultato falsato.

    Di certo non possiamo includere Topquark nel sondaggio, perché quando ti chiede qualcosa di "tangibile" è palese che per lui la metafisica è impossibile, non rappresenta una forma di conoscenza che possa avere un valore.

    Se poi mi si dice che oggi i filosofi che credono che si possa fare metafisica sono pochi, non è dirimente perché non c'è nessuna prova incontrovertibile che la metafisica sia impossibile oppure che la nostra epoca rappresenti il vertice del sapere e quei pochi restano gli unici esperti a cui possiamo rivolgerci dal vivo.


    Ero Narel Jarvi...

  8. #8648
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Sì, sbagli perché continui ad attribuirmi una tesi che non ho proposto.
    Non ti attribuisco nulla, se non ciò che hai sostenuto tu stesso nel corso della discussione.

    Affermando in più occasioni, seppur con alcune variazioni argomentative, che nozioni e principi primi dell'essere sono solo "strutture del pensiero" che potrebbero non corrispondere alle "strutture universali delle realtà" (vedasi qui), che non abbiamo conoscenze effettivamente certe, necessarie ed universali (si vedano le ultime due righe di questo post) e che l'evidenza è "ciò che diamo per scontato" (vedasi qui), hai sostenuto, a tutti gli effetti, una tesi scettica. E, come ogni tesi scettica, tale posizione viene inevitabilmente formulata tramite l'uso di quelle stesse "strutture del pensiero" di cui si mette in dubbio l'effettiva aderenza alla realtà. Da ciò deriva l'inconsistenza dell'argomentazione su cui si fonda l'ipotesi, che risulta in se stessa contraddittoria. Il che stride palesemente con l'assertività di chi la sostiene.

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    L’errore viene sempre dal tuo rifiuto di distinguere fra realtà e interpretazione metafisica della realtà, per cui se uno mette in dubbio la metafisica, mette in dubbio la capacità dell’uomo di conoscere la realtà. I principi della logica da soli non conducono alla metafisica, non più di quanto conducano alla mineralogia: è una particolare lettura di quei principi a fare la metafisica, che in aggiunta a quei principi avrà i suoi particolari assiomi, che ne faranno un particolare metafisica. A meno che tu non voglia dire che il senso comune - comune appunto in quanto non filosofico - ci presenta enti ed essenze, atti e sostanze, sinoli e potenze, la metafisica è una particolare lettura della realtà, ma non è la realtà, quindi non è contraddittorio metterla in discussione. Per lo stesso motivo, se uno ammette che per ragionare deve rispettare i principi della logica, non significa che stia implicitamente dando per vera la metafisica, pena la contraddizione, o il non poter distinguere fra pensiero e realtà, non poter argomentare o formulare giudizi o ipotesi.
    Nel momento in cui sostieni che i principi primi dell'essere potrebbero non essere verità immediatamente evidenti ma solo leggi del pensiero, che potrebbero soffrire un'inverificabile "asimmetria" con la realtà, quello che mette in dubbio la capacità dell'uomo di conoscere la realtà sei tu, visto che noi non conosciamo alcunché che non sia conforme a tali principi.

    Ed a proposito di realtà ed interpretazione, piaccia o meno, la metafisica di derivazione aristotelico-tomista (assieme a pochissime altre correnti filosofiche) è la sola a sostenere che è necessario che ogni discorso filosofico parta da quelle evidenze che, nell'esperienza, si danno all'uomo senza mediazioni e presupposizioni e che l'uomo esprime nei (conseguenti) giudizi d'esistenza, non fondati su altri giudizi.

    Inizialmente, queste evidenze sono espresse dall'uomo comune imprecisamente. Il filosofo, invece, le rigorizza, coniando una terminologia specifica, che però non fa altro che esprimere tramite segni il contenuto dell'esperienza comune. Questo è il passaggio dal senso comune alla filosofia in generale e alla metafisica in particolare. Cioè il passaggio da un discorso disorganico, ancorché certo, sulla realtà, così come appresa nell'esperienza originaria, ad un discorso rigoroso e sistematico sulla medesima. La formalizzazione delle nozioni prime (es.: essere, unità, verità e bontà) e dei principi primi dell'essere fanno già parte di un discorso filosofico rigoroso, ma il materiale sulla base del quale il filosofo svolge la sua opera di rigorizzazione concettuale è costituito dai dati del senso comune.

    A conferma del legame inscindibile fra senso comune e metafisica, possiamo citare il fatto che tanto negli Analitici di Aristotele quanto nel commento agli Analitici di S. Tommaso, viene affermato che, per giungere ad una definizione reale rigorosa, è sempre necessario partire dalla definizione nominale, sorta dalla conoscenza spontanea del senso comune. Per questo, nel momento in cui si mettono in dubbio le nozioni ed i principi su cui si fonda la metafisica, di fatto si mette in discussione il senso comune che, per usare un'espressione di Nicolas Jouffroy condivisa da p. Garrigou-Lagrange, "è una filosofia anteriore alla filosofia propriamente detta, perché si trova spontaneamente in fondo a tutte le coscienze, indipendentemente da ogni ricerca scientifica" (Réginald Garrigou-Lagrange, "Il senso comune, la filosofia dell'essere e le formule dogmatiche", Casa Editrice Leonardo Da Vinci, 2013, pp. 82-83).

    Perciò, è vero che dai principi primi puoi arrivare alla metafisica, così come alla mineralogia. Ma in che senso? Nel senso che ogni forma del sapere, per essere tale, non può farne a meno perché il loro contenuto è costitutivo della realtà e la loro semantizzazione rigorosa, storicamente operata dalla metafisica, è la premessa necessaria ad ogni discorso di senso compiuto sulla realtà stessa. Ed è altrettanto vero che, per un altro verso, il senso comune "ci presenta enti ed essenze, atti e sostanze, sinoli e potenze". In quale senso, questa volta? Nel senso che queste parole esprimono concettualmente, in termini rigorosi, determinate evidenze che il nostro conoscere rileva come tali. Se qualcuno ritiene che queste concettualizzazioni non trovino effettiva corrispondenza nella realtà, non ha che da entrare nel merito, mostrandoci che le cose non stanno così, bensì altrimenti. Come accade in ogni disciplina secondo l'oggetto ed il metodo proprio della disciplina stessa.

    D'altronde, se volessimo sostenere che i principi primi dell'essere, in realtà, sono solo principi primi della logica che la mente di Aristotele ha indebitamente proiettato sulla realtà, considerandoli "scontatamente" sue leggi necessarie, si potrebbe pure obiettare che nel nostro pensiero, di primo acchito, non c'è di certo la frase, a noi tutti nota, con cui è stato semantizzato il principio d'identità e di non contraddizione. Questo farebbe sì che il pensato, per essere sensatamente tale, non debba rispettare il pdi ed il pdnc? Vorrebbe dire che pdi e pdnc sono solo un'interpretazione ipotetica delle strutture necessarie del pensiero? No. Non si capisce perché, invece, siccome non ci troviamo gli oggetti con l'etichetta "ente" o "essenza", come se fossero dei barattoli, allora queste nozioni dovrebbero ridursi ad un mero interpretato ipotetico.

    Con ciò - sia chiaro - non sto sostenendo che la metafisica si riduca alle nozioni ed ai principi primi. Ci sono conclusioni della metafisica che sono frutto di sillogismi dimostrativi. Ma questi sillogismi dimostrativi hanno sempre come premessa necessaria e fondamentale - prossima o remota - le nozioni ed i principi primi, nonché i giudizi di esistenza formulati sulla base dei dati fornitici dal senso comune.

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Vediamo se risulta più efficace un’immagine: uno sguardo può vedere anche se stesso e quindi stabilire oggettivamente il rapporto fra se stesso e ciò che vede? O piuttosto potrà formulare delle ipotesi restando all’interno di questo rapporto, e considerarle, in mancanza di meglio, oggettive? E oltre a questo: lo sguardo è davvero neutro o piuttosto dà la propria impronta a ciò che vede (in un certo senso modellandolo e creandolo)? Il principio di non contraddizione fa parte del rapporto (e dell’impronta), e in quanto tale non può fornire la risposta, men che meno essere di per sé la risposta. La valenza universale delle conoscenze umane, questa oggettività che prescinde dall’uomo e dai suoi mezzi conoscitivi, può essere creduta (religione, metafisica), ma non può essere verificata. Solo in una prospettiva assolutistica questo significa squalificare la conoscenza a illusione.
    Parlare di "oggettività" risulta un mero flatus vocis se quanto si dice oggettivo si sa non esserlo davvero (o quanto meno con certezza) perché non vi sarebbe alcun modo per sapere se c'è quell'aderenza effettiva alla realtà che "fa" l'oggettività.

    Ci si dovrebbe chiedere poi come si fa ad avere la nozione di "oggettività", se non ci fosse alcunché di oggettivo dal quale astrarla (a meno che non si ritenga che possa essere un'allucinazione della mente umana), e come si può considerare qualcosa "oggettivo per approssimazione" senza avere modo di distinguere con certezza ciò che è approssimato da ciò che non lo è. Sostenere che questi rilievi siano mere espressioni di "assolutismo" significa solo fare della retorica per nascondere la polvere sotto il tappetto e cercare di distogliere dalle criticità irrisolte - ed irrisolvibili - di qualsiasi forma - soft o hard - di scetticismo.

    Ma, al di là di questo, il dato di fatto è che tu hai esperienza della relazione fra pensiero e realtà esterna e sai che tale relazione sussiste perché, nella tua percezione, distingui effettivamente te stesso dalle cose a te esterne, così come distingui quelli che sono i tuoi concetti o - in senso lato - i tuoi pensieri dai singoli oggetti che li riguardano. Andando a ritroso nella conoscenza e nell'esperienza, non puoi andare più indietro di così. Pertanto, quest'esperienza è originaria e fa da presupposto a tutto il resto. La verifica della sua veridicità è nel fatto che tu non possa in alcun modo farne a meno. Per tornare alla tua "immagine": puoi mettere in discussione ciò che vedi in particolare, non puoi mettere in discussione né il fatto che tu compia l'atto di vedere né il fatto che ciò che è visto - qualsiasi cosa esso sia o possa essere - non coincida con l'atto del vedere.

    Questa irriducibilità della mente alla realtà extramentale mette in evidenza che la distinzione (e la relazione che ne consegue) non è ipotetica, ma effettiva. La conferma ce l'hai nel fatto che, nella tua mente, puoi ipotizzare, seppur contraddittoriamente, la possibilità di una realtà contraddittoria, mentre in ciò che è esterno alla tua mente né osservi né puoi osservare (o realizzare) alcunché di effettivamente contraddittorio. Se noi veramente dessimo un'impronta modellatrice (o addirittura creatrice) al mondo esterno, come mai non possiamo proprio realizzare la contraddizione, ma solo enunciarla mentalmente o, tutt'al più, graficamente?

    Ora, se la distinzione fra pensiero e realtà extramentale è, mi si passi il bisticcio di parole, reale, cosa si ha, se non un'applicazione dei principi primi che dicono che ogni cosa è uguale a se stessa e che una stessa cosa non può essere e non essere tale simultaneamente e sotto il medesimo aspetto?

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Se il punto non è la “verità in sé”, né l’universalità e necessità dei criteri, e se la metafisica ha semplicemente fatto propria la concezione della verità del senso comune, si conferma che basandoci sul senso comune, accettando le regole del gioco, si può discutere del vero e del falso senza che questo implichi in qualche modo fare della metafisica.
    Il problema a monte è che tu non accetti nemmeno le evidenze del senso comune. E, se lo neghi, i casi sono due: o non ti rendi pienamente conto delle implicazioni delle opinioni che hai sostenuto finora o, metaforicamente, stai nascondendo la mano dopo aver lanciato il sasso.

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Non sarebbe così se la metafisica non fosse un modo di leggere e interpretare la realtà (cosa sarebbe allora?) e quindi di stabilire che cosa la realtà sia. Severino parte dal senso comune per poi arrivare a conclusioni che se ne allontanano, ma così fa anche il tomismo - se l’idea della creazione dal nulla non ti sembra assurda, è solo per assuefazione - e in entrambi i casi non è nella realtà pre-interpretazione metafisica che si può riscontrare la correttezza delle rispettive teorie. Il metafisico non ne può certo dare nella realtà una verifica sperimentale, come può fare uno scienziato, il quale lavora sulla base dei suoi criteri senza nessuna necessità di prendere in considerazione i criteri della metafisica, o in generale della filosofia.
    Confronta con obiettività la concezione severiniana del divenire con la visione tomista e dimmi sinceramente quale delle due risponde maggiormente al senso comune. Quella che afferma l'eternità degli enti ed il loro "apparire e scomparire dell'apparire" o quella che ne afferma la contingenza e/o la corruttibilità? In cuor tuo, al di là della posa anti-tomistica che hai assunto, dovresti sapere bene qual è la risposta.

    Capisco che la creazione ex nihilo sia il tuo cruccio, stante il tuo anti-cristianesimo, ma qualcuno ha mai asserito che la creazione ex nihilo sia un'immediata evidenza? No. Tuttavia, sta di fatto che la sua dimostrazione filosofica non nega ma anzi presuppone le autoevidenze del senso comune formalizzate dalla filosofia e dalla metafisica e segue determinate regole di inferenza. Se, ad esempio, questa dimostrazione negasse o mettesse in discussione tali autoevidenze, sarebbe già condannata in partenza. Non potrebbe affatto dirsi una dimostrazione ab origine.

    Detto questo, per me, si potrebbe pure dire che la metafisica di ascendenza aristotelico-tomista sia un modo di leggere e di interpretare la realtà: questo non vuol dire che non ci siano modi di leggere e di interpretare la realtà corretti ed altri che non lo sono. E, ammesso che la metafisica di derivazione aristotelico-tomista sia un modo di leggere e di interpretare la realtà, nulla impedisce di affermare che tale interpretazione sia veritiera. Questo implica l'esclusione di altre interpretazioni? Certo. E non si vede quale sia il problema in merito.

    La storia della scienza moderna dagli albori fino ai nostri giorni mostra con sufficiente chiarezza che la verifica sperimentale dell'ipotesi formulata non elimina né la necessità né i margini di interpretazione dei risultati ottenuti. Ma immaginiamo che gli scienziati, a prescindere dalle loro effettive convinzioni filosofiche, agissero senza rispettare i principi primi dell'essere: le loro ipotesi, a monte, e, a valle, le loro interpretazioni sarebbero inconsistenti e non sarebbe possibile nessun discorso scientifico.

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Non abbiamo “implicitamente” la nozione metafisica di essere: la nozione di essere come hai detto è frutto di un’astrazione, e quindi solo a posteriori la riconduci al principio di ogni esperienza e percezione. Solo in virtù di questa interpretazione, a posteriori puoi dire che un giudizio spontaneo non si potrebbe formulare (!) senza questa nozione “implicita e non distinta”. Non sarebbe esatto nemmeno dire che necessita della nozione corrente di “essere” come esistere, visto che sappiamo che il verbo essere non compare nemmeno in tutte le lingue, eppure anche chi usa quelle lingue percepisce ed interpreta il mondo. E in ogni caso la nozione metafisica di “essere” non è l’esistere. Se così fosse avremmo la definizione di “essere”: l’essere è l’esistenza.
    Nel post che hai quotato ti ho detto che qualsiasi ricostruzione dei nostri atti cognitivi è inevitabilmente a posteriori. Pertanto, la posteriorità di tale ricostruzione non è argomento sufficiente a confutarla. Stesso principio si applica alla nozione metafisica di "essere". La riconduzione a posteriori di tale nozione al principio di ogni esperienza e percezione non può non avvenire ex post. Quindi considerare tale riconduzione confutata o messa in dubbio dalla sua posteriorità è un errore.

    Affermare che aliud est (c'è qualcosa) o che res sunt (ci sono delle cose) è un giudizio di esistenza che formuliamo spontaneamente e immediatamente in seguito all'apprensione intellettiva di quanto esprimiamo nel giudizio stesso. Il fatto che io chiami questo giudizio "giudizio di esistenza" non vuol dire che io identifichi totalmente l'essere con l'esistenza o viceversa, ma significa che posso giudicare esistente qualcosa solo se, prima, so che è.

    Buttarla sull'assenza del verbo "essere" in talune lingue è un altro falso argomento, che si concentra unilateralmente sulla forma dell'enunciato (il quale, per quanto possa apparire paradossale, potrebbe addirittura non esserci), trascurando del tutto la materia enunciabile.

    Citazione Originariamente Scritto da Gunthr Visualizza Messaggio
    Se l’accusa era di aver espresso un giudizio sprezzante, la accetto, ma non ritratto: essere tomisti oggi significa rifugiarsi nel proprio piccolo mondo antico, derubricando a errore, o nella migliore delle ipotesi a divagazione, tutte le questioni filosofiche che l’uomo ha posto dopo il tredicesimo secolo, sulla base della propria fede, tenuta ferma come unica incontestabile verità. E questo è dogmatismo, che non ha niente a che fare con la filosofia. Non perché ciò che è nuovo abbia necessariamente più valore del vecchio, ma perché ciò che è nuovo, come ciò che è vecchio, in filosofia non si valuta sulla base delle credenze religiose. Peraltro, se nella filosofia il criterio ultimo di verità può venire dalla religione, allora ogni religione può fornire il suo, e la filosofia può dissolversi nuovamente nel mito.
    Le accuse di "dogmatismo" potrebbero essere seriamente prese in considerazione se chi le lanciasse, quanto meno, non lo facesse dal pulpito di posizioni inconsistenti e contradditorie ma, ciò nonostante, presentate con una stridente assertività che continua a non essere giustificata.
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    "Maledetto l'uomo che confida nell'uomo" (Ger 17, 5).

  9. #8649
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da topquark Visualizza Messaggio
    Le disuguaglianze di Bell hanno portata universale perche sono teoremi.
    Cio che viene violato e' il senso comune di come ci immaginiamo nella testa che la natura debba comportarsi.
    Tutto cio che non funziona come tu pensi lo chiami violazione del pdnc.
    Se un domani le disuguaglianze di Bell venissero smentite, nessun principio logico verrebbe violato. Questo sconvolgerebbe, forse, l'idea che gli studiosi si sono fatti dei fenomeni naturali, ma non s'andrebbe oltre. Come tu stesso hai detto, in linea di principio, qualsiasi conclusione scientifica ha un carattere di provvisorietà.

    Se invece si dicesse che, stante il fatto che in X è realmente insita la possibilità della sua trasformazione in Y, un mutamento da X a Y si verifica senza che qualcosa di esistente faccia sì che tale mutamento avvenga, saremmo di fronte ad un'effettiva violazione del pdnc.

    Derubricare questo ad un capriccio di chi si aspetta che i fenomeni naturali vadano in un modo - l'abitudine di cui parlava Hume - significa non cogliere la portata dell'obiezione.

    Citazione Originariamente Scritto da topquark Visualizza Messaggio
    Non c'e' nulla di tangibile che ci faccia concludere che la mq sia sbagliata, o incompleta, o contraddittoria.

    "è necessario che qualcosa di esistente dia l'esistenza a ciò che ancora non è":
    dimmelo tu cosa di esistente fa decadere uno specifico muone senza postulare variabili nascoste.
    In realtà, una risposta l'avevamo trovata, a suo tempo, con Talk AI. Non t'era piaciuta
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  10. #8650
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    Predefinito Re: Fede o scienza?

    Citazione Originariamente Scritto da topquark Visualizza Messaggio
    quale aspetto o proprieta' di un fotone detta o stabilisce che passera' o non passera' il polarizzatore?

    lo chiedo perche se rispondi sensatamente a questa domanda ti recapitano direttamente da stoccolma il premio nobel per la fisica.
    Se hai seguito il discorso, il punto è che il grado di determinazione della forma (intesa in senso aristotelico) sulla materia negli enti fisici contingenti e corruttibili può essere talmente infimo da indurre quegli stessi enti a reagire in modi diversi alle medesime azioni esterne, pur in presenza delle stesse identiche condizioni.
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